martedì 27 febbraio 2018

Recensione: Sentimi - Tea Ranno

Buongiorno lettori,
la neve ha imbiancato tutta Italia. Da voi com'è la situazione? Qui qualche spruzzata qua e là ma tutto abbastanza tranquillo per fortuna. 
Tra pioggia e neve febbraio sta finendo con tanti libri letti (vi ricordate che dopo domani c'è il recap mensile vero?) e oggi vi propongo la recensione di una novità Frassinelli in uscita proprio oggi, Sentimi di Tea Ranno.

Sentimi
di Tea Ranno
Frassinelli | Romanzo | 228 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €17,50
27 febbraio 2018 | scheda Frassinelli

TRAMA
Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.

"Cento voci e una storia"

Ammetto di aver avuto non poche difficoltà nel recensire questo libro e soprattutto nel dargli un voto. La difficoltà nasce dall'essere un libro molto intenso, che non ti molla neanche per un secondo, che come in una sorta di corsa ti trascina da una storia all'altra senza darti la possibilità di farti riprendere fiato. 

La protagonista senza nome è una scrittrice e sta tornando nel paese siciliano in cui è cresciuta. All'improvviso una nebbia strana, a tratti più densa a tratti più velata, la avvolge e le voci di tante donne le rivolgono la parola. Sono mogli, madri, figlie, monache, usuraie, amanti, tutte le donne che hanno vissuto in quel paese e che in un modo o nell'altro sono morte. Ognuna racconta la sua storia alla scrittrice affinché possa parlarne al mondo e far sapere cosa ne fu di se. Ad unire tutti i racconti è la storia di Adele, figlia del tradimento e vittima dell'onore macchiato che Rosario vuole ristabilire. 

Sentimi è la parola chiave, la parola che da inizio ad ogni storia raccontata,  a volte sussurrata, a volte urlata, detta con prepotenza o dolcezza, come a voler essere parola d'ordine per avere il diritto a raccontare di se. E dopo averla pronunciata le anime delle donne si confessano, si raccontano. 

"Sentimi", s'intromise un'altra, "ora tu la scrivi quella che fu la vita nostra, perché si sappia che la vita ci scavò e ci tagliò e però non ci abbattè,  perché femmine di ferro fummo, e di fuoco, e come ci fu dato di amare così ci fu dato di morire..."

Chi fu peccatrice, chi vittima, chi carnefice, sono storie tragiche fatte di morte e dolore ma anche di amore. C'è chi si giustifica, chi incolpa, chi si confessa, chi accusa, ma tutte portano un pesante fardello che in vita non sono riuscite a far conoscere e che ora invece cercano di raccontare alla scrittrice, che come una novella Dante promette alla dannate di raccontare le loro storie, di redimere le loro anime, di ricordarle ai loro cari ancora in vita. Non è un caso che abbia fatto un riferimento al Sommo poeta, perché questo è questo romanzo, una lunga discesa infernale, un errare girone dopo girone tra le anime che ebbero effettiva colpa e anime che vennero accusate ingiustamente, anime, tutte, che anche da morte, pagano per ciò che a loro successe, chi dilaniata nelle carni, chi priva di scarpe, chi gocciolante sangue come se ne macchiò in vita. 

Le loro storie sono tante e dolorose, storie di violenza in cui la donna, in un modo o nell'altro diventa vittima. Impossibile non avvertire il senso di ingiustizia, ma anche di ribellione, trovare accenni in quello che sempre più spesso sentiamo su giornali e telegiornali, impossibile ignorare quella distesa di scarpe che la nostra scrittrice si trova a cercare di recuperare, come a voler salvare le anime che la circondano, che la accarezzano o la turbano. 

E poi ci sono quei cani, che arrivano dalle colline, che invadono il paese e spaventano. Cani selvaggi, randagi... cosa sono quei cani? Ti pare di sentirli, mentre leggi, i loro latrati, i loro ringhi... Mi hanno dato l'idea di essere la parte più selvaggia e animale della storia, anzi delle storie, sono quegli uomini passati che con rabbia e bramosia uccisero e lacerarono queste donne, le perseguitano, infusero in loro la paura e il dolore. Ma sono anche l'invidia e il pregiudizio (maschile e femminile, sia chiaro) che hanno perseguitato queste anime perdute e che in questa notte di nebbia cercano di strappare il loro posto nel racconto. 

Sentimi è un romanzo forte, potente, che deve essere letto con un'occhio all'attualità anche se nella storia sembra quasi di essere in un non tempo. E' un romanzo fortemente radicato nelle origini siciliane dell'autrice, in cui il dialetto è presente. A differenza di quello che potrebbe accadere a molti a me no ha dato fastidio perché è necessario, dà carattere, dà autenticità e dà quella forza in più alle storie raccontate. 
Quello che mi ha un po' frenato è stata l'omogeneità del racconto. Non è piatto, proprio grazie alla forza di queste donne, ma non ha picchi. E' una lunga catena di racconti, senza un finale particolare e questo... non so... non mi ha dato quel qualcosa in più che mi sarei aspettata da una storia così forte.

Alla prossima





credits immagini:
@www.labibliotecadieliza.com
@Patrizia Mezzogori 

lunedì 26 febbraio 2018

Recensione: Un ragazzo normale - Lorenzo Marone

Buongiorno lettori,
e buon inizio settimana.
Anche oggi recensione e anche oggi un libro uscito da pochissimo. Vi parlerò, infatti, di Un ragazzo normale di Lorenzo Marone, uscito per Feltrinelli giovedì scorso.

Un ragazzo normale
di Lorenzo Marone
Feltrinelli | I narratori | 283 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,50
22 febbraio 2018 | scheda Feltrinelli

TRAMA
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karaté Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l'anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spider-Man e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Moria, la tartaruga che vive sul terrazzo all'ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un'agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de "Il Mattino" che cadrà vittima della camorra proprio quell'anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l'importanza dell'amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma le persone speciali e le loro piccole, grandi azioni non muoiono mai e sono come il mare: luccicano in eterno.

"Perciò sono tornato, per vedere se ne è rimasta un po', perché di magia c'è sempre bisogno: ti permette di non credere troppo al mondo là fuori, che ci mette un attimo a sbiadirti l'anima."
Quando un autore diventa una costante nella tua vita di lettrice risulta sempre difficile pensare al libro dopo. Sarà bello? Mi piacerà? Mi ricorderà quelli precedenti? Dopo aver conosciuto Cesare, Erri e Luce incontrare Mimì è stato per me strano. Lorenzo Marone ci racconta un romanzo tramite lo  sguardo di un bambino, un dodicenne, e nulla ci sarebbe di particolare se non che Mimì è un ragazzino molto sui generis. Parla come un novello Leopardi, ama le collezioni, cita i suoi autori preferiti e al calcio preferisce fare esperimenti. Ma Mimì è anche un dodicenne come tutti gli altri, nel pieno degli anni della crescita, di quelli in cui il primo amore sembra essere l'unico e lei la donna della tua vita, in cui la curiosità di scoprire e sperimentare è più forte giorno dopo giorno, e l'avere un migliore amico con cui condividere le lunghe giornate estive diventa una necessità impellente. Noi incontriamo Mimì nel 1985, l'anno della grande nevicata, di Maradona al Napoli, l'anno di Giancarlo Siani. 

