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Recensione: La Caduta dei Giganti - Ken Follett

Buongiorno lettori!
Siete sopravvissuti a pranzi e cene? Io ho passato il Natale a casa a leggere e guardare un po' di film. Praticamente il Paradiso! 
Durante queste festività mi ero preposta la lettura di qualcuno di quei libri che sono lì fermi da un pochino e che magari per la loro mole continuavo a rimandare. Uno di questi è La caduta dei giganti di Ken Follett.

La Caduta dei Giganti
(The century Trilogy #1)
di Ken Follett
Mondadori | Omnibus | 999 pagine
ebook €7,99 | cartaceo €25,00
28 settembre 2010 | scheda Mondadori


TRAMA
I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche d'Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Peskov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione. Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.



Io e Ken Follett abbiamo iniziato col piede sbagliato. Anni fa provai a leggere I Pilastri della terra e odiai ogni singola riga, ogni personaggio, ogni misero pezzetto di quella cattedrale. Chiusi il libro e in occasione del trasloco lo prese un'amica (che per altro penso non lo abbia mai letto, ma son dettagli). E da lì ho sempre un po' diffidato, anche se... ecco, La Caduta dei Giganti e seguiti mi hanno sempre un po' solleticato. Il caso vuole che abbia trovato all'usato il primo e il terzo volume e quindi ho voluto dare una nuova occasione a Ken. E per fortuna. Perché La Caduta dei Giganti, con le sue 999 pagine, mi è proprio piaciuto, mi ha trascinato nella storia di queste cinque famiglie, in quelle dei suoi personaggi, senza annoiarmi neanche per un momento.
Non vi racconterò la storia anche perché è talmente complessa e intricata da essere quasi impossibile, vi dovrete accontentare della sinossi qui sopra.
Follett riesce a raccontare una storia complessa e difficile come quella dell'Europa di inizio '900 tramite le vite di una manciata di personaggi che nel loro piccolo, nel bene e nel male, contribuirono a guerre, cadute di imperi, vittorie di eserciti e spostamenti di confini.
La ricerca storica dietro questo libro è qualcosa di pazzesco, deve aver impegnato l'autore non poco tempo, anche perché non si limita ai macro eventi. Follett ci racconta certo le grandi battaglie, i grandi eventi, quello che tutti più o meno ricordiamo dalla scuola, ma non si limita a questo. Si inoltra anche nella vita dei minatori e delle loro famiglie, in quella dei nobili e della servitù, ci descrive città, villaggi, partiti politici, movimenti sindacali, piccoli espedienti, curiosità, aspetti che difficilmente troviamo nei libri di storia. E fa tutto questo intrecciandolo alla perfezione con le storie romanzate (ma neanche toppo) dei suoi portavoce, questi protagonisti che non sono altro che un ventaglio della società europea del periodo della prima guerra mondiale. Ci sono il nobile e la serva inglese, i minatori gallesi, gli operai russi e la principessa russa lontana dalla patria, la spia tedesca, la suffragetta, il ricco capitalista americano, il bolscevico. E Follett ci propone la storia di tutti e i loro punti di vista e lo fa senza prendere una posizione: chi ha spinto il mondo nella terribile guerra di trincea? Gli inglesi, i tedeschi, i russi, i francesi? Chi ha portato a milioni di morti? E il ruolo americano? E quello russo? Chi sono i vincitori, chi le vittime, chi gli sconfitti? Lascia al lettore l'occasione di rispolverare una fase storica che è alla base della nostra vita attuale in modo da farsi una propria idea su quel periodo e su quello che stiamo vivendo. Rende la guerra di trincea che oggi ci sembra lontana anni luce qualcosa di vivo e di tremendamente moderno. Anche perché cosa saremmo noi oggi se a Ypres o sulla Marna o ancora a Chateau-Thierry le cose fossero andate diversamente?
Ma questo non è un mero trattato di storia, resta un romanzo e come tale ti cattura e ti tiene incollato ad ognuna delle sue 999 pagine, dal foglio sottile, dal carattere piccolo. Non ti pesa, non ti annoia, ti spinge ad andare avanti per vedere che ne sarà di Maud e Walter, di Fitz e Ethel, di Lev e Grigorij.
Forse a questo punto non mi resta che chiedere scusa a Ken Follett e ammettere che ne I Pilastri della terra quello che non mi è andato giù è il periodo storico (Ve l'ho mai detto? Sono archeologa e odio il medioevo). Il secondo volume, L'inverno del mondo, è giusto in viaggio verso casa (ho rigorosamente comprato la prima edizione cartonata... mica potevo spaiare la serie).

Alla prossima


Commenti

  1. Sono felice di vedere che non sono l'unica a preferire questo romanzo (e, spero, questa trilogia) a I Pilastri della Terra. Personalmente non penso di aver provato la tua stessa avversione per quel libro ma neanche io l'ho gradito particolarmente, anche se avendolo letto dopo questo e altri libri di Follett non mi ha allontanata dall'autore.
    Concordo soprattutto quando scrivi che la storia non ti ha annoiata neanche un attimo e ti ha tenuta incollata alle pagine perché anche io ero in quello stato nel periodo natalizio in cui mi sono dedicata a questi libri che seppur molto lunghi finiscono in un batter d'occhio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho proprio un brutto ricordo dei Pilastri della terra, infatti avevo un po' paura con questo e invece è stato proprio amore, soprattutto con alcuni personaggi.

      Elimina

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