martedì 27 novembre 2018

Recensione: Il silenzio di averti accanto - Giancarlo Marinelli

Buongiorno lettori,
domenica è stata una giornata di continua pioggia, il clima ideale per stare a casa con copertina e cane accoccolato accanto e per portare a termine la lettura di un gran bel libro, Il silenzio di averti accanto di Giancarlo Marinelli.


Il silenzio di averti accanto
di Giancarlo Marinelli
La nave di Teseo | Oceani | 404 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €20,00
6 settembre 2018 | scheda La nave di Teseo

Un uomo "che non è più un ragazzo" sta per diventare padre e stringe un patto con la moglie: se il figlio sarà una femmina, la scelta del nome spetterà alla donna; se sarà un maschio, toccherà a lui. Quando l'ultima ecografia svela che nascerà un maschio, il protagonista comincia a pensare al nome da dargli. Potrebbe chiamarlo Marino, come il nonno che non ha mai conosciuto e che gli ha lasciato una biblioteca di oltre seimila volumi. Un sindacalista che aderì al fascismo, illudendosi che Mussolini avrebbe portato una maggiore giustizia sociale, e rimase fedele ai suoi ideali fino in fondo. Oppure potrebbe chiamarlo come il fratello minore di Marino, Almo, che scelse il Partito Comunista nella speranza di una rivoluzione che non sarebbe mai arrivata. Almo e Marino, due fratelli diventati una leggenda, un mistero insondabile, quasi una maledizione. La storia li vuole mossi da un odio reciproco che li porta a combattersi fino all'ultimo dei loro giorni: Marino ha mandato al confino Almo; Almo, appena caduto il fascismo, ha fatto arrestare Marino. Le vite di entrambi si sviluppano così simili ma irrimediabilmente lontane, finché le donne della loro vita proveranno a riavvicinare i pezzi di una famiglia alla deriva. Il protagonista, naturalmente, vuole che il figlio abbia il nome dell'uomo più giusto e si mette a cercare, a interrogare, a scandagliare le storie dei suoi fantasmi, partendo da un misterioso biglietto di Marino trovato nello scaffale della vecchia biblioteca. Inizia così un viaggio nella storia di due uomini, di una famiglia e di un intero paese che dal 1916 arriva fino ai giorni nostri. E la verità che affiora è sorprendente come il nome che porterà suo figlio. "Il silenzio di averti accanto" è un romanzo che parla di noi, dei nostri desideri, dei nostri segreti.


La mia stanza ha il vuoto che le lasci.
Non le manca la sedia, ma il tuo posto.
Non manca il giradischi, la tua voce
manca e il silenzio d'averti intorno accanto.
Mancano gli occhi tuoi più dello specchio.

Per ogni nuovo inizio ci deve essere prima una fine. È così che un uomo che non è più un ragazzo, alle soglie del più grande inizio della sua vita, quello che lo porterà a diventare padre, deve prima chiudere una storia che affonda le sue radici nel passato. Quella di due fratelli, Marino e Almo, che in pieno ventennio si ritroveranno su due fronti diversi, fascista di prima formazione il primo, comunista il secondo. L'uomo che non è più ragazzo deve sceglie, deve valutare, ha da decidere il nome per il bimbo in arrivo e deve capire, deve sapere quale dei due è il più meritevole, se Marino, il nonno, che ha fatto andare al confino il fratello minore pur di salvargli la vita, accollandosi l'onta di traditore della famiglia, che ha lasciato il tetto paterno per seguire la propria ideologia, ha minacciato, picchiato, schiacciato chi non rientrava nei ranghi del Duce; o forse Almo, il fratellino che ha passato l'infanzia attaccato al maggiore, che lo ha visto scacciato da casa, ha aiutato in segreto gli operai e i contadini, è finito al confino in Sardegna e poi in carcere a Gaeta, che ha fatto arrestare quel fratello maggiore che non vedeva più da anni. Chi è dalla parte giusta, chi da quella sbagliata? Un nome il nostro futuro padre lo troverà e sarà una sorpresa, ma sarà il nome giusto, quello che forse anche Almo e Marino avrebbero scelto.

