mercoledì 18 settembre 2019

Recensione: Il mio nome era Anastasia - Ariel Lawhon

Buongiorno lettori, 
oggi torniamo in dietro nel tempo di qualche decennio e parliamo dei Romanov. Vi propongo, infatti, la recensione de Il mio nome era Anastasia di Ariel Lawhon


Il mio nome era Anastasia
di Ariel Lawhon
Piemme | Storica | 448 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,50
25 giugno 2019 | scheda Piemme


Era il 16 luglio del 1918 quando i tumulti che scuotono la Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre prendono forma in uno degli atti più violenti che la storia dell'impero ricordi: l'esecuzione a sangue freddo dell'intera famiglia dello zar Nicola II Romanov. Sua moglie e i suoi figli furono tutti freddati a colpi di fucile nei sotterranei della casa di Ekaterinburg dove erano agli arresti domiciliari. Nessuno sopravvisse, o almeno così si pensò.È il 17 febbraio del 1920 quando una giovane donna viene ritrovata a Berlino, in un canale, vicina alla morte per assideramento. In ospedale, ormai salva, i medici scoprono che il suo corpo è ricoperto di orrende cicatrici. E quando finalmente la donna apre bocca, sarà per dire il proprio nome: Anastasia. In molti non le credono: per loro è solo Anna Anderson, una polacca emigrata in Germania, a cui interessa soltanto la fortuna della famiglia zarista. Ma in Europa comincia a diffondersi, tra reali in esilio e circoli dell'alta società, la voce che la giovane Anastasia sia sopravvissuta. Che la figlia più piccola dello zar Nicola II e della zarina Alessandra, la spericolata bambina che tutti amavano, sia ancora viva.
Prima dovete comprendere perchè gli anni mi hanno condotto qui e quale perdita ha reso necessario questo viaggio. Quando avrò finito, e soltanto allora, avrete il diritto di dirmi chi sono.

Di Anastasia Romanov e di Anna Anderson si è parlato senza fine. È sopravvissuta? Sono la stessa persona? È solo una povera pazza? Se avete seguito un po' la storia saprete che una soluzione a tutto questo mistero è stata data nel 2007, ma non sarò io a dirvi come per non rovinarvi il piacere della scoperta e anche la storia racchiusa in questo bel romanzo (ma se volete saperne qualcosa di più... leggete pure QUI). 

Fonte @focus.it
Ariel Lawhon riprende la storia così come la conosciamo e ricostruisce non solo gli ultimi mesi di vita della famiglia imperiale russa ma anche gli anni di lotta e di ricerca di affermazione della misteriosa Anna Anderson. L'inizio della rivoluzione, i tanti trasferimenti, la cattività da una parte; la fuga, la povertà, gli sfruttatori dall'altra. Quello che colpisce fin da subito di questo libro è la struttura. L'autrice gioca coi piani temporali, alternando i capitoli su Anastasia con quelli su Anna e procedendo con una cronologia diversa a seconda del personaggio: con Anna si va dagli ultimi anni di vita e si torna indietro nel tempo, procedendo a ritroso nella sua storia; con Anastasia invece è il contrario, seguiamo la storia andando avanti negli anni. Il lettore sa quindi che ad un certo punto ci sarà un incontro, si arriverà ad un momento zero in cui le due protagoniste di questa triste storia si incontreranno. Come ciò accadrà però non lo sospetta fino alla fine, quando a prendere la parola sarà una delle due, si rivolgerà direttamente al lettore e gli farà capire il vero senso del romanzo. 

Fonte @altezzareale.com
Sono partita prevenuta, più affascinata dal personaggio Anastasia che dalla storia in se. Ero convinta di sapere, di non avere nulla da imparare, pronta quindi a rimanere delusa. Mi sono ricreduta. Ho scoperto alcuni passaggi di questa storia che non conoscevo, a volte momenti difficili da digerire, che ti fanno sentire veramente il gelo dentro. A dimostrazione che una storia nota non sempre è conosciuta nella sua totalità anche questa volta ho imparato qualcosa di nuovo e ben venga. 

L'autrice è stata inoltre molto brava nel proporre al lettore le due protagoniste. Sono due personaggi realmente esistiti, di cui per altro si è molto parlato, quindi il pericolo di trasformarle in due figure piatte con poco da dire o esagerate e troppo caricate era forte. Invece riesce a delinearle in maniera precisa ma anche molto umana. Anastasia si presenta come la diciassettenne che è, frastornata, impaurita ma anche arrabbiata, vittima del suo caratteraccio e confusa nei suoi sentimenti. Dall'altra parte c'è Anna, stanca, sfinita, lo senti proprio nelle sue parole, nei suoi silenzi; la conosciamo oramai in là con gli anni e sembra avere sulle spalle il peso di tutta un'intera dinastia. Sicuramente tra le due figure ho trovato Anastasia quella meglio riuscita, più ricca e forte, mentre con Anna l'autrice tende un po' a ripetersi. Però ha saputo creare un ottimo effetto doppio, come se le due protagoniste fossero ognuna una faccia della stessa medaglia, un Gianio bifronte che guarda in modo simile ma diverso alla stessa storia.

Non fatevi ingannare da una copertina patinata e delicata, in questo libro l'amore c'è ma è solo uno squarcio in qualcosa di ben più terribile. Preparatevi a leggere una storia che vi lascerà un piccolo vuoto dentro, perchè sia Anastasia che Anna vivono le colpe degli altri e come tali sono vittima di un sistema più grande di loro e questo fa rabbia, anche oggi 100 anni dopo quel lontano giorno di luglio o dai vari tentativi di riavere un'identità, di tornare ad essere qualcuno, anche ora la rabbia che scatena questa storia è forte e intensa.
Lo leggerete sussultando, pagina dopo pagina, al dubbio di aver capito tutto e di non aver capito niente. 

Alla prossima





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