Recensione: Se il cane non abbaia - Louise Hegarty

di - febbraio 23, 2026

Buongiorno lettori!
Si, è un po' che non pubblico una recensione, ma tra lavoro e libro un po' così, mi sono trascinata la lettura di Se il cane non abbaia di Louise Hegarty per giorni e giorni. Ammetto che c'erano giorni in cui non avevo proprio voglia di aprirlo. Eh, non è stata una gran lettura...


SE IL CANE NON ABBAIA
di Louise Hegarty
Mondadori | Omnibus | 276 pagine
ebook €10,99 | cartaceo €19,00
20 maggio 2025

Irlanda, vigilia di Capodanno. Come ormai di consuetudine, per il compleanno di Benjamin sua sorella Abigail affitta una grande casa in campagna e organizza una festa a tema, in cui si gioca a Cena con delitto. A poco a poco arrivano tutti gli invitati: c'è Margaret, la bellissima ex fidanzata di Benjamin; Stephen, l'amico d'infanzia per il quale Abigail ha sempre avuto un debole; Cormac e Olivia, freschi di fidanzamento; Barbara, la collega di Benjamin che nessuno conosce; e Declan, amico del festeggiato da sempre, appassionato di gioco d'azzardo. Si chiacchiera, si gioca, si beve, c'è chi bacia qualcuno che non dovrebbe, mentre il cuore di qualcun altro viene spezzato. Fino a quando la mattina successiva Benjamin viene trovato morto nel suo letto, con la porta della camera chiusa dall'interno e nessun segno di effrazione. Secondo la polizia e il medico legale si tratta di un suicidio, ma i presenti sono increduli. Improvvisamente, l'universo di Abigail crolla: il suo amatissimo fratello non c'è più e nessuno sa spiegarsi il perché. Ed ecco che, in un mondo sottosopra in cui nulla è più come prima, fa il suo ingresso Bell, un eminente detective che, assieme al suo braccio destro Sacker, è deciso a scovare l'assassino di Benjamin: la casa ha ora un maggiordomo, un giardiniere e una governante. È un mistero a porte chiuse e tutti sono sospettati. Mentre i due conducono le indagini, Abigail affronta il dolore della perdita di Benjamin, e inizia a chiedersi se il vero mistero non sia proprio la vita di suo fratello... Un sorprendente esordio letterario, del tutto originale, che sovverte le regole del giallo classico con estrema consapevolezza ed eleganza. Profondo, commovente, divertente, Se il cane non abbaia è l'opera prima di un'autrice con straordinario talento.
2 stelle...
e avevo pensato a una




Io lo ammetto senza problemi: di questo libro non ho capito niente. Storia, personaggi, finale, pure il titolo. Per me è un grosso, gigantesco buco nero. Ora, magari sono un pochino lenta io, ma anche la storia mi sa che non ha aiutato.

Alla vigilia di Capodanno Abigail organizza, come spesso accade, una serata a tema, con tanto di giallo da risolvere, per un gruppo di amici. Questa volta fa le cose in grande e affitta una bellissima dimora. L’occasione è ancora più importante perché sarà anche il compleanno del fratello Benjamin. A poco a poco, nella bella dimora nella campagna irlandese (e che siamo in Irlanda io l’ho scoperto dalla bandella con la sinossi, eh), arrivano Benjamin con la segretaria Barbara e la sua ex storica Margaret; Cormac e Olivia, l’unica coppia presente; Stephen, amore segreto di Abigail; e Declan, la disgrazia del gruppo.
La serata è perfetta e fila con successo fino a tarda notte, quando, sfiniti, anche gli ultimi ritardatari — occupati a scambiarsi un bacio clandestino — si ritirano nella propria stanza. Ma la mattina Benjamin viene ritrovato morto nel suo letto, con la porta chiusa a chiave e nessun segno di violenza. È ora che il libro si capovolge e, a capitoli alternati, incontriamo un’Abigail che ingaggia il famoso investigatore privato Bell per scoprire cosa sia veramente successo a Benjamin, e un’Abigail completamente persa nel suo dolore per la morte del fratello, una donna diversa dalla prima, con una vita altrettanto diversa.

Parto da quello che mi è chiaro. Quello che viene raccontato non è un giallo, o meglio non è tanto un giallo, ma un tentativo di spiegare l’accettazione del lutto. Abigail, dopo aver perso i genitori, perde anche il fratello; ma se con la madre, morta di malattia, c’è stato tempo di prepararsi e con il padre, morto per un incidente stradale, c’è stata una certa consapevolezza, la morte di Benjamin resta per lei qualcosa di indecifrabile, di cui non riesce a darsi una spiegazione, per la quale non trova un colpevole se non in se stessa, per non aver capito che il fratello volesse suicidarsi.
Cerca di capire quali segnali non ha colto, e con lei chi lo conosceva bene, ma niente. In questa sua ricerca si chiude, sente solo il dolore — sordo, profondo — che la porta a cercare di isolarsi dal mondo, a rifiutare il dolore altrui, a sentirsi la sola in diritto di soffrire. E in qualche modo crea anche l’altra sé e l’altra morte. Sempre Benjamin, sempre considerato un suicida, chiuso — come lei nella realtà — in una stanza. E crea anche colui che le darà tutte le risposte, ciò che lei non riesce a fare nel mondo vero: l’ispettore Bell, un po’ Poirot, un po’ Sherlock Holmes, che osserva dettagli, svolge interrogatori e alla fine dà… sei versioni (SEI) di possibili colpevoli, senza però fornire quella definitiva, che il lettore può intuire ma mantenendo comunque il dubbio.

