martedì 6 aprile 2021

Recensione: Lady Elizabeth - Alison Weir

Buongiorno lettori!
Sopravvissuti anche a questa Pasqua? Avanti, confessate, quanto avete mangiato? Io un botto, tra lasagna, torte salate, crostate varie. Ah e il cioccolato... quasi me lo dimenticavo. Quasi.
Prima della abbuffata domenica pasquale ho terminato Lady Elizabeth di Alison Weir. Parliamone un po' insieme. 


LADY ELIZABETH
di Alison Weir
Beat | SuperBeat | 542 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
2 novembre 2017 | scheda Beat

In una calda e silenziosa mattina di luglio del 1536, Lady Maria, figlia di Re Enrico VIII, giunge nel maestoso palazzo di campagna di Hatfield, dove la attende la sorella minore, la piccola Elisabetta. L'espressione compunta sul viso chiaro punteggiato di lentiggini, la bambina è stata causa di sofferenze e dolori inenarrabili per la figlia maggiore di Enrico VIII. La sua nascita, infatti, l'ha privata di tutto ciò che aveva di più caro: sua madre, la Regina Caterina, ripudiata a favore dell'intrigante Anna Bolena, il suo rango, le prospettive di salire al trono e trovare un marito e, infine, l'amore di suo padre, il re. I pericolosi rivolgimenti di un fato crudele hanno, però, ora cambiato anche la sorte di Elisabetta. La madre della bambina, Anna Bolena, è stata giustiziata nella Torre di Londra con l'accusa di tradimento, e Maria può provare soltanto dispiacere per la sorella nel comunicarle la terribile notizia. Privata del ruolo di erede legittima, chiamata dalla servitù semplicemente «lady» e non più «principessa», Elisabetta sembra soccombere al suo triste destino di «bastarda», così come prevede la legge inglese. Attraverso scandali privati e pettegolezzi pubblici, successioni legittime e contestate, si ritroverà, tuttavia, un giorno sull'ambito trono d'Inghilterra, celebrata come l'iconica Regina Vergine.

Il cuore prese a martellarle nel petto, mentre si alzava. Era giunto il momento, ne era certa, e, mentre si costringeva a sopportare quegli ultimi lunghissimi istanti d'attesa, le parve che il destino e la provvidenza l'avessero preparata da tutta la vita a quello che stava per accadere, e l'avessero preservata, al di là di tutti i problemi, le paure, gli ostacoli [...]
Era sopravvissuta a tutto quanto, e per questo scopo. Che altro avrebbe potuto pensare, se non che fosse stato Dio a volerlo?

Forse non sempre viene in mente ma Elisabetta Tudor, prima di diventare Elisabetta I e dare il suo nome ad uno dei periodi più importanti della storia inglese, fu figlia di un re, sorella di un re e sorella di una regina. Alison Weir ricostruisce in questo romanzo, uscito prima della sua serie dedicata alle mogli di Enrico VIII, gli anni in cui questa icona della monarchia inglese era solo Lady Elizabeth. 

Lady Elisabetta a 13 anni, 1546 c., William Scrots. 
Queen's Drawing Room, Castello di Windsor
(@Royal Collection Trust)

La storia ovviamente la sappiamo, Elisabetta dovette per i suoi primi 25 anni di vita barcamenarsi tra fazioni politiche, religiose e capricci di questo o quel re o regina. Fu considerata una pedina importante da usare a proprio piacimento e vantaggio da uomini di potere o scalatori sociali, ma anche una vera e propria minaccia, da temere e da eliminare. Sempre sull'orlo di finire sul patibolo, la sua fu una vita difficile, ma da cui imparò molto. Col senno di poi possiamo ben comprenderne determinate scelte politiche, ma soprattutto la sua decisione di sposare l'Inghilterra e a solo lei essere fedele, come quella di mostrarsi in tutta la sua magnificenza davanti all'avida nobiltà inglese. 

Ma di romanzo stiamo parlando e ovviamente l'autrice ha aggiunto del suo, ci ha raccontato la vita di questa che sarà una delle regine più importanti della storia attraverso anche i suoi turbamenti e la sua crescita, a volte esagerando un poco col pettegolezzo, non tanto inventando quanto indugiandovi per troppo tempo, ma comunque ricreando un ritratto quanto mai affascinante. Leggi della sua necessità di affetto, di essere amata dal padre e di ricostruire quella che fu la figura di sua madre, dei tentativi che solo una bimba può fare di darle giustizia e non puoi non dispiacerti per lei, che alla fine fu sempre e solo vittima innocente dell'avidità e della stupidità altrui. 

Maria Tudor, 1544, Master John
(@Londra. National Portrait Gallery)

Ora che sono al quarto libro di questa scrittrice ho avuto anche modo di incrociarli almeno idealmente un po'. Durante il racconto su Elisabetta infatti incontriamo Caterina (anche se attraverso le parole della figlia), Anna e Jane, ma anche Enrico, Maria stessa e Edoardo. Riusciamo quindi a vedere determinati eventi o situazione attraverso gli occhi e i pensieri di più persone che in qualche modo ne furono protagonisti. Risalta in particolare la figura di Enrico che riusciamo a vedere come padre amorevole, marito "devoto", amante volubile, re temibile. È questo un esercizio veramente interessante e che qui si può compiere grazie soprattutto alla penna della Weir sempre coerente, uniforme e soprattutto molto precisa. 

Alison Weir, che qui era al suo secondo romanzo, si conferma una volta di più una grande scrittrice, che non solo ti racconta una storia ma te la fa amare. Nonostante si sappia come andrà a finire, che Maria non condannerà la sorella minore, che le darà la possibilità di salire sul trono, la curiosità e un pizzico di suspense restano, ti fanno proseguire e leggere più di 500 pagine in un soffio, con interesse e passione. 



Alla prossima



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