Ho iniziato questo libro notando sin da subito qualcosa di diverso, come se lo scrittore si fosse meno scervellato nel delineare Mimì e la sua storia rispetto alle vicende dei libri precedenti. Insomma, un libro più di pancia e di cuore. E Mimì, in effetti, è un protagonista che non può che cogliere di sorpresa. Cresce in una famiglia semplice, al limite della povertà, ma che riesce in un modo o nell'altro a non fargli mancare nulla, nemmeno quell'amore e quel calore che spesso ai suoi pochi amici manca. Ho fin da subito avuto l'idea che Mimì sia un ragazzino che non possa esistere realmente, o meglio che si spera sia da qualche parte ma che in fondo in natura non possa spuntare fuori, soprattutto con quel suo linguaggio d'altri tempi, incomprensibile a parenti e amici, che lo fa sembrare un alieno nella strada in cui vive, un piccolo mondo a se stante. Se da un lato il suo personaggio mi ha colpito per dolcezza e sensibilità, per il suo essere atipico e curioso, dall'altro non sono riuscita ad immaginarmelo veramente, o meglio, ad immaginarmelo così come veniva descritto. Alla maglietta e ai jeans della bancarella la mia mente di lettrice sostituiva cravattino e pantaloni beige, un piccolo giovane vecchietto pronto a dare una lezione sul canis familiaris o sulle costellazioni. Mimì, però, mi è piaciuto proprio per la sua irrealtà, per il suo essere diverso da chiunque altro e anche un po' per la sua testardaggine nell'esserlo. 

credits: napoli.repubblica.it

Passiamo alla storia. Il cuore del racconto è l'estate del 1985, un'estate calda a Napoli, in cui il nostro Mimì scopre per la prima volta l'amore per Viola e in cui cerca di passare le sue giornate con l'amico Sasà. In realtà non abbiamo un vero e proprio racconto unico, ma una serie di piccoli fatti ed eventi che si concentrano per arrivare al finale, a quel Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino che abita nello stesso palazzo di Mimì e che diventa per il ragazzino un eroe. Siani nei suoi articoli denuncia la camorra, come può non essere un eroe lui che combatte i cattivi e difende i deboli? Agli occhi del piccolo Mimì non c'è niente di più nobile. Ma Giancarlo Siani è in tutto il romanzo una figura un po' troppo evanescente, che arriva e parte nella sua Citroen Mehari, senza dare, tranne nelle ultime pagine, un vero segno nel racconto. Non so se il succo del romanzo fosse quello di raccontare la storia del giornalista non usandolo come protagonista o se, viceversa, l'idea fosse quella di raccontare la storia di Mimì avendo però comunque l'idea di fare un omaggio alla memoria di un giornalista giovane che ha dato la vita per ciò in cui credeva. Non lo so, sta di fatto che questa frammentarietà del racconto e le sue continue divagazioni poco mi sono andate a genio. Ho sentito proprio la mancanza di una storia unica, compatta, con un finale forte, proprio quei finali a cui lo scrittore ci ha abituato.
Il romanzo non mi è dispiaciuto, anzi, Mimì e lo stile di Marone mi hanno accolta e accompagnata, eppure... si c'è un eppure... mi è mancata la storia e soprattutto un finale ad effetto, un finale di quelli che ti lasciano lì a fissare l'ultima pagina.

Alla prossima



sabato 24 febbraio 2018

In Agenda a Marzo 2018


Buon sabato lettori,
so che di solito il sabato non pubblico niente ma questi sono stati giorni di grandi uscite e di recensioni e per farci stare tutto (e mica è finita qui!) ho dovuto mettere la rubrica In Agenda proprio oggi. 
Marzo è alle porte e con lui Tempo di Libri! Eh si qui bisogna iniziare a parlarne e ad organizzarsi. I biglietti del treno sono pronti da almeno un mese, l'accesso alla Fiera mi aspetta nel cassetto pronto per essere sventolato. Quest'anno sarò in Fiera, insieme a Laura, alla Bacci, a Cristina di Leggere in silenzio, a Chiara di La lettrice sulle nuvole e a tante altre blogger (Dolci!! Chicca!! Oddio, qui faccio brutta figura che dimentico qualcuno... meglio glissare) venerdì pomeriggio, tutto sabato (magari mattina veniamo con calma) e tutta domenica. Andremo a vedere diversi incontri (poi magari pubblico l'elenco su Facebook) e saremo in giro a curiosare. Saremo tante e chiacchierone, non che munite di libri, pizza e di una lampada (lunga storia, non chiedete), credo sarà impossibile non notarci, quindi se ci vedete (avremo evidenti segni di riconoscimento) fermateci per un saluto. 
Ma passiamo alla rubrica delle prossime uscite, così vedrò cosa comprare a Tempo di Libri (qualcuno ha detto "ricorda la valigia"??... No?? Ooookkk).


Le spose sepolte
Marilù Oliva 
HarperCollins | 384 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €17,00
1 marzo 2018 | scheda Amazon

Trama
Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l'altro, i loro corpi vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l'assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell'Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un'azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l'innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita...


Uno di noi sta mentendo
Karen M. McManus
Mondadori | Chrysalide | 300 pagine
ebook €7,99 | cartaceo €15,00
6 marzo 2018 | scheda Mondadori

Trama
"Era una bugia che raccontavo perché era più facile della verità. E perché un po' ci credevo. So cosa significa raccontarsi una bugia così tante volte da farla diventare realtà. Ma la verità viene sempre fuori. Prima o poi." Cinque studenti sono costretti a trascorrere un'interminabile ora di punizione nella stessa aula. Bronwyn, occhiali e capelli raccolti da studentessa modello, non ha mai infranto le regole in vita sua e vive per essere ammessa a un'università prestigiosa e rendere fieri i suoi genitori. Nate, capelli scuri disordinati e un giubbino di pelle malandato, è in libertà vigilata per spaccio di erba e sembra a un passo dall'andare completamente alla deriva. Cooper, il ragazzo d'oro con cui tutte vorrebbero stare, è la star della scuola e sogna l'ingaggio in una grande squadra di baseball. Addy, una chioma di folti ricci biondi e un viso grazioso a forma di cuore, sta cercando di tenere insieme i pezzi della sua vita perfetta. Infine Simon, l'emarginato, lo strano, che, per prendersi la sua rivincita su chi lo ha sempre trattato male, si è inventato una app che rivela ogni settimana dettagli piccanti della vita privata degli studenti. Pur conoscendosi da anni, non possono certo definirsi amici. Qualcosa li unisce, però. Nessuno di loro è davvero e fino in fondo come appare. Ognuno di loro dietro alla facciata "pubblica" nasconde molto altro, un mondo di fragilità, insicurezze e paure, ma anche di segreti piccoli e grandi di cui nessuno, o quasi, è a conoscenza. Da quell'aula solo in quattro usciranno vivi. All'improvviso e senza apparente motivo, Simon cade a terra davanti ai compagni e muore. Non appena si capisce che quella che sembrava una morte dovuta a un improvviso malore in realtà è un omicidio, il mondo di Bronwyn, Nate, Cooper e Addy inizia a vacillare. E crolla definitivamente quando la polizia scopre che i protagonisti di un ultimo post mai pubblicato di Simon sono proprio loro. In men che non si dica, i quattro ragazzi da semplici testimoni diventano i principali indagati dell'omicidio...


