venerdì 11 gennaio 2019

Recensione: Il delitto di Agora. Una nuvola rossa - Antonio Pennacchi

Buongiorno lettori!
Come proseguono le vostre letture? Io mi devo ancora riprendere dalla lettura del nuovo libro di Antonio Manzini, di cui vi parlerò sicuramente lunedì (bello iniziare la settimana con Manzini!). Intanto vi lascio con la recensione di Il delitto di Agora. Una nuvola rossa di Antonio Pennacchi.


Il delitto di Agora. Una nuvola rossa
di Antonio Pennacchi
Mondadori | Scrittori italiani e stranieri | 215 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
27 novembre 2018 | scheda Mondadori

"Io questo libro non lo volevo fare. Non avevo nessunissima intenzione di impicciarmi in questa storia." E invece, il romanzo alla fine su carta ci è arrivato lo stesso. Ma cos'aveva di particolare "questa storia" per disturbare tanto l'autore Antonio Pennacchi, e allo stesso tempo per convincerlo a impicciarsi? Tutto inizia ad Agora, un "paesaccio" sull'Agro Pontino, che una notte di fine febbraio diventa il teatro di un cruentissimo delitto: Loredana ed Emanuele, giovani fidanzati, vengono ritrovati uccisi da centottantaquattro coltellate. A scoprire i cadaveri sono il padre e il fratellino della ragazza, insieme a Giacinto, un amico delle vittime, ovviamente le prime tre persone informate sui fatti che la polizia interroga. Presto però arriva il turno di parenti, amici e semplici conoscenti, un caleidoscopio di voci che l'autore di "Canale Mussolini" rincorre e restituisce, un coro disarticolato da cui piano piano emergono discrepanze di orari, comportamenti incongruenti, alibi poco attendibili, tutte cose che mal si combinano con l'urgenza tipica dell'essere umano di trovare sempre e comunque un colpevole... anche a costo di accanirsi su probabili innocenti. Ispirato a fatti realmente accaduti ma rielaborati con le armi della scrittura e dell'invenzione letteraria.

"Ognuno di noi può essere un assassino", dice il Penalista: "Tutti, in determinate condizioni, possono perdere il controllo e arrivare ad uccidere".

La mia curiosità per questo libro nasce da quelle prime righe riportate nella sinossi: 

Io questo libro non lo volevo fare. Non avevo nessunissima intenzione di impicciarmi in questa storia.

Il delitto di Agora è in realtà una riedizione, molto rimaneggiata, di un romanzo scritto da Pennacchi nel 1998 sotto il titolo di Una nuvola rossa. Era questo il libro che Pennacchi non voleva scrivere, questo il giallo in cui non voleva infilarsi. E invece eccoci qua, 20 anni dopo, davanti ad un romanzo uguale ma diverso, in cui l'autore narra un fatto di cronaca realmente avvenuto, la morte di due ragazzi nel paesaccio di Agora sui monti Lepini (Agora è un paese immaginario, ma l'omicidio avvenne a Cori). Una morte strana per l'efferatezza e la giovane età dei due ragazzi ma anche per la cronologia degli eventi che porta ad avere pochi sospettati, pochi alibi ma tante testimonianze di chi ha visto o sentito qualcosa, testimonianze che a volte collimano e volte si scontrano e che fanno brancolare polizia e carabinieri nel mondo delle ipotesi, lasciando il dubbio anche all'autore che, nel cercare di raccapezzarci qualcosa, si ritrova ad indagare anche sull'essere umano, sulle sue paure ma soprattutto sulla sua violenza. 

@compagniadeilepini.it

Questo è uno di quei casi in cui un libro mi lascia interdetta. Non avevo mai letto nulla di Pennacchi, pur conoscendo la fama del suo Canale Mussolini, già vincitore del premio Strega, e averlo conosciuto con questo romanzo, o romanzo rimaneggiato, non credo lo abbia favorito nella mia personalissima classifica degli autori. Cosa è andato storto? 

Abbiamo tutta una prima parte piuttosto ostica da leggere, in cui l'autore si affida quasi completamente ai verbali degli interrogatori di polizia o dei carabinieri, alternandoli qua e là a degli excursus storici, archeologici o etnografici su Agora, su monti Lepini e sul'Agro Pontino. Paradossalmente le parti più interessanti sono state proprio queste, quelle in cui vengono descritti i luoghi, come si sono formati, la loro storia e la loro mitologia. In questo Pennacchi è proprio bravo, riesce a catturare il lettore, a farlo quasi viaggiare nel tempo. Peccato che non siamo davanti ad un trattato o ad un saggio ma a quello che l'autore definisce egli stesso un giallo. Lui non lo voleva scrivere questo giallo e forse non avrebbe dovuto, o comunque si sente la riottosità nei confronti di questa storia, che non sente sua. Le testimonianze, gli eventi che hanno portato alla scoperta dei corpi, è tutto molto freddo distante, ancor più perchè scritto con il burocratese tipico dei verbali di polizia. Ho avuto proprio la sensazione di avere davanti pezzi di narrazione completamente scollegati tra loro

La seconda parte è sicuramente più fluida, meno spigolosa rispetto al resto, in cui il narratore prende finalmente in mano la situazione e fa quello che doveva fare fin dall'inizio: raccontare. Tuttavia anche qui troviamo pezzi di giallo e intermezzi filosofeggianti che spuntano tra una riga e l'altra, dando una vera e propria spallata al racconto e mettendo l'efferato omicidio in un cantuccio. 
Lui questo libro non lo voleva fare e non lo fa veramente, tanto che ad un certo punto la morte di questi due ragazzi viene messa quasi da parte e loro due, Emanuele e Loredana, spariscono praticamente dalla scena e dall'interesse del lettore. 

Non mi è piaciuto. L'ho trovato un romanzo egoista, se mi passate il termine, in cui è più importate l'estro momentaneo dell'autore che vuole raccontare la propria terra o la propria idea della natura umana; invece la morte di quei due ragazzi diventa un semplice appiglio per fare tutto ciò. 
Deludente.

Alla prossima


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