venerdì 15 dicembre 2017

Recensione: Occhi chiusi spalle al mare - Donato Cutolo

Buongiorno lettori,
anche oggi una nuova recensione qui sul mio piccolo blog. Eh si, dicembre si sta rivelando un ottimo mese, sono ispirata, tanto che ho intrapreso la lettura di un colosso targato Ken Follett. Ma di questo parleremo, spero, la prossima settimana a lettura terminata. Oggi invece andiamo all'esatto opposto visto che vi parlerò di un libricino (va beh in confronto alle 900 e passa pagine tanti libri diventano libricini) made in Italy, Occhi chiusi spalle al mare di Donato Cutolo, che mi è stato gentilmente inviato alla Edizioni Spartaco.

Occhi chiusi spalle al mare
di Donato Cutolo
Edizioni Spartaco | Dissensi | 144 pagine
 cartaceo €13,00
26 ottobre 2017 | scheda Edizioni Spartaco

TRAMA
Introverso e schivo, Piero è cresciuto all’ombra di un padre distante e autoritario su un’isola immaginaria del Sud, approdo di migranti. Dalla morte prematura della madre, il ragazzo è solito affidare a una matita pensieri e desideri, cercando nel disegno un modo per esorcizzare paure e fragilità.
Un giorno, un incontro fortuito in un palazzo abbandonato cambierà prospettiva e direzione alla sua esistenza.




Il libro di Donato Cutolo è uno di quei romanzi che apro a sorpresa, avendo letto poche righe, quelle giuste giuste per farmi un'idea, e che poi, una volta terminato, mi lasciano lì a riflettere. Solitamente le recensioni le scrivo di getto, appena terminata la lettura, magari anche solo qualche appunto che poi sviluppo, ma di solito a libro ancora tra le mani già so che punti toccare, cosa scrivere, come comportarmi, se essere spiritosa, ironica, riflessiva, crudele (si ci sono anche quei libri che tirano fuori questo lato di me). Invece con libri come questo non ci riesco, ho bisogno di tempo, di pensare un pochino a quello che ho letto e magari di tornare a rileggere qualche pagina per avere un'idea più precisa. Sono libri solitamente più intimi, in cui cercare il modo giusto per dire tutto quello che mi hanno suscitato. In questo caso tocchiamo temi delicati e difficili, attuali, che fanno spesso infuriare.

Pietro è un ragazzo nato all'ombra di suo padre, un uomo importante sulla piccola isola di Isonta, ma di quell'importanza nata dai traffici loschi e dalla corruzione. Un uomo che scegli una moglie più per la conquista che per il vero amore, che fa un figlio più per conferma del proprio ruolo che per spirito paterno e che lo cresce più come status simbolo che come un pezzo del proprio cuore. Pietro cresce così, schiacciato dall'autorità paterna e dalla mancanza della madre morta troppo presto, e lo fa con gli occhi chiusi del titolo, senza amici, senza amore, senza lo spirito di ricerca e di crescita che dovrebbe aver un ragazzo. Svolge la sua vita senza urtare il padre, questo sembra il suo ruolo. Un'esistenza piatta, che non coglie ciò che lo circonda e che il più delle volte chiude gli occhi anche davanti ai traffici paterni. A risvegliarlo sono due occhi, visti, almeno crede, alla finestra di un palazzo diroccato. Due occhi grandi, scuri, che raccontano la storia di una vita lunga anche se di pochi anni, ma anche la storia di un popolo e di un dolore grande e incomprensibile ai più. Sono gli occhi di Jasminee e di riflesso quelli di Youseef, di Jamal, di Saif, di tutte quelle persone che sono costrette ad imbarcarsi senza sapere se rivedranno la terraferma, senza sapere cosa ne sarà di loro.

Quella raccontata è una storia difficile e amara, che parla dell'immigrazione clandestina, degli scafisti ma anche delle violenze in paesi che ci sembrano sempre lontani ma che infondo sono poco altre il "nostro" Mediterraneo. 143 pagine per raccontarci tutto, la vita di una ragazzo, la corruzione di un padre, il dolore di una madre, l'orrore di una guerra, la violenza di assassini senza cuore, la speranza di chi non ha più niente. 143 pagine che alla fine ti lasciano con un vuoto dentro, nero, profondo, che ti fanno pensare a due occhi scuri e luminosi che di affacciano appena appena ad una finestra per guardare pagare un pezzetto di mare e pensare ai giorni passati, no facili ma in compagnia di una famiglia che ti amava e che ora non c'è più, uccisa e lacerata dalla guerra, da gente senza scrupoli, ma anche da quei paesi che chiudono gli occhi e danno le spalle al mare.

Alla prossima




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