Una vita da libraio
Shaun Bythell
Einaudi | Stile Libero Extra | 339 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
6 marzo 2018 | scheda Amazon

Trama
Si può avere una vita avventurosa anche seduti su uno sgabello.

Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell'usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be', piú o meno…

Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l'anticipo dell'edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.


Fai piano quando torni
Silvia Truzzi
Longanesi | La Gaja scienza | 300 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,40
8 marzo 2018 | scheda Longanesi

Trama
Margherita ha 34 anni, è bella, ricca e ha un lavoro che ama, ma è disperatamente incapace di superare sia la scomparsa dell'adorato papà, morto all'improvviso otto anni prima, sia l'abbandono del fidanzato che l'ha lasciata senza troppe spiegazioni. La signora Anna ha 76 anni e si è rotta un femore, ma questa è la sola cosa che ha in comune con le sue coetanee: nata poverissima, venduta come sguattera a nove anni, ha trascorso la vita in compagnia di un marito gretto e di una figlia meschina, eppure comunica un'energia e una gioia di vivere straordinarie. Il segreto della sua leggerezza è un innamorato con cui si scambia appassionate lettere da cinquant'anni. I loro mondi sono distantissimi: non fossero state costrette a condividere la stessa stanza in un reparto di ortopedia, non si sarebbero mai rivolte la parola. Ma dopo i primi tempestosi scontri tra una seduta di riabilitazione e l'altra, fuori dall'ospedale nasce un'improbabile amicizia che indicherà a entrambe la strada per un'insperata salvezza.


Non si uccide per amore
Rosa Teruzzi
Sonzogno | 176 pagine
ebook € | cartaceo €14,00
29 marzo 2018 | scheda Sonzogno

Trama
Un foglietto, ormai ingiallito, trovato in una vecchia giacca nel fondo di un armadio, riporta la memoria di Libera, la fioraia del Giambellino, all'episodio più doloroso della propria vita. Quella giacca è di suo marito, ucciso vent'anni prima senza che sia mai stato trovato il colpevole, e quel biglietto sembra scritto da una donna. Dopo essersi improvvisata detective, nei romanzi precedenti, per risolvere i casi degli altri, questa volta Libera trova il coraggio per rivangare le vicende di quel suo passato. Con l'aiuto della madre bizzarra e di una giovane cronista di nera, e nonostante la vana opposizione della figlia poliziotta, si spingerà fino in Calabria per guardare in faccia l'amara verità.

Alla prossima


venerdì 23 febbraio 2018

Recensione: Uomini che restano - Sara Rattaro

Buongiorno lettori!
Oggi in teoria vi avrei dovuto intrattenere con una nuova puntata di In Agenda. Mi spiace, non ci sarà. Cioè lei poverina, la rubrica, è già lì bella che pronta per dirci che spenderemo sicuramente un sacco di soldi pure a marzo, ma non la troverete oggi, sarà online domani. Questo perché ieri, in un pomeriggio, ho letteralmente divorato (cioè... non letteralmente... il libro è ancora sulla scrivania, deve venire con me a Tempo di Libri per essere autografato!) il nuovo libro di Sara Rattaro, Uomini che restano e non potevo non parlarvene subito!! Un grazie enorme all'ufficio stampa Sperling per la copia... e la pazienza!

Uomini che restano
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer | Pandora | 250 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,90
13 febbraio 2018 | scheda Sperling & Kupfer
TRAMA
All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà.

"Non esiste una sola verità, ne esistono tante versioni. Dipende da cosa sappiamo, da quello che riusciamo a vedere e da quello che abbiamo voglia di ascoltare."
Avete presente quando leggete un autore o una serie che avete tanto amato? Certo, non vedete l'ora di ritrovarli ma in fondo sapete già cosa aspettarvi. 
E' il quarto libro che leggo di Sara (mi permetto di chiamarla per nome, l'ho conosciuta e posso dire quanto sia una bella persona) e ogni volta mi stupisce. Mi stupisce il modo semplice e delicato in cui ti fa scorrere le parole addosso, in cui le fa entrare nel tuo cuore e nella tua anima e in cui poi scatena il tutto: dolore, amore, paura, sogno. Uomini che restano non è stata solo una conferma. So che Sara ha una voce tutta sua nel panorama letterario italiano, se tendente le orecchie e aguzzate la vista la riconoscerete tra mille. Questo libro è stato qualcosa di più e di diverso al contempo. E' un libro in cui si sente molto Sara, nell'ironia pungente di Valeria, nella passione di Fosca. E' un libro in cui tutto sembra perduto, in cui il dolore sembra farla da padrone e in cui invece presto scopri come la risalita sia in vista, in cui la vita è in realtà solo all'inizio, pronta a sconvolgerti e a stupirti. 
Donne lasciate, donne malate da un parte, uomini soli, confusi ma anche stronzi e vigliacchi dall'altra. Uniti però da un unico comune denominatore, la scelta. Chi sceglie di scappare, chi di combattere, chi di rivelarsi, chi di capire. Valeria e Fosca sono due donne a cui la vita ha dato non tutto ma tanto e a cui, in una manciata di minuti, ha tolto, non tutto ma tanto. La confusione e la mancanza sono all'inizio ovunque. Si conoscono per caso su un tetto di Genova e presto scatta qualcosa, come un riconoscersi nella difficoltà e nel dolore, nel momento in cui il loro ruolo di donna, moglie e compagna viene messo in dubbio e alla prova. 
E poi scatta la paura, quella vera, quella di amare e di essere riamati e non avere abbastanza tempo, la paura di fidarsi ancora, di non essere stata la persona giusta per 10 anni. E' qualcosa di strano, che ti scava dentro e si annida e che nel momento opportuno scatta fuori e ti fa allontanare. Valeria non ha paura per se stessa, ma di far soffrire chi le offre il suo amore. Ma cosa può dare lei? E soprattutto per quanto? Fosca ha paura di riprovare ad essere felice e di scoprire una se stessa diversa, nuova.
Come avrete capito i libri di Sara danno tanto al lettore, emozioni che si accavallano da quante sono, che non ti possono lasciare indifferente. Storie di donne comuni che acquistano sempre qualcosa di straordinario. Sono storie che non puoi lasciare lì ad aspettarti sul comodino, che devi leggere e finire perché lo senti quasi come fosse una necessità, come se fino alla fine ti mancasse l'aria. Sara è una conferma, la mia conferma, un'amica che aspetti e che quando ritrovi ti fa sentire felice. E questo libro dà tanto, come fosse una piccola lezione sulla vita, certo, ma anche e soprattutto sul dolore, sulla paura e sull'imparare a riscoprirsi e riamarsi, che tu sia stata lasciata, che tua sia malata, che tu ti sia nascosto per tanti anni.

Alla prossima


giovedì 22 febbraio 2018

Recensione: La cena dei segreti - Care Santos

Buongiorno lettori,
anche oggi piove. Sono due giorni che non ha praticamente mai smesso. Anzi ha pure tentato di nevicare. 
Su Facebook vi avevo anticipato una settimana ricca. Infatti anche oggi vi parlerò di un bel libro. Ma non finisce qui, anche nei prossimi giorni vi terrò compagnia con alcune recensioni di libri appena usciti. Inoltre tante cose stanno bollendo in pentola e se una in particolare andrà a buon fine io sarò tanto tanto felice. Per ora... acqua in bocca! 
Passiamo al libro di oggi. Vi parlerò de La cena dei segreti di Care Santos, ringrazio la Salani per la copia....

