Recensione: Delitto all'ora del vespro - Rev. Richard Coles

di - febbraio 02, 2026

Buongiorno lettori!
Finalmente gennaio, con i suoi 78 giorni, si è tolto dai piedi. No dai, veramente, quanto è durato?? Vabbè, è passato e ora è il turno di febbraio, che è corto e amaro e speriamo non ci riservi strane sorprese. 
Inizio il nuovo mese con una nuova recensione. Non ho saputo resistere e ho iniziato una nuova serie. Finora sono usciti solo tre libri (l'ultimo sotto Natale e penso sia più un racconto lungo dedicato al periodo delle feste), uno l'ho appena terminato, il secondo già mi aspetta in libreria (ma quanta efficienza c'è in questo blog??? ). Sto parlando della serie del reverendo Richard Coles con protagonista Daniel Clement, e oggi vi parlerò di Delitto all'ora del vespro.


DELITTO ALL'ORA DEL VESPRO
(Canon Clement #1)
di rev. Richard Coles
Einaudi | Stile Libero Big | 320 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
12 settembre 2023 | link Amazon affiliato

Tra vecchiette scorbutiche, diverbi di paese e fedeli inviperiti, ce la farà il canonico Daniel Clement a risolvere il caso dell’omicidio nella parrocchia di St Mary? La comunità di Champton è sul piede di guerra perché i nuovi lavori minacciano di sfregiare la secolare chiesa del villaggio. E quando un cadavere viene ritrovato nella penombra della navata, sembra che per salvare una fila di banchi qualcuno sia persino disposto a uccidere. Il canonico Daniel Clement è il rettore della parrocchia di St Mary attorno a cui si raccoglie Champton, un caratteristico villaggio della campagna inglese. Se non fosse per la madre Audrey, un po’ petulante, e per qualche bega con i fedeli, Daniel potrebbe godersi la pace del luogo insieme ai suoi amati bassotti tedeschi. Ma quando Clement annuncia dal pulpito che la chiesa necessita di un nuovo bagno, la piccola comunità locale si divide, tirando fuori odi e alleanze inaspettati. E trovando, a pochi passi dall’ultimo banco, un cadavere, il canonico capisce che quella che sembrava una disputa come tante, ha passato il segno. Forte della sua conoscenza dell’animo umano e dell’aiuto dei suoi parrocchiani, Clement si mette a indagare per scoprire la verità e acciuffare l’assassino.
3 stelle...
perchè Daniel mi piace proprio

A volte per vedere ciò che è ovvio dobbiamo fare un passo indietro. A volte la nostra attenzione per ciò che abbiamo davanti ci impedisce di vedere il quadro d'insieme. Fate un passo indietro, osservate il quadro e cercate di capire che posto occupa al suo interno l'oggetto che assorbe la vostra attenzione.

Chi sono io per non iniziare una nuova serie? Nessuno, appunto. Ed eccomi quindi qui con il primo libro di tre (per ora) di questa serie molto, molto inglese… aiutatemi a dire molto.

Protagonista è il canonico Daniel Clement, che ormai da qualche anno si occupa della parrocchia e delle anime di St Mary, nel piccolo villaggio di Champton. Ora, immaginatevi Downton Abbey come impostazione: St Mary, infatti, sorge all’interno della proprietà di Lord de Floures, con annessa villa di famiglia. Ci troviamo in anni non ben precisati, sicuramente dopo la guerra ma non ai giorni nostri; a occhio e croce direi verso la fine degli anni ’80, anche se l’autore non lo specifica mai apertamente, limitandosi a lasciarlo intuire (ad esempio parlando dei primi telefoni cellulari).

Il libro si apre con lo “scandalo dei gabinetti”. Sì, avete capito bene. Il reverendo Clement, dal pulpito della sua chiesa, informa i parrocchiani che intende proporre l’installazione dei servizi igienici anche a St Mary, una modernità già introdotta altrove e che risulterebbe molto utile per tutti. Apriti cielo! Per effettuare i lavori, infatti, sarebbe necessario rimuovere una o due file di banchi. C’è chi sostiene che non si possa fare perché sono storici, chi ribatte che non abbiano nulla di speciale, essendo appena di fine XIX secolo. Insomma, la questione viene lasciata in sospeso, in attesa di una valutazione storica.

Ed è proprio a questo punto che il caos entra nella sonnacchiosa Champton. Non una, ma ben due (e forse non solo) morti violente colpiscono la parrocchia, una delle quali avviene proprio tra le sue mura. Il sospetto cade subito sugli abitanti della piccola comunità: l’assassino si nasconde tra di loro.

Ero curiosa di leggere questo primo libro, anche perché in UK ne hanno tratto uno sceneggiato con protagonista Matthew Lewis (il Neville Paciock dei film di Harry Potter). Devo dire che è stata una lettura puramente d’intrattenimento, ideale giusto per concludere il mese.

Molto belle le ambientazioni e la resa delle descrizioni. L’autore è bravo a farti immergere nelle atmosfere della campagna inglese: bastano poche righe e il lettore ha un quadro chiarissimo, riesce a immaginare senza difficoltà ciò che Coles vuole rappresentare. Anche per quanto riguarda la parte più tecnica e liturgica — che potrebbe non essere immediata per chi non è anglicano — l’autore se la cava bene, riuscendo a trasmettere l’essenziale senza trasformare il tutto in una lezioncina teologica.

Purtroppo non tutto è perfetto. Partiamo dai personaggi. I principali — Daniel, Neil, la famiglia de Floures — sono delineati molto bene e soprattutto risultano simpatici: non pesanti, non noiosi. Con loro si crea rapidamente una certa empatia, in particolare con Daniel.

Il problema nasce con i personaggi di contorno. Sono tanti, troppi, alcuni con nomi simili, parentele che mi sfuggivano un secondo dopo averle lette. Con loro non c’è stato verso: non riuscivo a ricordare quasi nulla del loro ruolo nella storia e nel villaggio. E di qualcuno, anche alla fine, quando ormai avevo un po’ più di dimestichezza, non ho proprio compreso il perché della sua esistenza. Forse saranno più importanti nel secondo libro? Forse. Ma qui, sinceramente, ha avuto più senso la torta di noci di loro.

Il giallo è un bel giallo corposo, molto all’inglese. Intricato fino al limite — e penso che lo superi anche più volte — tanto che la risoluzione del caso risulta alla fine piuttosto scialba e più dettata dalla fortuna che da un vero e proprio ragionamento. In realtà, il caso stesso, o meglio il movente che ha mosso la mano dell’assassino, mi ha lasciata perplessa. La spiegazione fornita è francamente inconsistente (soprattutto per l’ultimo omicidio).

Quindi, se volete approcciarvi a questa serie, il mio consiglio è di farlo un po’ come guardereste una serie TV un po’ cretina su Netflix: puro intrattenimento, la compagna ideale per passare qualche ora, ma niente di più. Non affezionatevi troppo ai personaggi e, soprattutto, non aspettatevi troppo dal delitto, che risulta ben costruito ma che, a mio avviso, non regala un vero senso di appagamento con il finale proposto.

Continuerò la serie? Sì, anche perché ho già il secondo.

Alla prossima



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