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[BookSwiffer] Recensione: La ragazza con la Leica - Helena Janeczek

Buongiorno lettori!
Oggi è il mio turno per dare una bella pulita in giro e liberarmi di una lettura ferma sugli scaffali da qualche tempo. Laura La Libridinosa e Bacci (anche detta Stefania) di Due lettrici quasi perfette hanno scelto un libro tra i 5 che anche questo mese gli ho proposto per l'appuntamento con Bookswiffer. La mia cinquina era questa (notare la ancora allegra atmosfera natalizia):


...e loro hanno scelto Cento giorni di felicità di Fausto Brizzi. No, non sono impazzita e non ho sbagliato titolo. La loro scelta (anzi quella di Laura per la precisione) era stata quella ma... mi faceva venire l'angoscia. Lo so che è divertente e tutto il resto, ma arrivata a pagina 50 stavo già valutando di andare a rifare le analisi e io così non ci so vivere. Quindi le ragazze sono state così carine da scegliere un'altra lettura (anche perché rischiavano telefonate all'una di notte da una sottoscritta in preda al panico) e hanno optato per il Premio Strega 2018 La ragazza con la Leica di Helena Janeczek.


La ragazza con la Leica
di Helena Janeczek
Guanda | Narratori della Fenice | 333 pagine
ebook €10,99 | cartaceo €18,00
7 settembre 2017 | scheda Guanda

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l'amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l'irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt'altro motivo, a dare l'avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l'ascesa del nazismo, l'ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l'ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.


Vivere a tutti i costi, ma non a ogni prezzo, Gerda lo desiderava più di tutti loro messi insieme. E infatti superava i vincoli e gli ostacoli frapposti a quel desiderio con un impulso irrefrenabile, uno slancio che solo la mole d'acciaio di un cingolato era riuscito a stritolare.

Il vincitore del Premio Strega 2018 poteva essere un gran libro, ma non lo è. È un romanzo ostico, difficile da leggere e da comprendere nella sua totalità, che mi è sembrato avere un inizio ma non una reale fine. 
Robert Capa fotografato da Gerda Taro
(@icp.org)

Al centro nel racconto c'è ovviamente la figura di Gerda Taro, la prima fotoreporter donna morta in azione. Era l'estate del 1937 quando in Spagna un carro armato la stritolò, lasciando la sua memoria nelle foto dure e vivide che aveva scattato. Gerda muore ad appena 27 anni, neanche compiuti, e lascia dietro di sé il ricordo di una ragazza piena di vita e di spirito. Attraverso tre suoi amici l'autrice ci propone il ritratto di questa ragazza morta troppo presto, pioniera del fotogiornalismo ma anche di un modo di essere donna incredibilmente moderno e attuale.

L'autrice ci consegna una storia forte e appassionante. Dove sta il problema vi starete chiedendo? Semplice, nel come ci viene proposta questa storia. Personalmente credo nel modo sbagliato, in un modo che più che altro crea confusione. 
Prima di tutto ci approcciamo alla figura di Gerda (ma anche a quella di Robert Capa) attraverso gli occhi e i ricordi di altre persone. E non ci sarebbe niente di male se non ne uscisse fuori una figura troppo idealizzata e sfuggente. Si fa quasi fatica ad avere un'immagine fissa di questa donna. Essendo la protagonista mi sarei aspettata di vederla più netta, più presente, più forte anche nella resa del romanzo. Gerda ha una personalità decisa e strabordante che qui invece viene quasi soffocata dalla miriade di fatti, fatterelli e discorsi intrapresi dal narratore di turno. 

@it.wikipedia.org
È un romanzo, è vero, ma leggendolo non ne ho avuto il sentore. Mi sembra più che altro un mosaico di memorie cucite insieme, a metà strada tra un saggio e appunto un memoriale. Anche per questo Gerda finisce sempre in secondo piano a favore del pensiero degli amici, dei loro ricordi, ma anche delle loro vite. Gerda è il tassello che li unisce, è la luce che li ha affascinati ma anche delusi e a volte feriti. Ma nonostante ciò non abbiamo mai la sensazione di aver afferrato questa figura, di cui alla fine sappiamo in realtà poco o niente. 

Questo romanzo doveva tirare fuori dall'ombra una donna che, seppur giovanissima, ha fatto al storia,  doveva dare anche a lei quel riflettore in più, staccarla dal ruolo di compagna del famoso Robert Capa. Lo fa? Solo in parte, limitandosi ad un vorrei ma non posso. 

Quello in cui riesce bene è invece nel parlarci di una generazione particolare, che spesso perdiamo di vista, quella dei ragazzi degli anni '30, quella del troppo tardi per la Guerra di logoramento e del troppo presto per la Seconda Guerra Mondiale. È la generazione della formazione dei fascismi, della crisi economica, degli emigrati in fuga da un futuro ancora più terribile. C'è la lotta sindacale, la propaganda clandestina, l'incredulità per un futuro che da lì a poco sarebbe arrivato. Ecco, qui forse abbiamo il vero punto di forza di questo romanzo, un romanzo sicuramente ambizioso ma che inciampa su una struttura e a volte un linguaggio troppo ricercato, che cerca l'effetto ma che non fa altro che allontanare di più il lettore da quello che ne doveva essere il vero cuore.

Alla prossima


Commenti

  1. Io non seguo molto i premi letterari, ma ho letto parecchie recensioni che, come la tua, hanno dato un giudizio non troppo positivo di questo libro che in generale sembra avere deluso un po' tutti. La storia della Taro e di Capa è senza dubbio interessante, ma comincio a domandarmi se valga la pena recuperare questo libro.

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    Risposte
    1. Ti dico, col senno di poi sono stati soldi abbastanza buttati. La storia in se è molto bella, passionale, ma è resa malissimo. Continuo a domandarmi come abbiano potuto far arrivare Balzano secondo, che invece è bello bello.

      Elimina

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