La cena dei segreti
di Care Santos
Salani | Romanzo | 359 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
15 febbraio 2018 | scheda Salani

TRAMA
Nel cuore dell'estate del 1950 cinque compagne di collegio giocano per l'ultima volta a Obbligo o verità. Due di loro, Marta e Olga, stanno per cominciare una nuova vita fuori dall'istituto. È un'occasione speciale e le ragazze sono emozionate, ma non si aspettano che un pegno troppo crudele finirà per segnare le loro esistenze per sempre. Le amiche si perdono di vista e prendono strade diverse, ognuna con le sue frustrazioni e le sue rivincite. Sono passati trent'anni - Marta è diventata una famosa autrice di libri di cucina, Olga è dimagrita ma si annoia ancora, Nina ha un nuovo misterioso fidanzato, Lola è incinta e ha appena perso suo marito, Julia è stata eletta deputata - e per loro è giunto il momento di fare i conti con i ricordi e le colpe che si portano dentro da troppo tempo. Si danno appuntamento a cena al Media vida, il ristorante di Marta, e tra una portata e l'altra decidono di giocare ancora una volta al gioco dei pegni: ognuna dovrà porre alle altre una domanda a cui non ci si può rifiutare di rispondere. Ma Julia - che quella notte d'estate ha pagato il prezzo più alto - ha fatto annunciare dalla sua segretaria di essere in ritardo. Le loro risposte portano alla luce segreti del passato e del presente che si intrecciano in maniera sorprendente in attesa dell'ultimo racconto, quello di Julia, l'unico che potrà chiudere il cerchio e 'mettere ordine nei cassetti del passato'. Attraverso le voci di cinque personaggi femminili nell'arco di trent'anni Care Santos ritrae un'intera generazione di donne alle prese con la costruzione del proprio futuro in un momento in cui l'ipocrisia e la rigidità della società si scontrano con una nuova visione dell'amicizia, della libertà e dell'amore.

"Dovettero tacere per pensare alla velocità della vita. La lenta vita di Lola, le loro. Vite lente che accelerano all'improvviso. Vite veloci che si fermano. Vite ferme o con un'accelerazione uniforme. Com'era la propria? Quella di ognuna di loro? Esistono vite con un ritmo uniforme in cui tutto accade quando deve accadere?"
Una notte e cinque amiche, cinque compagne di collegio costrette dalle assenze dei genitori a crescere da sole presso le suore. Marta, Olga, Lolita, Nina e Julia sono amiche e complici, ma a 13 anni c'è in loro anche quel pizzico di crudeltà che spesso si trova nei più giovani. Non è voglia di fare del male e più bramosia di essere superiori. E' così che quella fatidica notte tutto cambia, a causa di un gioco. 30 anni dopo la vita vuota e fasulla di Olga la spinge a ricercare le amiche, sorella compresa, per organizzare una cena e ritrovarsi. Le sorprese non saranno poche: Marta è sull'orlo del divorzio, Lola è incinta di nove mesi, Nina ha un nuovo fidanzato e Julia è deputata. Ma nuovamente in una notte rivivranno il loro passato e scopriranno cosa è successo 30 anni prima.

Quello della Santos è un romanzo corale al femminile, un romanzo in cui non è semplice entrare all'inizio anche a causa dei capitoli piuttosto lunghi, ma che poi si mostra presto essere qualcosa di più. Ci parla non solo delle sue protagoniste ma anche di una generazione e di un paese, la Spagna franchista, della condizione della donna, della lotta politica.
Attraverso la vita non facile di queste cinque donne vediamo le vari condizioni sociali del periodo. Olga è moglie e madre che si è creata una posizione sociale tramite un matrimonio di interesse a discapito di un amore appena abbozzato. Ma cosa le rimane poi? Un marito che non ama, una casa bella e vuota priva dei figli ormai grandi, un circolo del tennis a cui si iscrive solo per prendere il sole e essere abbordata dagli insegnanti di tennis (che per altro non se la filano). Marta, sua sorella, ha messo da parte tutti i suoi sogni a causa di un marito che ora la sta lasciando per un'altra e cerca di riprendersi un poco di ciò che ha perso. Lola è incinta e vedova, mentre Nina è esplosa in tutta al sua sensualità e la sua esuberanza, felice della sua nuova relazione. Resta Julia, la vera incognita, di lei poco sanno dopo quella notte di 30 anni prima, solo che è una deputata, una donna coraggiosa che durante la rivoluzione non si è fatta mettere i piedi in testa. Sullo sfondo abbiamo una Barcellona che ancora risente del periodo della dittatura. I silenzi, la polizia, la paura sembrano ancora aleggiare nell'aria. Il mondo sta cambiando, lo sentiamo in tutto il romanzo. Si capisce come le protagoniste stiano passando un periodo di transizione personale e civile. Alla tv Carlo e Diana si sposano e si dichiarano amore eterno e in parlamento proprio Julia spinge per l'approvazione della legge sul divorzio. Pochi anni prima i Beatles con difficoltà sono riusciti ad esibirsi in Spagna sotto la nomea di fricchettoni e capelloni, mentre ora grandi cambiamenti si stanno attivando. Tutta questa somma di informazioni mi ha dato un qualcosa in più, ha reso il romanzo più ricco e me lo ha fatto veramente apprezzare. E' una fase storica, un mondo che in realtà conosciamo poco, così vicino ma anche così lontano, e scoprirlo attraverso i piccoli eventi di queste 5 donne lo rende più concreto.

C'è poi la parte più propria del romanzo. Un mistero che non è proprio un mistero ma che riesce a creare una catena che collega le cinque protagoniste con in vari personaggi del loro passato, le suore paoline che le ospitavano, Vicenç, Ramona. Niente che non si possa intuire ma che comunque riesce a catturare l'attenzione e a tenerla desta. Anche se, sinceramente, forse è l'aspetto che meno si apprezza. E' il contorno, l'ambientazione, la Storia che la fanno da padrone.

Della Santos non ho mai letto nulla. Ha uno stile che solitamente non mi piace, soprattutto per quei capitoli lunghi lunghi che mi sembra sempre di trascinarmi per ore. Tuttavia la storia scorre, il romanzo si legge bene e io l'ho divorato in realtà poco tempo.

Alla prossima



mercoledì 21 febbraio 2018

[Questa volta leggo...] Di rabbia e di vento - Alessandro Robecchi

Buongiorno lettori!
Oggi non vi propongo solo una nuova recensione ma anche un nuovo progetto che con un bel gruppetto di blogger, capitanate da Chiara La lettrice sulle nuvole, Dolci de Le mie ossessioni librose e Laura La Libridinosa, abbiamo deciso di avviare. Si tratta di Questa volta leggo, una rubrica itinerante, a cadenza mensile. Ogni blog proporrà ogni mese la recensione di un libro seguendo un argomento comune. Come al solito fare è meglio che spiegare. Per il mese di febbraio abbiamo scelto come argomento comune:

Un libro che ci hanno regalato a Natale

E qui sono stata proprio fortunata perché a Natale mi hanno regalato il terzo libro di Alessandro Robecchi Di rabbia e di vento....

