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Chi ben comincia... #65

Chi ben comincia... è la rubrica, creata da Alessia del blog Il profumo dei libri, con la quale vi presento l'incipit di un libro preso a caso dalla mia libreria. Ecco le regole della rubrica:


- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria (io prenderò il libro che ho in lettura, ma voi sentitevi liberi di prendere quello che volete!)
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti

**********

Buongiorno amici lettori!!
Vi prego, ditemi che da qualche parte c'è il sole o è brutto e freddo! Da me sono due giorni che è brutto, pioviccica, ma fa un caldo afoso che ti blocca il fiato! Mi sono stufata di questa mezza roba! Speriamo che per il fine settimana migliora, anche perché devo girare un po' alla ricerca di un nuovo mobile per il bagno, visto che devo cambiare quello che ho. Credo proprio che mi armerò di metro, misure e farò un salto da Ikea, mettendo alla prova il piccolo architetto che è in me.

... immagino non ve ne freghi di meno dei miei problemi di arredamento... Ma si, lasciatemi chiacchierare a vanvera!

Arriviamo al punto del posto e all'incipit della settimana. Sto leggendo in questi giorni il secondo libro di una serie di una giovane scrittrice italiana che mi ha contattata per una recensione, si tratta di Aili. Destini di tenebra di Ilaria Marsili, seguito di Aili. Destini intrecciati. Sono quasi alla fine, quindi tra qualche giorno vi proporrò anche la recensione!


Aprii la porta ed entrai nella stanza. Non c’era un prima. Vedevo solo la mia mano che abbassava la maniglia e poi la camera da letto. Iniziava così. Richiusi piano la porta cercando di non fare rumore. Alla mia destra c’era un grande letto a baldacchino, di quelli che ti aspetteresti di vedere solo in qualche vecchio castello o forse nelle eleganti ville di qualche casata nobiliare. Almeno così credevo. Mi sembrava molto improbabile essere stata dentro a simili edifici. Il caminetto nella stanza era acceso e la fiamma, che scoppiettava allegramente, donava un piacevole tepore all’ambiente. Fuori dalle grandi vetrate, che si aprivano sulla parete opposta, anche se era buio, vedevo che stava nevicando, ma non ne rimasi stupita, lo sapevo già, o meglio, lei lo sapeva. A volte facevo fatica a fare differenza fra lei e me. Anche se vedevo le cose attraverso i suoi occhi e avevo accesso ai suoi sentimenti, le sue reazioni e le mie non sempre coincidevano.
Andai verso il letto. Lui era appoggiato con la schiena su dei morbidi cuscini contro la testiera e aveva un braccio dietro alla testa, mentre con l’altro sorreggeva un libro. Lui. Lui c’era sempre. Non avevo fatto un singolo sogno dove non fosse presente. Mi sorrise e si alzò con il busto posando il volume sul materasso. Appena gli fui abbastanza vicina mi afferrò e mi mandò gambe all’aria, facendomi piombare sul letto. Si girò su se stesso e si mise sopra di me, bloccandomi con il suo peso. Ecco un momento dove le nostre sensazioni divergevano. Io ero agitata, mentre lei rideva, riuscivo a sentire la felicità dentro al suo cuore, eppure non ero capace di esserne partecipe, come se non mi appartenesse e probabilmente era proprio così. Lui mi guardò con i suoi incredibili occhi che sembravano due smeraldi e sentii farsi il vuoto nel mio stomaco. In quel caso le nostre emozioni collimarono, io e lei provavamo esattamente la stessa cosa: eravamo totalmente, completamente, assolutamente ammaliate da lui. Per quanto potesse essere folle sentirsi così per qualcuno che doveva essere solo il frutto della mia immaginazione. L’unica differenza che avvertivo tra di noi era qualcosa a livello del petto, dentro al cuore, un legame di appartenenza, un richiamo, un’attrazione che calamitava lei a lui; riuscivo ad avvertirla e ne ero affascinata, ma in me era assente.
«Perché ci hai messo tanto?», chiese.
«Sono stata trattenuta», mi sentii rispondere, ma non era la mia voce, era quella di lei.
«Ancora qualche settimana, poi non dovremmo più fare queste sortite clandestine dalle nostre stanze», disse chinandosi con il viso verso il mio collo.
Sentii il suo caldo respiro accarezzarmi la pelle, poi le sue labbra che si posavano su di me. Fui attraversata da una scarica elettrica, che partì dal punto esatto in cui la sua bocca mi sfiorò, espandendosi poi a tutte le mie membra.
Risollevò la testa. «Ma devo ammettere che mi piace quando sei tu a venire da me. Vederti arrivare con fare furtivo nella mia camera è piuttosto intrigante». Sorrise in quel modo furbo e conturbante che gli avevo visto fare altre volte, sollevando solo uno degli angoli della bocca.
Risi e lui, facendo scivolare verso il braccio la spallina sottile della mia camicia da notte, si abbassò per baciarmi.
Aprii gli occhi, svegliata dallo scampanio. Avevo il cuore in gola che batteva frenetico e il respiro accelerato. Accidenti che razza di sogno.

Alla prossima
Eliza

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