26 marzo 2018

Recensione: Fiori sopra l'inferno - Ilaria Tuti

Buongiorno lettori,
oggi ho per voi una recensione speciale. In primo luogo perché il libro mi è piaciuto moltissimo e poi perché con questa recensione ha ufficialmente inizio la mia collaborazione con la libreria online Unilibro.it, che ringrazio per la copia del romanzo. Ah ma non vi ho detto di che libro vi parlerò! Di Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti

Fiori sopra l'Inferno
di Ilaria Tuti
Longanesi | La Gaja Scienza | 366 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €16,90
4 gennaio 2018 | scheda Unilibro.it


TRAMA
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».

"Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l'inferno"
Già prima che il 2018 facesse capolino, tra i blog e chi di settore si sussurrava il nome di Ilaria Tuti e il titolo del suo libro. La curiosità era tanta e io... ho aspettato. Ebbene  si, mi incuriosiva (fin dal breve estratto apparso su Il Libraio) ma tra una cosa e l'altra rimandavo sempre. Ma finalmente è arrivato anche per me il momento di immergermi tra le pagine di Fiori sopra l'inferno (spinta anche dalla recensione della Bacci di Due lettrici quasi perfette). Ho sbagliato ad aspettare tanto, dovevo decidermi prima, anche perché leggerlo mentre fuori nevicava sarebbe stata veramente la ciliegina sulla torta. E invece, ahimè, fuori è freddino ma il sole imperversa.
credits: pixabay

Se dovessi riassumere questo romanzo con una parola direi... inquietante. Io non sono una che si impressiona leggendo, non mi nascondo sotto le coperte sperando che il mostro di turno non si annidi sotto al mio letto o nell'armadio, ma... cavoli ragazzi, questo romanzo è proprio inquietante. Non tanto le parti più macabre, che ci sono sia ben chiaro, quanto quelle di ricerca, dove chi indaga, ma anche gli abitanti del villaggio di Travenì, sente in continuazione gli occhi dell'assassino addosso. Anzi non assassino, ma serial killer perché fin dall'inizio il commissario Teresa Battaglia ne è sicura: non ha finito, colpirà ancora e ancora e lo farà non come un uomo ma come un animale, con puro istinto. Il commissario Battaglia è davanti a qualcosa di nuovo, di mai visto o mai studiato. In lei scatta la paura ma anche la curiosità di capire chi e perché compie questi efferati delitti.

Parlare di questo romanzo non è semplice, perché ci sarebbero tantissime cose da dire ma bisogna stare attenti a non rivelare troppo. Parto dalla storia che Ilaria Tuti ha scritto. E' una storia complicata sulle prime, che presenta tanti fili narrativi che non capisci come possano incontrarsi o avere qualcosa di comune. O meglio, avverti che qualcosa c'è ma non riesci, se non ad un certo punto, a trarre le adeguate conclusioni.
Diverse storie, diversi piani temporali, in comune un luogo, quelle terre che l'autrice conosce bene e che ha presentato in tutta la loro meraviglia in queste pagine. Travenì è un paesino tra le montagne, circondato da una natura tanto bella quanto difficile e a volte ostile, soprattutto quando la neve la ricopre. Freddo, boschi, orditi e percorsi appena battuti. La comunità che lo abita è quella che un po' tutti abbiamo in mente: gente fiera, che vive le sue montagne da padrona e che diffida da tutti coloro che vengono da fuori, da quegli stranieri che non portano niente di buono. Non importa se Teresa Battaglia e la sua squadra siano lì per trovare un serial killer e liberarli dalla paura, sono forestieri.


Lo psichiatra René Spitz ha veramente realizzato esperimenti di deprivazione affettiva per analizzare il rapporto madre-figlio. Tra il 1945 e il 1946 mise a confronto due gruppi di bambini appena nati. Il primo era composto da 220 bambini di donne in carcere che avevano occasione di occuparsi dei figli anche dal punto di vista affettivo. Il secondo invece da 91 bambini ospitati in orfanotrofio a cui erano somministrate cure materiali (nutrizione e igiene) ma non affettive. Nel secondo gruppo Spitz notò presto un quadro clinico preoccupante: ritardi nella crescita e nello sviluppo cognitivo e motorio, inespressività, spassi muscolari, abbassamento delle difese immunitarie. 


credits: survival interational
La vera protagonista del romanzo è però Teresa Battaglia, un personaggio diverso dagli altri, un commissario che, tra i tanti della letteratura, ancora mancava. Teresa non è la classica poliziotta, è avanti con gli anni, appesantita nel fisico, diabetica con la passione delle caramelle. Vorrebbe poter essere sempre in prima linea, buttarsi nelle ricerche, perlustrare palmo palmo quelle foreste buie e ostili. Ma non ce la fa, il suo corpo non la sorregge più, ma è anche la sua mente che la preoccupa. I vuoti di memoria si fanno sempre più frequenti, le parole rotolano sulla lingua e tornano indietro. Qualcosa le sta succedendo dentro e lei non riesce a farsene una ragione. Una donna a metà, una poliziotta a metà lei non lo vuole essere. Ilaria Tuti ci ha presentato una protagonista diversa, tanto forte nel carattere, a volte irritante, quanto fragile nell'animo.

L'altro protagonista è però l'assassino. E qui l'autrice per me ha dato sfoggio di una grande dote, non sempre presente nei thriller: il saper creare un'analisi psicologica niente affatto prevedibile. Noi conosciamo l'assassino mano mano che le indagini proseguono. 
Non avrebbe trovato le risposte in un movente comune. La mente umana non partoriva un incubo del genere per gelosia, per vendetta o per denaro. Quel feticcio aveva un significato molto più complesso. Chiedeva attenzione perché aveva molto da raccontare.
Il lettore è proprio vicino al commissario Battaglia e come lei, nella confusione dei suoi pensieri, mette insieme le tessere e cerca di capire con chi ha a che fare. Un mostro tremendo all'inizio, più un animale che un uomo, pronto a sbranare, scuoiare, mordere, un essere primitivo e imprevedibile. Eppure poi le indagini approdano ad una svolta e lo capisci: il mostro viene da lontano. Questo l'aspetto che più mi ha colpito, la sviluppo psicologico dei personaggi, la ferocia dell'assassino, la confusione di Teresa, l'innocenza dei bambini, la crudeltà dei veri mostri.

Alla prossima




La copia di questo romanzo è stata fornita da Unilibro.it
Potete acquistarla a questo Link

9 commenti:

  1. Piaciuto, ma con qualche riserva.
    I personaggi sprizzano grande, grandissima umanità, ma il mistero non mi ha conquistato.

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    1. No davvero, che peccato! A me piacciono queste trame che prendono anche un po' dalla Storia con la s maiuscola.

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  2. Mi hai incuriosito molto. Questo è il secondo che segno come thriller, questo però spero che non mi tolga troppo il sonno.
    😂

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    1. Ma no! Il sonno non te lo toglie... magari giusto perché vuoi arrivare alla fine.

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  3. I libri inquietanti mi piacciono un sacco!!

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  4. Non avevo preso in considerazione l'idea di leggere questo thriller, ma devo ammettere che la tua recensione mi ha risvegliato una certa curiosità.

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    1. Oh sono contenta! Dagli un'occasione ;)

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    2. si Isa dagli un'occasione secondo me merita davvero perché è un gran bel libro!

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