Di rabbia. dei vento
di Alessandro Robecchi
Sellerio | La memoria | 407 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €15,00
3 marzo 2016 | scheda Sellerio

TRAMA
Un concessionario di macchine di lusso freddato nel suo salone. Una escort "morta male", torturata fino alla fine, nel suo studio del centro cittadino più opulento. Un "morto" che viene a riprendersi un tesoro. Una donna che sembra vissuta più volte. Un passato cattivo che ritorna e lascia misteriosi indizi sulla pista. E in esso la polizia cerca risposte a domande che appaiono impossibili. Mentre un vento insopportabile stranamente inquieta l'inverno delle strade. Stavolta Carlo Monterossi, il detective per caso della nuova Milano nera vividamente dipinta da Alessandro Robecchi, è un detective per rabbia. Lo tormenta un senso di responsabilità, benché involontaria, nel delitto; ma soprattutto, con Anna - così si chiamava la bella di via Borgonuovo - aveva vissuto un momento di sincerità totale, di quelli che chiariscono l'anima al pari di un'amicizia duratura. Il suo debito di verità e giustizia, per una volta, si incontra con un paio di poliziotti che condividono la stessa tenerezza verso una vittima che sporge sulla coscienza come fantasma gentile: "Se troviamo chi ti ha fatto male te ne vai, vero, signorina?". E verrà alla luce qualcosa che stride brutalmente con la vita da autore di reality televisivi che dà a Carlo fama e soldi.


E' una storia di gente sola, pensa. Solo lui, che gira per la città intossicato dalla rabbia, sola quell'Anna che aveva per compagnia le altre sue vite e basta, sola quella Serena, spaventata. Dove cazzo sono finiti tutti? Ehi, c'è qualcuno? O siamo tutti qui a fare. botte da soli, e prenderle, tra l'altro.

E così sono arrivata al terzo libro della serie dedicata a Carlo Monterossi. Sapete il problema delle serie vero? Belle all'inizio, poi l'interesse cala anche perché spesso gli autori un pochino si siedono e sembra quasi facciano il compitino, giusto per stiracchiare un altro po' la storia e accontentare i lettori. Tutto questo non mi sta accadendo con Robecchi. Anzi vi dirò, questo terzo libro è qualcosa di diverso, non di più bello o di meno bello, solo diverso. Come se fosse un libro più personale o più sentito. Un libro in cui Carlo Monterossi, autore televisivo pentito, inizia a fare il punto della situazione sulla sua vita e immancabilmente si trova invischiato in un nuovo delitto, in una nuova indagine. Carlo è l'incarnazione del mantra "Non sono io che vado a cercare i guai, sono i guai che cercano me" e questa volta il guaio è grosso. Una serata malinconica, una ragazza bella e affascinante che lo avvicina, la musica di Leonard Cohen. Il giorno dopo però la ragazza, Anna, escort di lusso viene trovata morta, dopo essere stata torturata. Poco lontano, in una Milano sferzata dal vento, un venditore di auto di lusso viene ucciso. Stessa pistola per entrambi i delitti. Il collegamento?

Come vi dicevo questo romanzo ha qualcosa di diverso rispetto i precedenti, qualcosa che mi sa di più personale, di meno scritto e più sentito. Robecchi ci propone una storia al contempo malinconica e ironica, mentre sullo sfondo scorre una Milano colpita da giorni dal freddo e soprattutto dal vento, un vento che colpisce e urla, che spinge e frena, un po' come se anche lui sentisse che nella storia di Anna qualcosa non torna, che dietro quella bella ragazza vestita in modo sofisticato ci sia molto di più.

"C'è ancora vento, fuori?", chiese Ghezzi.
"Si", dice Carlo.
"Che strano, il vento a Milano".

E una volta che è coinvolto come persona informata dei fatti cosa volete che faccia Carlo? Ci si butta a capofitto in questa indagine, creando una vera e propria squadra investigativa... ecco, forse un tantinello strana visto che è composta da lui, dal fidato Oscar, dal camaleontico Ghezzi in aspettativa per convalescenza e dall'uomo delle pulizie della vittima. Ma per Carlo questo caso pare essere diverso, se non altro per quella rabbia che cova dentro, giorno dopo giorno, e cresce e lo spinge ad indagare, a capire, lo spinge a capire chi era veramente Anna e se in fondo è anche colpa sua quello che le è successo. Insomma, l'autore ci propone un protagonista più introspettivo, quasi fosse una naturale reazione al suo lavoro nella " Grande Fabbrica della Merda", là dove vende storielle assurde e stomachevoli ad un pubblico che non chiede altro. Come avrete capito anche in questo terzo capitolo i riferimenti più o meno velati alla vera Milano e alla vera società che la popola non mancano; anzi, qui Robecchi ci da dentro e la sua critica non risparmia nessuno, dalla star televisiva che campa sul marcio che la tv tira fuori dalla gente comune ( e anche un po' in faccia), all'assessore che urla ai quattro venti la necessità di una restaurazione dei valori morali e che poi viene pizzicato con le mani nella marmellata, ovvero in un bisca clandestina, pieno di debiti con gli strozzini. Della serie, cambiano i nomi ma le facce quelle sono e pure i peccatucci.
Oramai l'avrete capito, mi sono appassionata allo stile di Robecchi e mi sono affezionata a Carlo. Ora sono curiosa, curiosa di vedere se mai lascerà la tv, se Kathrina riuscirà a convincere la Madonna a fare il miracolo di trovargli "una brava ragazza", di scoprire qualcosa di più su Oscar e quali nuovi travestimenti scoverà Ghezzi.

Prima di lasciarvi vi metto qui di seguito il, calendario completo di febbraio di Questa volta leggo, in modo da non perdervi neanche un nuovo appuntamento o magari recuperare quelli passati. La rubrica tornerà a marzo con un nuovo argomento!



Alla prossima



lunedì 19 febbraio 2018

Recensione: Il bistrò dei libri e dei sogni - Rossella Calabrò

Buongiorno lettori,
iniziamo un nuova settimana sotto la pioggia. Qui è da ieri mattina presto che diluvia e naturalmente io ne ho approfittato per abbracciare un termosifone e finire di leggere Il bistrò dei libri e dei sogni di Rossella Calabrò

Il bistrò dei libri e dei sogni
di Rossella Calabrò
Sperling & Kupfer | Pandora | 252 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,90
6 febbraio 2018 | scheda Sperling & Kupfer

TRAMA
Nel cuore di Milano c'è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l'aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant'anni da un po' e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall'animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l'eccentrico e affascinante insegnante. Alto, dinoccolato, occhi azzurri, viso scarno e capelli folti, appena brizzolati, e l'aria di chi ha sempre occupato posti di comando e che ora ha scoperto la meraviglia di perdersi in un sorso di cioccolata calda, accoccolato in una poltroncina anni Venti di un bistrò. Cinque bizzarri quanto speciali protagonisti, ognuno alla ricerca del proprio sogno tra le pagine di un libro. Perché i libri, si sa, sono degli incredibili, splendidi, stupefacenti contenitori di sogni: i sogni di chi li scrive, e i sogni di chi li legge.

