Recensione: La bambina nel buio - Antonella Boralevi

Buongiorno lettori,
e buon 25 aprile a tutti! Giornata di festa certo, di riposo e magari di gite fuori porta, ma ricordiamo anche il motivo di questa giornata speciale, ossia la Liberazione dell'Italia, questo nostro paese a volte strano, a volte bislacco ma che merita di essere ogni tanto celebrato.

Solitamente in queste giornate di festa evito di pubblicare recensioni, ma questa volta devo fare eccezione per due motivi. In primo luogo sto un pochino stretta con i tempi. In secondo luogo ho proprio voglia di parlarvi di questo bel romanzo, La bambina nel buio di Antonella Boralevi, che la Baldini+Castoldi mi ha gentilmente proposto.

La bambina nel buio
di Antonella Boralevi
Baldini+Castoldi | Romanzi e racconti | 594 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €20,00
19 aprile 2018 | scheda Baldini+Castoldi
TRAMA
1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria. Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un'ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent'anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita.

Questa volta non ho nulla che voglio imparare. Sono vuota come un sacco vuoto. Ho paura, ho tanta paura. Ho paura di non farcela.
La tempesta è arrivata e mi ha spazzato via.

Conosco Antonella Boralevi di nome e fama, so che è una giornalista, che si occupa anche di tv, ma non mi è mai capitato di legge un suo libro prima di questo. Per questo all'inizio ero titubante, poi la trama mi ha convinto, anche perché prometteva un bel giallo e io in questo periodo leggerei solo gialli e thriller!

Il racconto si dipana su due piani temporali. Il 1985 e il 2017. Una bella villa veneta per il 1985, in cui si sta svolgendo un anniversario di matrimonio. Tanta gente, champagne, cibo, fuochi d'artificio, un tripudio di sfarzo e ricchezza che Paolo e Manuela possono permettersi senza problemi. Si amano, o meglio si mostrano innamorati e felici, la coppia perfetta, con il matrimonio perfetto, la villa perfetta e persino la figlia perfetta, Moreschina, 11 anni ma con l'atteggiamento già di un'adulta. La bambina è amata da tutti per il suo carattere dolce e il comportamento distino. Eppure Moreschina proprio quella sera sparisce nel nulla.
Nel 2017 siamo invece a Venezia. Piove, oh cavolo quanto piove, e la nebbia copre la città, non si vede un palmo dal naso. Emma da Londra arriva qua, in una giornata di novembre tetra e umida, ospite di un Conte amico di famiglia. Emma viene per dimenticare, per distrarsi, per voltare pagina. Ma non ci riuscirà per il momento perché da un dolore personale si trova catapultata in un mistero più grande di lei.

Se l'inizio è un po' confuso a causa dei tanti nomi che scappano di mano e obbligano spesso a tornare indietro per vedere chi è chi (e i soprannomi non aiutano), il resto del romanzo si legge veramente in poco tempo. Le quasi 600 pagine scorrono una dopo l'altra e ci si sente trascinati in questa storia misteriosa e inquietante.
Il giallo è ben congegnato. Fino a metà io ammetto di non aver capito niente e annaspavo alla ricerca di un collegamento solido tra le due storie, tra i personaggi. Poi un piccolo elemento fa finalmente accendere la lampadina. Ma niente, fino alla fine non si capisce cosa sia veramente successo nel 1985 e cosa sta succedendo nel 2017. E' un finale non facile da digerire, duro, leggerlo necessita di una buona dose coraggio, perché leggere certe cose, della bassezza a cui l'essere umano può arrivare, non è semplice. Eppure è un finale che fa quadrare il cerchio, che da una certa giustizia dove è difficile trovarla.

La protagonista è Emma, inglese, arrivata a Venezia spinta dai genitori per dimenticare un dolore enorme che l'ha colpita. Non sono subito riuscita ad inquadrarla. Alternavo momenti di compassione per la sua fragilità a momenti di fastidio per i suoi continui pianti e svenimenti. Mi sembrava una debole, ma nel senso più negativo, come se provasse gusto nel macerarsi in questo stato di eterno bisogno. Eppure piano piano, evento dopo evento Emma assume un'altra luce, quella di una donna che non ha fatto altro che dare amore e ricevere indietro schiaffi, dall'uomo che amava, dal destino. Possibile che la sua fosse una vita solo di sofferenza? Possibile che anche qui, in questa città strana, il fato non voglia lasciarla stare? Anche i segreti degli altri le toccano in sorte ora? Tuttavia questi eventi, questi pericoli in cui si trova presto immersa, sono anche l'occasione per darle la scossa, per affrontare quel ferro incandescente che sente nelle viscere e per riaprire uno spiraglio del suo cuore.

E' un romanzo che mi ha preso. Ero scettica all'inizio, la confusione delle prime pagine mi aveva un po' spaventata, così come lo stile a volte troppo ricercato (scusate l'ignora, non sapevo cosa fosse una barchessa...), eppure passata questa fase iniziale la lettura mi ha catturata ed è proceduta a passo spedito. E' un romanzo ben scritto, che da bravo thriller qual è ti tiene incollata alle pagine e ti incuriosisce capitolo dopo capitolo. La soluzione finale è un bel pugno allo stomaco, ma quale caso del genere non l'ha? Antonella Boralevi non fa altro che portare su carta le nostre paure, i vizi di una classe sociale, i loro peccati e perversione e ce li sbatte lì, vestiti di raso rosso e con un bicchiere di champagne in mano, ad aspettare che la bomba ad orologeria esploda e cambi per sempre intere esistenze.
"Avete mai guardato, Sorelle mie, dietro le porte chiuse delle case dei ricchi? Nei loro sgabuzzini puzzolenti? Voi non sapete quanto squallore contengono, quanto marciume. Voi non sapete l'odore che c'è... Non si respira lì dentro..."
Alla prossima



Crediti immagini: venessia.com

Commenti

  1. Non so se mi va di leggerlo, mi sa che lo compro in e-book almeno non spendo molto

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