26 febbraio 2018

Recensione: Un ragazzo normale - Lorenzo Marone

Buongiorno lettori,
e buon inizio settimana.
Anche oggi recensione e anche oggi un libro uscito da pochissimo. Vi parlerò, infatti, di Un ragazzo normale di Lorenzo Marone, uscito per Feltrinelli giovedì scorso.

Un ragazzo normale
di Lorenzo Marone
Feltrinelli | I narratori | 283 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,50
22 febbraio 2018 | scheda Feltrinelli

TRAMA
Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karaté Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere. Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni. Nel 1985, l'anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spider-Man e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Moria, la tartaruga che vive sul terrazzo all'ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un'agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male. Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de "Il Mattino" che cadrà vittima della camorra proprio quell'anno e davanti a quel palazzo. Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l'importanza dell'amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole. Perché i supereroi forse non esistono, ma le persone speciali e le loro piccole, grandi azioni non muoiono mai e sono come il mare: luccicano in eterno.

"Perciò sono tornato, per vedere se ne è rimasta un po', perché di magia c'è sempre bisogno: ti permette di non credere troppo al mondo là fuori, che ci mette un attimo a sbiadirti l'anima."
Quando un autore diventa una costante nella tua vita di lettrice risulta sempre difficile pensare al libro dopo. Sarà bello? Mi piacerà? Mi ricorderà quelli precedenti? Dopo aver conosciuto Cesare, Erri e Luce incontrare Mimì è stato per me strano. Lorenzo Marone ci racconta un romanzo tramite lo  sguardo di un bambino, un dodicenne, e nulla ci sarebbe di particolare se non che Mimì è un ragazzino molto sui generis. Parla come un novello Leopardi, ama le collezioni, cita i suoi autori preferiti e al calcio preferisce fare esperimenti. Ma Mimì è anche un dodicenne come tutti gli altri, nel pieno degli anni della crescita, di quelli in cui il primo amore sembra essere l'unico e lei la donna della tua vita, in cui la curiosità di scoprire e sperimentare è più forte giorno dopo giorno, e l'avere un migliore amico con cui condividere le lunghe giornate estive diventa una necessità impellente. Noi incontriamo Mimì nel 1985, l'anno della grande nevicata, di Maradona al Napoli, l'anno di Giancarlo Siani. 

Ho iniziato questo libro notando sin da subito qualcosa di diverso, come se lo scrittore si fosse meno scervellato nel delineare Mimì e la sua storia rispetto alle vicende dei libri precedenti. Insomma, un libro più di pancia e di cuore. E Mimì, in effetti, è un protagonista che non può che cogliere di sorpresa. Cresce in una famiglia semplice, al limite della povertà, ma che riesce in un modo o nell'altro a non fargli mancare nulla, nemmeno quell'amore e quel calore che spesso ai suoi pochi amici manca. Ho fin da subito avuto l'idea che Mimì sia un ragazzino che non possa esistere realmente, o meglio che si spera sia da qualche parte ma che in fondo in natura non possa spuntare fuori, soprattutto con quel suo linguaggio d'altri tempi, incomprensibile a parenti e amici, che lo fa sembrare un alieno nella strada in cui vive, un piccolo mondo a se stante. Se da un lato il suo personaggio mi ha colpito per dolcezza e sensibilità, per il suo essere atipico e curioso, dall'altro non sono riuscita ad immaginarmelo veramente, o meglio, ad immaginarmelo così come veniva descritto. Alla maglietta e ai jeans della bancarella la mia mente di lettrice sostituiva cravattino e pantaloni beige, un piccolo giovane vecchietto pronto a dare una lezione sul canis familiaris o sulle costellazioni. Mimì, però, mi è piaciuto proprio per la sua irrealtà, per il suo essere diverso da chiunque altro e anche un po' per la sua testardaggine nell'esserlo. 

credits: napoli.repubblica.it

Passiamo alla storia. Il cuore del racconto è l'estate del 1985, un'estate calda a Napoli, in cui il nostro Mimì scopre per la prima volta l'amore per Viola e in cui cerca di passare le sue giornate con l'amico Sasà. In realtà non abbiamo un vero e proprio racconto unico, ma una serie di piccoli fatti ed eventi che si concentrano per arrivare al finale, a quel Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino che abita nello stesso palazzo di Mimì e che diventa per il ragazzino un eroe. Siani nei suoi articoli denuncia la camorra, come può non essere un eroe lui che combatte i cattivi e difende i deboli? Agli occhi del piccolo Mimì non c'è niente di più nobile. Ma Giancarlo Siani è in tutto il romanzo una figura un po' troppo evanescente, che arriva e parte nella sua Citroen Mehari, senza dare, tranne nelle ultime pagine, un vero segno nel racconto. Non so se il succo del romanzo fosse quello di raccontare la storia del giornalista non usandolo come protagonista o se, viceversa, l'idea fosse quella di raccontare la storia di Mimì avendo però comunque l'idea di fare un omaggio alla memoria di un giornalista giovane che ha dato la vita per ciò in cui credeva. Non lo so, sta di fatto che questa frammentarietà del racconto e le sue continue divagazioni poco mi sono andate a genio. Ho sentito proprio la mancanza di una storia unica, compatta, con un finale forte, proprio quei finali a cui lo scrittore ci ha abituato.
Il romanzo non mi è dispiaciuto, anzi, Mimì e lo stile di Marone mi hanno accolta e accompagnata, eppure... si c'è un eppure... mi è mancata la storia e soprattutto un finale ad effetto, un finale di quelli che ti lasciano lì a fissare l'ultima pagina.

Alla prossima



4 commenti:

  1. Concordo con te, in questo romanzo non ho ritrovato il Marone che conoscevo

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    1. Mi fa piacere che non sia stata solo una mia sensazione... manca qualcosa

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  2. Quanto ho frignato con te mentre lo leggevo? Ne abbiamo parlato tanto, ci siamo dette tante cose, rimane comunque un peccato

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    1. Sto giro è stata dura leggerlo con te... e non ho neanche dovuto ricordarti di andare in bagno :(

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