lunedì 30 settembre 2019

Recensione: Il gioco del silenzio - Rob Keller

Buongiorno lettori!
Ultima recensione per il mese di settembre. Oggi vi parlerò di Il gioco del silenzio di Rob Keller, per la cui copia ringrazio DeA Planeta Libri e Francesca Rodella.


Il gioco del silenzio
di Rob Keller
DeA Planeta Libri | 330 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €16,00
24 settembre 2019 | scheda DeA Planeta Libri



Cristina era una criminologa, forse la migliore, ma ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno di suo figlio Leone, che soffre di un disturbo di iperattività. Ma questa è solo la versione ufficiale, che ha creato per ingannare persino se stessa. La verità è che l'ultimo caso della sua carriera l'ha letteralmente distrutta, costringendola a cambiare vita e a rifugiarsi in una routine scandita da rigorose abitudini. Poi, un giorno, il telefono squilla. Uno zio a lei molto caro si è suicidato, nel paese sul lago di Como dove è cresciuta e dal quale è fuggita molti anni prima. Troppi incubi, troppi fantasmi, per Cristina, in quelle acque scure e profonde. Tornare sul lago significa ritrovare suo padre, con il quale ha un rapporto tormentato, e soprattutto rimettere piede nella Villa degli Orologi, la spaventosa tenuta dalla quale i Radlach controllano non solo gli affari di tutta la zona, ma anche le vite di chi vi abita. La donna resiste con ogni forza alla tentazione di indagare sulla morte dello zio, perché intuisce che la verità si annida nel groviglio di segreti che lega la storia della sua famiglia a quella dei Radlach. Ma quando Leone troverà in soffitta un orologio da taschino con una misteriosa dedica, diventerà impossibile non aprire il cassetto doloroso dei ricordi.

Ci sono case che custodiscono misteri. Giardini senza fiori. Famiglie senza amore.

Dopo una fase in cui leggevo thriller su thriller, ultimamente mi sto un po' allontanando dal genere, per un semplice motivo: la mancanza di originalità. E ahimè, anche nel caso di Il gioco del silenzio ho ritrovato questo difetto

@Foto di McCloudy da Pixabay
Cristina è una criminologa in congedo, per così dire. Dopo la fama per un caso decide infatti di mettere da parte il lavoro e di occuparsi solo di Leone, il figlio di 8 anni. Per partecipare al funerale dello zio Francesco, Cristina con prole e marito torna nel suo paese natale, Cadenabbia, sul lago di Como. E qui è costretta a riaprire una fase della sua vita che da troppi anni aveva deciso di accantonare. Una villa piena di orologi, una famiglia ricca e potente, morti misteriose e leggende fanno da cornice ad una indagine divisa tra passato e presente.

Come avrete capito da questa trama risicata che vi ho proposto, non ci sono tantissime novità in questo romanzo, che speravo mi avrebbe stupito ma che invece mi ha fatto storcere il naso abbastanza presto. Partiamo col mistero finale (si sono strana), quello che secondo logica dovrebbe lasciare il lettore a bocca aperta e che invece, grazie ad anni di visione di Signora Fletcher e Beautiful, avevo intuito più o meno a pagina 10. Capirete che quindi una a fine lettura ci rimanga anche un po' male. Ma il problema non è solo il finale. Ho trovato il libro abbastanza pieno di cliché e di nonsense. La
famiglia talmente ricca e potente da far chiudere indagini e la bocca a tutti; i segreti (mica tanto segreti) riguardanti i membri della suddetta famiglia, le leggende sul lago, sui boschi, sulla villa. E qui mi fermo un attimo, perché se avete notato ho usato il plurale. L'autore ha usato tutte le leggende possibili e immaginabili e le ha messe in un solo paesino: il mostro lacustre sulla falsa riga di Loch Ness ( e che poi non ha una spiegazione o una chiusa, c'è e basta), la dama bianca, quella con le dita mozzate, Ghita che gironzola indisturbata apparendo qua e là. Insomma, se siete deboli di cuore evitate il lago di Como (mica bella come pubblicità per il turismo in zona).

L'elemento che però più mi ha dato fastidio è la stessa protagonista, Cristina. Un personaggio debole e senza spina dorsale, che più che portare avanti la storia si fa letteralmente trascinare. L'autore ci dà poi spiegazioni sul perchè è così ma sinceramente? Anche qui ho trovato motivazioni poco incisive, come se servisse una spiegazione e non fosse venuto in mente niente di meglio. Il problema è che è di un thriller che stiamo parlando, ma se non hai una storia e non hai una protagonista cosa ti resta? Gli orologi. Anche qui, pensi debbano avere un ruolo, una motivazione, invece... no niente.

Ma sapete, io sono donna e lettrice propositiva quindi vi dirò, nonostante i difetti e il poco appeal questo libro si legge bene e velocemente, ha un buon ritmo.

Un nuovo buco nell'acqua per la sottoscritta coi thriller, riuscirò a trovarne uno che mi faccia riappacificare col genere?

Alla prossima



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