mercoledì 11 settembre 2019

Recensione: Ragione & Sentimento - Stefania Bertola

Buongiorno lettori!!
Oggi dobbiamo festeggiare! 


Ebbene si, BUON COMPLEANNO A ME!!! Non è il blog che fa gli anni (dovremo aspettare novembre per quello) ma proprio io io! Un anno più saggia più vecchia tua sorella. In attesa di spacchettare regali (già arrivato qualcosa!!!) e di mangiare una fetta di torta (no, non l'ho fatta io...uffa però con 'sta storia) parliamo di libri. Oggi vi voglio proporre la recensione di un libro che ho letto quest'estate, durante la clausura in ufficio: Ragione & Sentimento di Stefania Bertola


Ragione & Sentimento
di Stefania Bertola
Einaudi | I coralli | 224 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €17,50
31 gennaio 2017 | scheda Einaudi

La morte improvvisa di Gianandrea Cerrato, valente avvocato penalista, oltre a privare una moglie del marito e tre figlie del padre, ha delle conseguenze del tutto inaspettate. Da un giorno all'altro le quattro donne si trovano a dover riorganizzare la loro vita. Ed è Eleonora, la figlia maggiore, a cercare il modo di mandare avanti quella famiglia di femmine «variamente deragliate». Mentre la piccola Margherita vive in una dimensione parallela, Eleonora e Marianna sono divise da una visione opposta dell'esistenza e dell'amore: Marianna legge Shakespeare e crede nell'amore assoluto, Eleonora invece, impegnata com'è a sbarcare il lunario e ad arginare la follia collettiva, non è affatto sicura di sapere cosa sia, veramente, l'amore. Intorno a loro si muove il mondo, con le sorprese, l'allegria, l'inganno. La ragione e il sentimento. Perché quella è una delle grandi battaglie che ci tocca combattere nella vita. Non proprio a tutti, perché esistono esseri fortunati senza ragione, o senza sentimento. Ma la maggior parte di noi ne ha un po' dell'una e un po' dell'altro, e non sempre riesce a farli coesistere pacificamente. Quindi si lotta: si lotta da sempre e si lotterà per sempre, e per questo motivo tra tutti i romanzi di Jane Austen "Ragione e sentimento" è quello più adatto a essere periodicamente riscritto, scagliandolo dentro il tempo e i secoli che passano.
Proprio come nel Surrey sul finire del Settecento, anche in Piemonte nel 2014 un gentiluomo morì lasciando una vedova e tre figlie.
Da amante di zia Jane (si, mi permetto) ho letto diversi adattamenti e rifacimenti dei romanzi della celebre scrittrice inglese. Alcuni riusciti, altri delle vere e proprie schifezze (ancora mi sanguinano gli occhi solo al ricordo di quella roba con gli zombie). Quando mi sono imbattuta in questo libro mi sono avvicinata colta dalla curiosità, soprattutto perchè scritto da un'autrice italiana, ma anche fiduciosa visto l'editore. 

@Foto di nonmisvegliate da Pixabay
Stefania Bertola porta in terra piemontese la celebre storia delle sorelle Dashwood, qui nei panni di Eleonora, Marianna e Margherita Cerrato, rimaste orfane di padre e praticamente nullatenenti. La storia a grandi linee è quella del modello ben più famoso, ma trasportata nella Torino dei giorni nostri. Un gioco, un piccolo esperimento che però non sortisce a mio avviso l'effetto sperato. Mi spiace, ma la storia di Eleanor e Marianne, il loro modo di vedere il mondo e la vita trasportati in questo modo nella nostra epoca stride e fa fare più di una smorfia. Un bel tentativo, certo, ma che cozza sotto diversi aspetti. In primo luogo quelli prettamente narrativi. La società Regency è ben diversa da quella moderna, come lo sono diversi meccanismi, culturali, sociali, giuridici che la caratterizzano e che non riescono a trovare un esatto corrispettivo oggi. Così la mancata vita sociale delle sorelle, la bolla di sapone in cui si trovano a vivere è, ad esempio, qualcosa difficile da mandare giù. Ma questa è la sola punta dell'iceberg. La vera montagna di ghiaccio contro cui il lettore si vede inesorabilmente sbattere contro è il linguaggio e a volte l'atteggiamento delle due sorelle più famose della letteratura inglese. Mi spiace, ma sentire Eleonora spronare la Marianne a... no vabbè meglio citare per farvi capire:

- Ma quale percorso. Marianna, apri bene le orecchie. Hai ventiquattro anno e non hai mai fatto l'amore. Hai perso già almeno sette od otto anni di una delle massime figate della vita. Vedi di recuperare, per favore!

Si esatto, avete capito bene. Non si può sentire. Senza contare che non basta infarcire un libro di parole come figata e simili per rendere un racconto "moderno". Jane Austen ha creato a cavallo tra '700 e '800 un romanzo di per se già moderno e audace, in cui con sguardo critico e ironico metteva in luce i difetti di una società infarcita di buone maniere e perbenismo, ma che era quanto di più maschilista e classista poteva esserci. 
Ho capito il senso di questo libro, ho capito la volontà di rendere evidente che ieri come oggi bisogna lottare per avere la propria felicità e per trovare il giusto equilibrio tra la ragione e il sentimento, ma non ho apprezzato il modo in cui tutto questo ci viene raccontato, forzato e a tratti irritante, con un linguaggio finto formale in una finta buona società. 

Non c'è niente da fare, a volte questi esercizi letterari non riescono, non hanno senso e non vanno né giù né su. Un consiglio? Lasciate perdere questi pallidi tentativi e attingete invece alla fonte originale, ne guadagnerete un ricordo di lettura indelebile e unico. 

Alla prossima




4 commenti:

  1. Concordo con la tua recensione sul libro. Buon compleanno

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  2. Tanti auguri! Riguardo al libro invece sono piuttosto preoccupata perché ce l'ho in libreria da un bel po' in attesa di essere letto. Di solito la Bertola mi diverte molto, ma un passo falso capita a tutti!

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    1. Io è il primo che leggo di suoi libri ma francamente anche l'ironia l'ho trovata piuttosto forzata e stonata rispetto al racconto. Ma forse l'ho preso male io. :/

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