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[Bookswiffer] Recensione: L'uomo nero e la bicicletta blu - Eraldo Baldini

Buongiorno lettori!
Anche per questo mese è tempo di pulizie (questa volta veramente di primavera) con la rubrica Bookswiffer! Mastrolindo spostati con la tua tutina bianca, ci siamo noi! Io, Laura La Libridinosa e la Bacci di Due lettrici quasi perfette, pronte a mettere mano alle nostre librerie, raggiungere gli angoletti più polverosi e tirare fuori libri convinti di potere andare in pensione mai letti e mai aperti. Eh no! Ogni mese ognuna di noi tira fuori ben 5 libri tra cui le altre sceglieranno per lei una prossima lettura. La mia cinquina per questo mese era: 

  • L'uomo nero e la bicicletta blu - Eraldo Baldini, Rizzoli Bur
  • Signore e signori - Alan Bennett, Adelphi
  • Il party - Elizabeth Day, Neri Pozza
  • Il mio anno di riposo e oblio - Ottessa Moshfegh, Feltrinelli
  • Una rivoluzione sentimentale - Viola Ardone, Salani
Hanno scelto per me *rulloditamburiinutileperchèc'èscrittoneltitolo* L'uomo nero e la bicicletta blu di Eraldo Baldini.


L'UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU
di Eraldo Baldini
Rizzoli Bur | Contemporanea | 266 pagine
ebook €6,99 | cartaceo €14,00
1 ottobre 2019 | scheda Rizzoli Bur

È il 1963 in un piccolo borgo della campagna romagnola, dove il tempo sembra essersi fermato. Gigi ha 10 anni e a farlo sognare sono la bicicletta blu da ventimila lire vista in una vetrina, e che la sua famiglia non può permettersi, e la sua amica Allegra, figlia del direttore della banca da poco trasferito in paese. Il padre vende bestiame, ma gli affari vanno male, il nonno, reduce della prima guerra mondiale, impugna il fucile a ogni occasione e il diabolico fratellino Enrico riesce a spacciarsi per un angioletto e ad averle sempre tutte vinte. Gigi si inventa mille lavori per comprarsi l'oggetto dei suoi sogni, muovendosi in un mondo pieno di personaggi sgangherati, come il Carlino con il suo testicolo enorme, il "Morto" che, dato per defunto, era poi ricomparso tra lo sconcerto generale, e la vecchia "Tugnina", con le sue favole, invariabilmente concluse dall'Uomo Nero che si mangia tutti. Fino a quando, in un pomeriggio di ottobre, l'Uomo Nero esce dalle fiabe per porre fine alla spensieratezza dell'infanzia. E quel meraviglioso 1963 diventa l'anno in cui tutto cambia.
È il 1963. L'anno del Vajont, della morte di Marilyn Monroe e di JF Kennedy, della Democrazia Cristiana, di Aldo Moro Presidente del Consiglio. Ma è anche l'anno che Luigi, detto Gigi, non dimenticherà mai...
Come faccio a essere sicuro che era proprio il 1963? Oh, non posso sbagliare, perchè di quell'anno non mi sono mai dimenticato, né mi dimenticherò mai. Fu quello in cui ero innamorato di una bicicletta blu che costava troppo e di una bambina con cui pareva di non stare mai abbastanza. L'anno in cui le cose e la mia vita cambiarono, e di molto. 
Gigi ha 10 anni, quasi 11, quando vede per la prima volta quella bici che segnerà quell'anno, bella bellissima, ma dallo spropositato costo di 20 mila lire. I genitori sicuro non possono permettersela, anzi il lavoro del papà non va proprio, quindi Gigi decide di passare l'anno tra lavoretti e idee bizzarre per mettere da parte il necessario. È a scuola, invece, che vede per la prima volta Allegra, trasferitasi con i genitori dalla grande città al paesino dell'entroterra ravennate in cui vive da sempre Gigi. Anche lei è bella e a differenza delle altre bambine... beh è speciale. Allegra con i suoi occhi azzurri segnerà per sempre quell'anno e la vita intera di Gigi.