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Giancarlo Marinelli ci propone una vera e propria saga familiare in cui il rapporto tra fratelli avvolge e stravolge tutto, ideologie politiche comprese. Pare strano, ma in un momento storico così delicato per l'Italia e l'Europa, Almo e Marino sono l'emblema di quello che stava accadendo e di quello che da lì a poco sarebbe successo. Con un sapiente gioco di parallelismi e di salti temporali, infatti, l'autore ci parla di un'intera generazione, quella vissuta tra le due guerre, una generazione che dopo le trincee aveva voglia di ridare lustro alla propria Nazione, a quell'Italia sempre un po' bistrattata e trattata da paese di seconda categoria. Ecco così arrivare Lui, il Benito, che con una sapiente propaganda, riesce ad ammaliare tutti, ricchi e poveri, cristiani e persino quegli ebrei che poi condannerà a morte sicura. Il Fascismo è una manna dal cielo, porta ordine, un po' di benessere, non fa favoritismi, manda persino i bambini a respirare l'aria buona al mare, nelle colonie! Cosa volere di più? E pazienza i pestaggi, le intimidazioni, gli espropri. 
Pazienza un corno! "Com'è la Bandiera?" "Rossa e trionferà". In segreto, nei fienili, di notte, lontano da sguardi indiscreti, si confabula e si pianifica, si stampa il Manifesto, a puntate perché gli operai la sera, dopo una giornata di duro lavoro, mica hanno tempo e voglia di mettersi pure a leggere. È il Comunismo, quello di Togliatti e Tasca, quello di Almo, antifascista convinto. Ed ecco che Marino e
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Almo si separano, non si vedranno per anni, per loro e di loro parleranno due cappotti, un grammofono, una poltrona verde. Almo e Marino, come dicevo, sono un'emblema, il simbolo di quella divisione pubblica, e soprattutto privata, che ha segnato tante famiglie in quell'Italia che si stava trascinando verso la catastrofe. Fascismo, Comunismo, l'autore ce ne parla in maniera quasi viscerale, dall'interno, nei loro primi battiti di vita, nel loro naturale mutamento, da movimenti compatti e uniti  a partiti pieni di fazioni, di teste calde, di scontri intestini. Ci parla delle loro differenze, ma soprattutto punta un faro sui loro punti comuni, su quegli aspetti che persino chi ci stava dentro fissava senza capire. È tutto un gioco di equilibri, di sapienti movimenti di fili, che indica il vincitore di turno, lo stesso che poco dopo sarà il perdente, quello che andrà al confino.

In mezzo la storia personale di questi due fratelli, dei loro commilitoni, dei familiari, di chi da quello schifo di guerra, iniziata ben prima del superamento di un confine politico, non è più tornato. In mezzo la storia di un bambino ancora non nato, ancora senza nome, che ancora non sa l'eredità che si porta dietro. In mezzo l'uomo che non è più un ragazzo ma che non è ancora un padre. Questo mi è piaciuto di questo romanzo, il riuscire in maniera naturale, quasi disarmante, a parlarci di tutto, dell'Italia, di Almo e Marino, di un bambino, degli ebrei, di Villa Venier, di Togliatti, senza perdere il punto, senza cadere nel banale, senza esagerare ma anche senza limitarsi. L'autore ci presenta 20 anni e più a tutto tondo, dal dolore di una famiglia che caccia un proprio figlio, all'amore di un fratello per un altro che lo spinge ad andare contro ciò a cui crede pur di proteggerlo. 

Argomenti così forti, così pieni, sono poi supportati da un sapiente uso dei livelli narrativi e dei registri linguistici, in alcuni punti più ostici in altri persino ironici, con la scimmiottatura dei nomi dei  Grandi della storia ridotti così a macchiette. 
Non è un libro da leggere a cuor leggero, ha bisogno del suo tempo, del suo respiro, ma vi ho trovato una storia potente e lieve al contempo, un racconto incalzante, che ha un crescendo lento e continuo, fino ad un finale che ha quasi del rivelatore, in cui un uomo che è un padre si perde negli occhi del figlio a cui ha appena dato il nome giusto.

Alla prossima


2 commenti:

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