lunedì 12 novembre 2018

Recensione: Quasi tre - Tommaso Avati

Buongiorno lettori!
Io questa mattina sarei dovuta essere ancora da Laura e invece sono qui a casa mia, tutta sola. La tristezza. Ma ci rifaremo a gennaio!!
Diamo il via a questa nuova settimana con la recensione di un libro che è arrivato a me per vie strane. Il libro è Quasi tre di Tommaso Avati. La copia, inviata dall'autore stesso, è in realtà di Laura, ma visto che il suo indirizzo di casa sembra non piacere ai sistemi di spedizione (questione di accenti pare), Tommaso lo ha spedito a me e io ne ho approfittato per leggerlo (e ora sto per andare in posta per spedire tutto a Laura... i giri che facciamo fare noi ai libri nessuno mai). Quindi grazie a Tommaso per la copia e via con la recensione!

Quasi tre
di Tommaso Avati
Fabbri Editore | Narrativa | 237 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,00
2 ottobre 2018 | scheda Fabbri

Raffaele e Benedetta, undici anni di matrimonio, zero figli, due adorabili maialini d'appartamento da chiamare "bambini". Due voci, l'una il controcanto dell'altra, che si rincorrono e ci raccontano la loro storia: lei segretaria in un'agenzia romana per lo spettacolo e appassionata di cucina, lui sceneggiatore mancato riciclatosi insegnante, figlio d'arte in attesa perenne di sfondare nel mondo del cinema. Un rapporto ormai cristallizzato in una routine distratta, il loro, eroso dall'abitudine e dalla delusione di non essere riusciti a fare della propria esistenza qualcosa di cui andare fieri. Poi accade l'impensabile. A quarantasei anni, quando già comincia a pensare alla menopausa, Benedetta rimane incinta: il caso, con grande ironia, inizia a giocare con Lele e Benny, concedendo loro un'altra possibilità, l'occasione per riprendere il controllo del loro matrimonio e delle loro vite. Ma a volte non c'è niente di meglio di un "secondo tempo" per rimescolare le carte di una vita intera: tra genitori disfunzionali e colleghi sull'orlo di una crisi di nervi, Lele e Benedetta vengono risucchiati in un turbine di incomprensioni, aspettative malriposte e disavventure esilaranti, dove la posta in gioco è un amore dolceamaro, quasi acido. Insomma, un amore normale.




Uno deve anche poter crollare ogni tanto, se ne sente il bisogno, no?
Cosa sta succedendo a Benny e Lele? Dopo 11 anni di matrimonio passati ad aspettare un figlio che non è mai arrivato, sono approdati ad una relazione stanca e sgonfia, che sembra cristallizzata nella routine. La colazione ai due maialini vietnamiti presi nella speranza di tappare quella voragine enorme, il lavoro da segretaria in un'agenzia per lo spettacolo di lei, quello di insegnate in una scuola per sceneggiatori per lui. Cosa succede se però anche loro hanno finalmente l'occasione di avere un figlio? Benny è incinta, lui/lei c'è! Il mondo sembra girare diversamente, tutto sembra diverso, lei, lui, il loro rapporto, quello coi genitori, i loro lavori. Tutto è nuovo, tutto è bello, ma la loro vita non si ferma lì. Un nuovo cambiamento sta per iniziare, non è ancora il momento dei titoli di coda.

@telecolor.net
Tommaso Avati ci propone non solo un romanzo, ma quella che ha tutta l'aria di essere l'idea per un film. Io me lo sono immaginato proprio così, scena dopo scena. Un racconto tripartito che cresce piano piano, saltellando da un capitolo di Benny e uno di Lele. La loro storia, infatti, ci viene raccontata in stereofonia dai due protagonisti. Ora è Benedetta che ci mostra il loro matrimonio e il suo lavoro piatto e monotono, lei che voleva diventare cuoca, ora è Raffaele che ci racconta del lavoro insoddisfacente, della speranza di trovare un produttore per la sua sceneggiatura, del difficile rapporto col padre famoso regista cinematografico. In mezzo questo buco che sembra allargarsi sempre di più e fagocitare la loro storia. La maternità, cercata, voluta, mancata, trovata e persa. Lele ci pensa, ma non ci crede, non si illude, ma vuole che Benny sia felice. Benedetta minimizza, oramai è passato il tempo di avere un figlio pensa, è andata così. 

A quarantasei anni me lo sono scordata di essere una donna senza figli. Sono una donna, punto. Sono una moglie, una lavoratrice, una contribuente, una elettrice, una cittadina e una consumatrice. Ma non sono una mamma. Mica si può essere tutto.

@pixabay
Eppure in realtà non pensa ad altro, osserva i bambini degli altri, manda bacini di nascondo, odia il capo che ha appena scoperto di essere incinta: lei che è una stronza colossale potrà avere un figlio mentre lei che è una brava persona no! Tutto il romanzo sembra essere sul filo del rasoio, condizionato da quel piccolo esserino che chissà se c'è o non c'è, da quell'essere Quasi tre che da titolo al libro ma non al film di Raffaele

È propio in quel piccolo e breve avverbio, in quel quasi, che si trova tutto il senso del romanzo. Poco meno che, per poco non, in misura non molto inferiore alla completezza. Il senso di inadeguatezza e di incompletezza si trova in ogni capitolo. Quello di Benny come madre mancata, ma anche come moglie e figlia, e quello di Lele che, alle prese con dei genitori che non lo sono mai stati veramente, non sa da che parte cominciare nell'essere figlio e padre. 

Benny e Lele dovranno trovare un altro modo per raccontarsi l'un l'altra, per vivere non più all'ombra di quel quasi e per andare avanti. Nel finale, che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca, l'autore chiude non una ma due porte e apre un portone di possibilità che però non dà un vero senso di appagamento, quasi come se la storia non fosse del tutto chiusa. Insomma, Lele alla fine trova cosa manca al suo film e il titolo gli appare chiaro in mente, io invece sono ancora qui con un punto di domanda a chiedermi cosa non sono riuscita ad afferrare in questa storia.

Alla prossima




4 commenti:

  1. Credo che questo libro non faccia proprio per me... Sono talmente lontana dal modo di pensare dei protagonisti che rischierei solo di arrabbiarmi per 237 pagine.

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