Dietro l'acquisto di questo libro c'è la Monti ( eh si, qui facciamo nomi e cognomi!). In una calda giornata di settembre, in giro insieme per Ravenna (praticamente l'ultima volta che ho superato i confini del mio comune prima delle nuove restrizioni) siamo andate in libreria insieme e mi ha suggerito di leggere qualcosa di Eraldo Baldini. Con ancora il libro di Viola Ardone Il treno dei bambini nel cuore, ho scelto L'uomo nero e la bicicletta blu, che appunto ci racconta l'anno strano, difficile e crudele di Gigi, undicenne della provincia ravennate alle prese con il primo amore, con i primi sbuffi di indipendenza e con la ricerca del proprio posto nel mondo. Il racconto in prima persona di Gigi è un romanzo di formazione e crescita che però racchiude anche qualcosa di più, qualcosa di oscuro, un'ombra che si avverte fin dalle prime pagine e che riaffiora qua e là per poi apparire prepotente in un finale che vi strazierà il cuore.

Per gran parte del libro ho avuto una doppia reazione alla lettura. Da una parte adoravo Gigi e il suo modo di guardare il mondo, innocente e confuso, la voglia di essere grande ma di avere anche un posto speciale in seno alla sua famiglia e alla comunità che lo circonda, la gioia di correre per le stradine di campagna e il desiderio febbrile di fare colpo nel cuore di quella bambina gentile ed elegante, che è talmente bella e per bene da sembrare venire da un altro mondo. E da un altro mondo in effetti Allegra viene. Non deve dividere la stanza e l'amore dei genitori con il fratellino Enrico, petulante, viziato e approfittatore, non deve piegarsi alla paura della povertà, ai no continui di una madre che vive non per esser felice per fare da paciere nelle mura domestiche, dover assistere al declino del padre che perde il lavoro e non sa come portare avanti la famiglia se non con urla e privazioni. Gigi lo vedi subito, è un bambino cresciuto troppo in fretta. 
D'altra parte però i continui aneddoti, ricordi, episodi che distraggono lettore e protagonista dal filo principale della storia mi sono sembrati a volte eccessivi, a volte irritanti, altre infiniti. Erano necessari ai fini del racconto? Beh si, perchè danno un quadro preciso del mondo in cui Gigi nasce e cresce, in cui si scontra con le sue prime delusioni e soprattutto con il suo primo, grande dolore. È grazie a questi racconti a catena che conosciamo Bagnago, paesino di fantasia, e i suoi abitanti, gli amici di Gigi ma anche figure oscure e strane. Tuttavia sono stati veramente troppi, a volte mi hanno fatto perdere il filo del discorso, altre non ne capivo il quid. 

Fin qui quindi il racconto mi aveva preso ma anche un po' irritato, facendomi fare lo slalom tra una digressione e l'altra per riuscire a seguire quel 1963, quell'anno così importante. Insomma, era uno di quei romanzi che leggi ma per cui non ti strappi i capelli. 
Quello che non avevo considerato erano le ultime 40 pagine, che sono state un colpo al cuore. Il finale di questo libro è stato tanto straziante quanto rivelatore di quell'ombra che avevo avvertito qua e là e di cui ancora non riuscivo a vedere i confini. Quell'Uomo Nero che non è solo il frutto del racconto della vecchina di paese ma è qualcosa di ben più tangibile e pericoloso. Gigi cresce in fretta è vero, in queste ultime 40 pagine non abbiamo più davanti un bambino, ma un ragazzo che ha subito in poco più di 24 ore tanti dolori messi insieme, la delusione, la paura, l'orrore e infine il vuoto, quello pesante che ti preme sul cuore e ti svuota. 

Prima di quelle 40 pagine avrei liquidato questo romanzo come carino e niente più, avrei dato il mio voto convinta che, se non proprio tempo perso, era stata una lettura che non mi aveva segnato più di tanto. Ma poi è arrivato questo finale lacerante che ti fa rileggere tutto con altri occhi. 

Alla prossima





Commenti

  1. Non gli avrei dato un soldo a questo libro ma ora dritto in wish va a finire ahahhaha sono curiosa di scoprire quelle 40 pagine ora

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