Ecco, io me lo sono spiegato così questo libro: come una sorta di realtà parallela in cui tutto, in qualche modo, può essere — se non spiegabile — almeno indagabile. E ora scattano tutte le mie incertezze.

Primo. È veramente così? Non lo so, perché anche il finale, che in alcune recensioni ho letto essere rivelatore… ecco, a me non ha rivelato niente. Io il dubbio sulla morte di Benjamin (di una realtà o dell’altra) me lo sono tenuto. Il lettore viene lasciato un po’ per conto suo in questo romanzo: vengono date a un certo punto delle regole, ma francamente le ho lette e dimenticate dopo un secondo. Per il resto mi sono sentita persa in questo guazzabuglio di salti tra una storia e l’altra.

Secondo. I personaggi. Ma sapete che manco il morto mi è stato simpatico? Abigail è talmente stravolta e impregnata di dolore da risultare non solo antipatica, ma supponente, egoista, avida di questo sentimento che nessuno può o deve provare intorno a lei. E gli altri del gruppo… beh, tra chi è dimenticabile (Olivia), chi aveva le carte in tavola per essere l’unico interessante ma poi è stato dimenticato sul divano (Declan), chi è paragonabile a Benedict Bridgerton che chiede a Sophie di essere la sua amante (Stephen), non ce n’è uno per cui ho vagamente simpatizzato. Per non parlare di Bell e del suo aiutante Sacker, becere imitazioni di ben altro duo, qui piegato a diventare meccanismo psicologico di accettazione della morte.

Terzo (perdonate, ma o vado per punti o smadonno incontrollata e non è bene): i riferimenti di Bell ai capitoli. Capita spesso che Bell si riferisca a episodi o frasi precedenti citando direttamente il numero del capitolo. Lo fa apertamente, davanti a tutti. Che senso ha?

Quarto, il titolo. Il titolo italiano che senso ha? Mi sono detta: oh senti Laura, leggendo avrai saltato una riga in cui ci appare 'sto cane. Ci sta. Allora che ho fatto, da malata mentale? Semplice: ho preso l’ebook su MLOL, l’ho caricato sull’iPad e ho cercato la parola “cane” in tutto il testo. Questo è indagare! Risultato: appare poche volte, tre o quattro. Un paio riferite a un’immagine che Benjamin aveva sul cellulare — la foto di un cane carino incontrato per caso (che tenero…) — altre due in una parte del testo un po’ particolare. Abigail (quella vera) deve raccontare alla polizia come lei e Benjamin abbiano passato la giornata della vigilia e lei racconta più e più volte la stessa versione, a volte più particolareggiata, altre meno; a volte si dilunga su alcuni aspetti, altre su altri, ma cancella ogni versione tutte le volte, fino ad arrivare a quella finale, che francamente sembra tirata fuori da ChatGPT. E in queste versioni lei dice che un cane abbaiava e le dava noia. Io non ho capito, giuro.
E voi direte: e grazie al cavolo, guarda il titolo originale! E che non l’ho fatto? Fair play… e qui m’è scattato qualcosa. Le regole che vengono date a un certo punto e anche un rimasuglio di letteratura inglese. Quindi chiedo a Google (eh sì, abbiamo un bellissimo rapporto):

Il paradosso della lealtà: in alcuni libri o film (come nel giallo o nel thriller), il “fair play” è la regola d’oro del detective che deve dare al lettore tutti gli indizi necessari per risolvere il mistero (“giocare leale” col lettore).

Me li avrà anche dati tutti gli indizi necessari, ma io non li ho visti e continuo a tenermi il dubbio.

Guardate, ne avrei ancora e ancora su questo libro, ma non voglio scoperchiare il vaso di Pandora o staremmo qui per tutto Sanremo e mi sono dilungata già troppo. Invece voglio arrivare alla conclusione di questa recensione. Per me questo libro è un gigantesco no, oltre che un buco nero. Ho apprezzato il lato più psicologico, ma alla fine una qualche spiegazione me la devi dare: devi dare un senso a questi salti, a queste discrepanze tra un capitolo e l’altro, devi aiutare un minimo il lettore a capire che cosa volevi affidare alla pagina scritta — la paura di scoprire, quella di avere la certezza? Non lo so.
Volevo abbandonare la lettura intorno a pagina 90, invece mi sono incaponita nel continuarlo, un po' perché sono strana io e se non capisco devo almeno grattare il fondo; un po’ perché qua e là leggevo recensioni molto positive o molto negative, poche vie di mezzo. E io, questa volta, vie di mezzo non ne ho.

Alla prossima





Ti potrebbe interessare anche...

0 comments

INFO PRIVACY

AVVISO: TUTTI I COMMENTI SPAM VERRANNO CANCELLATI

Premi: se avete scelto di premiare il mio blog vi ringrazio con tutto il cuore! E' sempre bello veder riconosciuto il proprio lavoro. Tuttavia, per motivi di tempo e organizzazione non posso ritirarli!

Avete un'opinione diversa dalla mia? Volete consigliarmi un buon libro? Cercate informazioni? Allora questo è il posto giusto per voi...Commentate!^^