"Avevo un sogno. Però i sogni vanno un po' aiutati: a volte da soli non ce la fanno, sono debolucci, cagionevoli, anche pigri e appesantiti e indolenti, diciamolo, e non hanno la forza di farsi strada per trasformarsi in realtà. Cosa facciamo oggi, ci realizziamo? dice uno. Naaa, facciamo domani, oggi non è giornata."

C'era una volta in una città del nord un piccolo bistrò, un luogo nato dalla volontà di unire una buona clientela alla passione per i libri. Dentro al bistrò c'era Petra, la sua proprietaria, una quarantenne disillusa dagli uomini, che ha occhi solo per il figlio Lorenzo e il cuore solo nel suo locale. Ogni giovedì nel locale di Petra si tiene un corso di Scrittura Creativa a cui partecipano, oltre a Petra, Armando, Linda, Blanche e Dylan, l'insegnante. E ogni giovedì Dylan insegna ai suoi alunni la magia di sentire i libri.

Non stupitevi del tono da fiaba che ho usato perché questo libro parte proprio come tale. E' il primo libro della Calabrò che leggo (e mi hanno già bacchettato a tal proposito) e credo di essere partita da quello un pochino più particolare, perché leggi le prime 50 pagine e senti quasi di essere entrata in un mondo parallelo, un luogo in cui la magia è possibile. I sogni del titolo non sono solo quelli dei protagonisti ma sono anche quelli in cui il lettore si trova immerso, una storia a tratti sopra le righe (ma in senso positivo), onirica, che per atmosfera e resa mi ha ricordato il libro di Alessandro Barbaglia (citato nel libro stesso). Come ne La locanda dell'ultima solitudine anche qui il lettore si trova davanti a racconti a volte bizzarri, strani, ma anche affascinanti e coinvolgenti. Petra e il suo bistrò ti chiudono in una bolla e ti accompagnano a scoprire cosa ne sarà dei cinque habitué del corso, chiudendo fuori il resto del mondo, la realtà.
@pinterest

Cinque protagonisti, cinque storie diverse e particolari, che colpiscono ognuna a modo suo. A farla da padrone è senza dubbio Armando, questo novantenne, ex chirurgo con l'animo del ballerino da musical, che nasconde in fondo all'armadio una parrucca e sogna di poter comprare delle lucenti scarpette da tip tap. Blanche invece è bionda bionda, con i boccoli, termina tutte le sue frasi con un punto esclamativo, è frizzante, briosa e alla carriera da architetta ha preferito quella da imbianchino, raccontando le store ai muri mentre li riveste dei colori che essi stessi le suggeriscono. Linda sembra il personaggio più concreto, quello che crea qualcosa e che, con le sue Ri-Bambole, dà una seconda occasione tanto ai tessuti dismessi quanto ad una donna che pensa di aver perso tutto.
Un discorso a parte va fatto per Petra e Dylan. Sarcastica e complicata, Petra è convinta di aver chiuso con gli uomini, ma forse sono gli uomini a non aver chiuso con lei, tanto che uno le cade direttamente da un albero. Mi è piaciuto perché è un personaggio critico, che ci dà un proprio punto di vista anche sugli altri personaggi. E non ci va leggera. Dylan invece è forse quello più evanescente, che mi è rimasto più ambiguo. Arriva, va via, appare e scompare, porta scompiglio.

Uno stile ironico, a volte surreale, che non manca di ricordarci i libri precedenti della scrittrice, dà quel pizzico in più ad un romanzo in cui non è facile entrare, a cui bisogna abituarsi ma che poi fa sognare il lettore e lo porta a farsi ascoltare.

Alla prossima





martedì 13 febbraio 2018

Recensione: Sissi. La solitudine di un'imperatrice - Allison Pataki

Buongiorno lettori,
dopo qualche giorno senza recensioni (causa anteprime da leggere e rubriche da preparare) torno per parlavi di una biografia romanzata. Qualche tempo fa lessi Il mio nome è Sissi, che usci per la BookMe. In questi giorni ho letto il seguito, Sissi. La solitudine di un'imperatrice di Allison Pataki, edizione Beat.

Sissi. La solitudine di un'imperatrice
di Allison Pataki
Beat | SuperBeat | 446 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
20 ottobre 2017 | scheda Beat

TRAMA
È l’estate del 1868 e l’imperatrice Elisabeth d’Austria-Ungheria, che i suoi sudditi preferiscono chiamare semplicemente Sissi, vive una vita libera dai dettami di corte a Gödöll, la sua proprietà di campagna alle porte di Budapest. 
Andata in sposa all’imperatore Franz Joseph a sedici anni, Sissi è stata l’artefice del compromesso in virtù del quale l’Ungheria ha scelto di restare nel regno, permettendo agli Asburgo di mantenere il controllo di gran parte dell’Europa senza dover ricorrere alle armi. Un colpo di genio con cui la giovane imperatrice si è guadagnata il diritto a regnare insieme al marito alla corte degli Asburgo. Amatissima dai suoi sudditi ma aspramente criticata dalla suocera, l’arciduchessa Sophie, Sissi si è allontanata dallo sfarzo freddo e formale del castello di Schönbrunn, la sede imperiale degli Asburgo, trovando conforto nella selvaggia bellezza del paesaggio ungherese. 
A Gödöll può cavalcare tutto il giorno per campi e boschi, sciogliere i suoi leggendari capelli e intrecciarli con fiori di campo e godere, per la prima volta, delle gioie della maternità grazie alla piccola Valerie, l’unica tra i suoi figli che non le è stata strappata dalle braccia per essere chiusa nella nursery imperiale. A Gödöllő può anche incontrare liberamente il conte Andrassy, ministro degli esteri dell’Austria-Ungheria, che le malelingue, a Vienna e in tutta l’Austria, sussurrano sia il vero padre di Valerie, chiamata da tutti «la piccola ungherese». 
Un giorno, però, una lettera giunta da Schönbrunn, vergata dalla mano della sua secondogenita Gisela, la richiama ai suoi doveri, imponendole di rientrare nella capitale. 
Nella Vienna della metà del XIX secolo, dove i saloni di rappresentanza e le camere da letto fanno da sfondo non solo a valzer e champagne, ma anche a tentazioni, rivalità e intrighi crudeli, l’attendono nuove congiure e nuovi, inaspettati nemici. Grazie a un’accurata documentazione storica e a una prosa scorrevole Allison Pataki offre al lettore il ritratto complesso e sfaccettato dell’imperatrice Sissi, fragile e indomita protagonista di un’epoca che non seppe comprenderla, né accettarne fino in fondo l’irrequieta, moderna personalità.


"All'inizio volevo quasi rinunciare;
pensavo di non tollerarlo. Poi, contro ogni previsione,
sono riuscito a sopportarlo.
Ma non chiedermi come".
- Citazione di Heinrich Heine che Sissi teneva sulla sua scrivania.

Prima della recensione vera e propria parliamo di approvvigionamento. Non andiamo in guerra, tranquilli, ma semplicemente questa volta dobbiamo tirare le orecchie ad Amazon che, alla sua veneranda età, ha combinato un casino con questo libro. Voi lo cercate nel suo motore di ricerca e vi appare l'ebook, cliccate sul formato copertina rigida e vi spunta fuori il primo libro, Il mio nome è Sissi, stessa autrice ma pubblicazione completamente diversa. Nella speranza che intanto questa pecca si sistemi vi consiglio, per l'acquisto online, Ibs oppure, come la sottoscritta, un bel giretto in libreria così evitate qualsiasi problema.

