martedì 29 gennaio 2019

Recensione: L'acquaiola - Carla Maria Russo

Buongiorno lettori,
per il secondo giorno di fila vi propongo una recensione. È un periodo un po' sfigato, per quanto mi riguarda, con la terza lettura di fila che poco mi ha soddisfatta. Oggi vi parlo de L'acquaiola di Carla Maria Russo.


L'acquaiola
di Carla Maria Russo
Piemme | Piemme | 249 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €17,90
2 ottobre 2018 | scheda Piemme

Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.

Non sa immaginare, Maria.
Non sa pensare al futuro come a un'entità autonoma, diversa dal presente, a uno spazio vuoto che può essere riempito di sogni, speranze e desideri. Per lei il tempo più lontano è l'alba del giorno successivo, le speranze e i desideri spaziano nell'ambito angusto della sopravvivenza.

Avevo letto solo pareri positivi su questo libro e io stessa ero molto curiosa di leggerlo. Vuoi il poco tempo solo ora è giunto tra le mie letture. La storia parla di Maria, l'acquaiola appunto. Siamo a cavallo tra '800 e '900 e Maria ha da sempre dovuto lavorare duro, spaccarsi le mani e la schiena nei campi, nei pascoli, persino nella vicina cava pur di mantenere se stessa e di restare indipendente. Maria basta a se stessa, non sente il bisogno di alcun legame e soprattutto di un marito che gli imponga cosa e come fare. Seguiamo quindi la sua vita, su e giù per le montagne, a portare acqua alla Casa Grande dove vive la famiglia di Luigi, ragazzo bene che però sente l'arretratezza del territorio in cui vive e che vuole poter studiare e conoscere. Tante vicende e soprattutto tanti personaggi punteggeranno le loro vite.

@Adolfo Tommasi, L'acquaiola
Nonostante non abbia fatto alcuna fatica nel leggere questa storia, non sono uscita del tutto convinta dalla sua lettura. Ci sono, infatti, diversi aspetti che mi hanno confusa e tenuta un po' sulle mie, in primis la sua protagonista. Maria è il perno intorno a cui gira tutta la storia. È una ragazza prima, una donna poi, instancabile e pronta a tutto pur di non dover dipendere da qualcuno, pur di non dover rinunciare alla sua libertà. Lavora duro, durissimo, tanto da fare anche lavori che all'epoca erano esclusivo appannaggio degli uomini. Chiacchiere che la circondano ci sono, ma in generale è ben vista e ben voluta. Io non amo molto personaggi e persone dedite al martirio e Maria mi ha dato molto questa idea. La sua sete di indipendenza supera il limite consentito e la porta ad una vita fatta di cosa? Lavoro solo lavoro. Capisco i tempi e la condizione sociale, ma questo non è vivere. Questo è eccesso di orgoglio. Non sono riuscita mai a provare una qualche simpatia per questa donna, colpita  capitolo dopo capitolo da una sfortuna dopo l'altra. È un personaggio che riesce a privare il lettore di qualsiasi accenno alla speranza durante la lettura, tanto che già dopo le prime pagine sapevo che non sarebbe andata bene, che non ci sarebbe stata neanche una scintilla di vera positività. 

Altro aspetto che mi ha confusa è stato il ritmo del racconto. Tra un capitolo e l'altro passano a volte anni, altre mesi, e il lettore, che non riesce mai a capire esattamente in che punto della storia si trovi, è costretto a fare avanti e indietro, rileggere, magari ricontrollare, farsi due conti sulle nascite. A volte  ho proprio percepito la fretta di giungere alla fine, come se qualcuno ci rincorresse. Avrei di gran lunga preferito un po' più di calma, magari una finestra temporale meno ampia o meno personaggi, ma comunque un ritmo più tranquillo. Anche perché in questo modo alcune cose poi vengono lasciate per strada, mandate in America e dimenticate o, peggio, ci si inventa uscite di scena di personaggi in modo strano. 

Altro aspetto stridente è il linguaggio. L'autrice, a mio avviso, ha una bella scrittura, evocativa e poetica, ma in questo contesto mi è sembrata un po' troppo ricercata, poco adatta ai personaggi e ai luoghi descritti. So che in passato si è concentrata su romanzi storici e penso che sia sicuramente un genere più adatto alla sua penna (tanto che vorrei recuperare i libri su Caterina Sforza).

Io e questo breve libro non ci siamo proprio presi, cose che capitano.

Alla prossima


4 commenti:

  1. Peccato, ma è sempre interessante leggere anche i pareri contro. Il romanzo mi affascina comunque. ☺️

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    1. Ah si, per fortuna ci sono anche i pareri diversi, se no sai che noia! :)

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  2. Questo romanzo mi attira. Credo che gli darò comunque una possibilità :)

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    1. Fai bene, magari a te piace! A chi è piaciuto lo ha proprio amato se ho capito bene ;)

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