E ora preparate l'abito bello che si va alla corte di Vienna. Ecco, se andate a Vienna nel 1868 non vi fate venire l'ansia che l'imperatrice non la troverete. Sissi ha raggiunto la soglia dei 30 anni e da 15 è al fianco di Francesco Giuseppe, imperatore dell'Austria-Ungheria. Il matrimonio imperiale è oramai stanco e liso. Francesco Giuseppe è un uomo di Stato, ligio al dovere, attaccato alle regole e all'etichetta, il bravo soldatino plasmato dalla madre, l'arciduchessa Sofia. Sissi, seppur ancora giovanissima, è oramai una donna matura, se non nell'età nei sentimenti e nell'esperienza, stanca di quel teatrino di corte che è oramai la Hofburg, stanca di un marito che non vede più come tale e delle intromissioni della suocera che le ha letteralmente portato via i due figli più grandi. Con Valeria, la nuova arrivata in casa Asburgo, sarà tutto diverso, quella è la sua bambina. E' riuscita a portala via, lontana da quella corte che non le è mai appartenuta, in quella Ungheria bella e selvaggia che sente come sua vera patria.

Da qui, da Godollo, ha inizia la biografia della Pataki. Se nel primo libro abbiamo visto una Sissi giovane e inesperta, terrorizzata dal cerimoniale di corte spagnolo, dal potere della zia/suocera e dagli occhi indiscreti della corte, la Sissi di questa seconda parte è una donna completamente diversa, che non ha più timore e paure, è al culmine della sua leggendaria bellezza eppure è oramai disillusa da una vita che le va stretta, dall'assenza di amore, dall'assenza di un vero ruolo all'interno della corte viennese. Criticata, giudicata, usata, osservata in continuazione, Sissi decide per la fuga, per il continuo peregrinare. L'instabilità, fisica ed emotiva caratterizzeranno la sua intere esistenza, trascinando con se la "figlia ungherese".
Certo, noi abbiamo sempre negli occhi la visione della Sissi giovane e romantica dei film, una ragazza capace di far capitolare capi di stato, imperatori, folle solo mostrandosi. La realtà era ben diversa, mal vista e continuamente criticata dal popolo viennese, dalla corte e dai giornali, Sissi non è mai stata l'Imperatrice, è sempre stata più che altro Regina d'Ungheria vista la sua per niente celata predilezione per questa terra.
Un continuo peregrinare dicevo, che la tiene lontana non solo dal marito, in realtà troppo occupato con le sue scartoffie e le sue "amiche", ma soprattutto dai figli maggiori. Per Gisella è una completa estranea, per Rodolfo la madre che lo abbandona a favore della piccola Valeria.

Impossibile leggere questa biografia seppur romanzata senza dare un giudizio finale su questa donna, icona di eleganza e bellezza, celebrata per le sue doti di cavallerizza e per il suo spirito acuto, ma da sempre estranea a chiunque. Sissi è un mito. Non riesco a dare una definizione più precisa. E' qualcosa di irraggiungibile, di talmente indefinibile che il semplice posare gli occhi sulla sua figura produceva meraviglia e stupore. E come tale era anche distante, forse esteriormente fredda. Ma dove sta la colpa di tanta perfezione e di tanta lontananza, di tanto dolore? In Francesco Giuseppe? In Sofia? In Sissi stessa? Difficile dirlo da fuori, sta di fatto che Sissi non fu solo la vittima di un sistema più grande di lei, ma anche in parte colpevole di non aver mai fatto quel passo in più verso un marito che in fondo l'amava e di uno Stato che iniziava a scricchiolare da tutte le parti.
La Pataki ha fatto sicuramente un ottimo lavoro di ricerca storica dandoci una biografia se non perfetta comunque abbastanza fedele e sopratutto che permette di immedesimarsi senza troppe difficoltà. L'utilizzo della prima persona è stato un ottimo escamotage per farci vedere con gli occhi dell'Imperatrice un mondo per noi difficile da comprendere, cadendo però ogni tanto nel tranello di prendere sempre e comunque le parti di Sissi. Come dicevo, no non è vero, Sissi non è stata sempre e solo vittima del sistema, ha scelto molto spesso di fuggire, non cercando una soluzione alternativa, e quindi di lasciare il figlio Rodolfo a macerarsi nell'odio nei confronti del padre e nella solitudine. Strana la famiglia Asburgo.
Nonostante la mole del libro devo dire che si legge abbastanza velocemente, anche se personalmente avrei preferito un buon centinaio di pagine in meno con l'eliminazione di quei punti più ripetitivi tra viaggi, emicranie e corse con i cavalli.
Un appunto devo però farlo anche sull'edizione. Il cambio di casa editrice, infatti, non sembra aver giovato all'assenza di refusi, c'erano nel primo libro, ci sono in questo. Errori veniali, errori di stampa, ma che da un'edizione del genere non mi aspetto.

Alla prossima






giovedì 8 febbraio 2018

La Classifichella di Gennaio

*in blu i commenti di Laura La Libridinosa*

Buongiorno lettori! E buongiorno!
Come sta andando la vostra settimana? Ma fatti i fatti tuoi! Ma soprattutto, state seguendo Sanremo?  Spero per loro di no. Il problema della settimana del festivàl è che in tv oltre a quello non c'è niente spegni la tv e leggi, pure Harry Potter ci hanno tolto (eresiiiiaaa). Però devo ammettere che è ottimo da tenere come sottofondo mentre sono al computer, così se mi perdo un pezzo mica muore nessuno purtroppo no
Ma andiamo al cuore di questo post e parliamo di Classifichella! Faccio un saltino indietro per vedere che letture ho portato a termine a Gennaio ma soprattutto quale sarà quella più bella e quale quella... gne...


  1. Il cacciatore di sogni - Sara Rattaro E chi te l'ha regalato questo libro bello bello? Eh? Chi?
  2. Dove sei stanotte - Alessandro Robecchi Sto muta!
  3. L'uomo del labirinto - Donato Carrisi Beeeello... senza ambientazione, ma bello!
  4. Animali fantastici e dove trovarli - JK Rowling
  5. Un anno in giallo - AA. VV. Parla dei maglioni di Lorenzo?
  6. Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop - Fannie Flagg
  7. Le cercatrice di corallo - Vanessa Roggeri Taccio 2.0
  8. Le pergamene di Sertorio - Nelson Martinico
Me lo permettete qui un piccolo appunto? No! In queste settimane ne ho sentite tante da parte di alcuni autori e non solo (non farò nomi ma chi sa sa) avevo detto no! su alcune recensioni negative o su alcuni appunti che si fanno ad alcune letture (il tono è volutamente vago Lallì, l'ha capito pure Merlino di chi stai parlando). Ebbene, non entrerò mai in merito, perché sinceramente di queste scaramucce facebookiane faccio volentieri a meno, però porca zozza questi autori devono capire che prima di tutto blogger, youtuber e via dicendo sono lettori LEEEEETTOOOOOORI, dillo bene! e quindi se notano un problema o danno un parere negativo non bisogna attaccarli come se ti avessero maledetto tutta la famiglia anche perché poi finisce che ve la malediciamo davvero! da qui a cinque generazioni. Si prende atto, si cerca di capire e si va avanti. Anche perché queste frasine appena accennate su Facebook sinceramente fanno proprio tristezza. Questo pippozzo non l'ho fatto perché attaccata direttamente, sia chiaro, io coltivo il mio angoletto di mondo e vivo serena (una Venezia proprio sarà il caso di andare a Venezia, io e te?), il mio vuole essere più un discorso generale. Fidatevi, che ci fate più bella figura.


E ora passiamo alla copertina del mese. Sinceramente quelle di Gennaio non erano delle copertine degne di nota, ho votato quindi quella un pochino più elegante, con un bel color blu (anche se qui si vede pochino accendere la luce, no?, ma c'è, giuro)...



E ora preparatevi a leggere la Classifichella di Laura... Niente pari merito!! Ricorda!! Hai scassato la minchia, Lallì (che si può dire scassato qui?).

Alla prossima


martedì 6 febbraio 2018

Recensione: Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? - Anna Day

Buongiorno lettori!
Questo martedì vi propongo una nuova recensione in anteprima. Grazie alla DeAgostini ho, infatti, potuto leggere con largo anticipo (la gggiiiioiiia!) Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? di Anna Day, in uscita in tutte le librerie proprio oggi.

Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita?
di Anna Day
DeA | Le gemme | 514 pagine
ebook €6,99 | cartaceo €15,90
06 febbraio 2018 | scheda DeA

TRAMA
Violet farebbe di tutto pur di incontrare gli attori che hanno portato sul grande schermo il suo romanzo preferito, The Gallows Dance. Anche convincere suo fratello e le sue migliori amiche ad accompagnarla al ComiCon più grande d'Inghilterra e mettersi in coda per l'autografo del bellissimo Willow. Violet, che conosce tutte le battute del film a memoria e vorrebbe far colpo su di lui, si presenta come cosplayer di Rose, protagonista del romanzo e anima gemella di Willow. La sua scelta non è dettata dalla sola infatuazione per lui: Violet ammira realmente Rose e vorrebbe essere come lei. Coraggiosa come Katniss, determinata come Daenerys e intrepida come Tris. Quando però arriva il suo turno di incontrare gli attori, un terremoto improvviso fa crollare il capannone. Violet batte la testa e sviene. Pochi istanti dopo riapre gli occhi, ma qualcosa è cambiato. Willow è armato, le guardie corrono ovunque e sparano. Ma è solo quando una freccia colpisce la vera Rose e la ragazza cade a terra esanime che Violet comprende che tutto sta accadendo realmente. La protagonista del suo romanzo preferito è appena morta e ora Violet può fare solo una cosa: prendere il suo posto, ripassare le battute e vivere la storia fino alla fine...

"Una storia è come un ciclo vitale, Violet. Solo quando si concluderà, varrai liberata. Dalla nascita alla morte."
Alzi la mano chi non ha sempre sognato di ritrovarsi nella storia del proprio libro preferito. Aggirarsi tra le pagine, recitare le battute a memoria, scoprire la reale faccia di un personaggio che abbiamo sempre solo potuto sognare. Fandom di Anna Day fa proprio questo. Violet, la nostra giovane protagonista, è un'accanita fan de La danza delle forche, romanzo distopico incredibilmente avventuroso e romantico, da cui è stato tratto anche un film che lei, suo fratello minore e l'amica Alice conoscono a memoria. Quale occasione più succulenta del ComiCon per calarsi nei panni dei loro personaggi preferiti e magari incontrare i fantastici attori che interpretano sul grande schermo Rose e Willow? Ma nel momento di fare una foto tutti insieme una scossa di terremoto... polvere ovunque... e Violet e gli altri si risvegliano ne La danza delle forche, in quel mondo distopico diviso tra Gem, uomini geneticamente modificati per essere perfetti, e Imp, l'essere umano comune. I Gem spadroneggiano, trattando gli Imp come veri e proprio schiavi. Violet, all'inizio incredula, scopre presto che la sua presenza lì non è un caso e che per salvare i suoi amici dovrà calarsi nei panni di Rose, sedurre Willow e essere impiccata al posto della sua eroina.

Era da parecchio che non mi calavo in un romanzo distopico e in questo caso mai termine fu più adatto, perché il lettore, proprio come Violet e gli altri, si trova immerso in questo mondo incredibilmente brutto e soffocante, in cui il potere è detenuto da esseri bellissimi ma anche crudeli e disumani. 
Questo libro mi ha dato una sensazione strana. Da una parte c'era questo continuo "già sapere" di Violet, naturale vista la situazione, ma che un po' toglie la parte intrigante al racconto, parte che riaffiora sul finale; dall'altra l'idea di essere davanti ad un libro nel libro e di vedere i personaggi combattere contro la storia scritta mi ha quasi ricordato le magie di Inkheart. Il lettore guarda da sopra le pagine rilegate e come fosse un grande burattinaio vede il romanzo muovere i personaggi e non i personaggi muoversi nel romanzo. Una struttura molto particolare ma anche molto accattivante che rende il libro più pesante, non nel senso negativo del termine, ma nel senso di più ampio, più capiente, non ci da una storia, ma due quasi tre. E al lettore a questo punto viene dato un compito difficile ma molto importante: capire dove inizia il reale e dove il fantastico, dove la narrazione tocca la vita vera e dove ne se discosta. Io amo questo genere di libri, in cui non sai mai a quale delle due sfere è da attribuire quello che stai leggendo.

In quanto distopico il romanzo propone un mondo a dir poco agghiacciante, fatto di esseri resi perfetti dalla chirurgia e dalla genetica ma anche crudeli; di contro ci sono invece quelli che sono a tutti gli effetti i loro schiavi, gli esseri umani "normali", soggetti alle imperfezioni, alle malattie e ad una vita più breve. E' un mondo estremo ma che mi ha molto ricordato i regimi che esaltavano la razza pura e che si elevavano ad artefici dei destini di coloro che invece erano considerati impuri. I romanzi dispotici hanno questo punto fondamentale nella loro struttura, quello di presentarci mondi eccessivi verso i quali, nella nostra storia passata, ci siamo quasi affacciati. E quello proposto dalla Day è impressionante nelle sue tematiche, impressionante perché sono tematiche che ricordiamo molto bene nelle propagande estremiste (di ieri e di oggi): la selezione della razza, la perfezione, il classismo, l'annullamento della persona, la riduzione in schiavitù. Vi ricorda niente?

Non manca il lato più personale e romantico del racconto, con Violet che vede i suoi sogni ad occhi aperti su Willow infranti grazie all'apparizione di un personaggio che non immaginava potesse interessarle così tanto. Tuttavia questo è un aspettato quasi secondario nell'economia del racconto, soprattutto rispetto a tematiche più pressanti, come l'amicizia e il tradimento. E questo aspetto non mi è proprio dispiaciuto. Buttarla troppo sul romantico avrebbe, a mio avviso snaturato tutto il resto e soprattutto il messaggio che soggiace nell'intero romanzo.

In conclusione ho trovato questo libro un ottimo distopico, nel senso proprio del termine e mi ha molto colpito la struttura che l'autrice ha saputo dare senza creare non troppa confusione, cosa affatto facile. Il punto negativo è l'eccessiva prevedibilità di alcuni punti, che ha un po' smorzato l'entusiasmo e che per fortuna si è attenuta sul finale.

Alla prossima