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La Biblioteca di Eliza

Buongiorno lettori,
la recensione di oggi non piacerà a molti, non è positiva e sicuramente qualcuno nel leggerla farà il muso storto. Vorrei cogliere l'occasione proprio per dirvi che capita, sì capita anche ai blogger che qualche libro non piaccia. Lo dico perché sempre più spesso noto di blogger che si ammantano di questa aurea da "i libri che scelgo di leggere sono perfetti, tutti da cinque stelle" che mi fa un po' di nausea. Non so se ci credano veramente o se sia semplice piaggeria, ma per una volta io, che sto sempre nel mio e mi faccio i fatti miei in questo grande mondo bloggereccio, voglio darvi un consiglio dal più profondo del mio cuoricino: non credete a chi vi dice che tutti i libri che legge sono belli. Fidatevi, è impossibile. Lo scivolone capita e non c'è niente di male, anzi è utile, affina l'animo critico (e non criticone) di chi vi dovrebbe appunto consigliare. Non dico che dobbiate condividere o meno i pareri, ma diffidare di chi non è in grado di ammettere che un libro non fa per lui/lei o, peggio, che un libro non sia proprio riuscitissimo. 

AAAHHH, che bello! Anche io ho aderito ad una piccola polemica del web... mi sento molto social oggi. Vi starete chiedendo quale libro ho stroncato... Si tratta di Una vita da libraio di Shaun Bythell, che per altro ho ricevuto grazie alla collaborazione con Unilibro.

Una vita da libraio
di Shaun Bythell
Einaudi | Stile Libero Extra | 378 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
6 marzo 2018 | scheda Unilibro

TRAMA
Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli più assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare.

Vendere libri usati non vuol dire stare seduti in pantofole, i piedi sul pouf e la pipa in bocca a leggere Declino e caduta dell'Impero romano accanto a un caminetto crepitante, in un viavai di clienti deliziosi che ti impegnano in brillanti conversazioni e se ne vanno dopo aver sganciato fasci di banconote.

No. No no no. Mi spiace ma questo libro per me è un grosso ed enorme no. Ci sono proprio rimasta male nel leggerlo. La copertina, disgraziata lei, è splendida, da esporre in libreria in tutta la sua beltà. Ma si sa, l'abito non fa il monaco e la copertina non fa bello il libro.

Siamo davanti al diario di Shaun, libraio scozzese per caso, che con passione e arguzia porta avanti un lavoro che al giorno d'oggi risulta sempre più difficile. Lo strapotere di Amazon, tanto odiato ma necessario a portare avanti la baracca, i clienti complicati, il poco spazio, gli intoppi quotidiani, persino il gatto invasore che fa pipì in giro. Questa è la vita di Shaun, che ci racconta giorno dopo giorno, un anno del suo lavoro.

Tutto bello, tutto fantastico. Ma qual è il problema? Il problema è che siamo davanti ad un diario che non è un romanzo ma che ha pretesa di esserlo. Siamo davanti ad un autore che non è tale ma che ha avuto l'idea di provarci. E qui mi sento di chiederlo: era necessario? No, mi spiace, ma poteva proprio evitarlo. Non è che perché uno lavora coi libri debba per forza mettersi a scriverli!

È stata una lettura noiosa, ripetitiva, che le battute dell'autore non han saputo ravvivare se non in minima parte e mai abbastanza a lungo. Ogni giorno è identico all'altro o quasi: il meteo (ok, siamo scozzesi ma a tutto c'è un limite), è entrato questo, ho valutato questi libri, cattivo Amazon, ma su Amazon vendo, il gatto entra e fa la pipì in giro. E ancora e ancora.
Sicuramente la vita di un libraio non è così idilliaca come in molti la sognano. Niente ore passate a leggere fregandosene del mondo, niente clienti ideali che arrivano e comprano a più non posso (io non valgo), niente mancanza di intoppi. E in questo questo libro sa dare un quadro abbastanza preciso di che cosa voglia dire oggi aprire una libreria indipendente: i soldi che entrano in maniera discontinua, il poco spazio, il ciarpame che ti tocca comprare per ottenere quei pochi titoli che valgono, i clienti maleducati e incompetenti, il personale poco attento, le infiltrazioni d'acqua. Tuttavia la ripetitività mi ha ucciso entusiasmo e divertimento.

Mi spiace Shaun, la tua è una bella storia, di chi si è buttato e in parte ce l'ha fatta, di chi alla fine fa, fortunato lui, un lavoro che ama, ma  per quanto mi riguarda potevi evitare queste 378 pagine.

Alla prossima

crediti immagini:
- Il Post
Buongiorno lettori,
in questo febbrile inizio maggio in pochi giorni sono riuscita a terminare una nuova lettura, La quinta Sally di Daniel Keyes che ho potuto leggere grazie alla collaborazione con Unilibro.

La quinta Sally
di Daniel Keyes
Nord | Narrativa Nord | 358 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,90
22 febbraio 2018 | scheda Unilibro

TRAMA
Sally Porter apre gli occhi in un letto d'ospedale. Non ha nessun ricordo della sera precedente, né di come sia finita lì. Di una cosa però è certa: non è possibile che abbia tentato il suicidio, come le hanno riferito i medici, né che abbia quasi ucciso i due uomini che l'hanno salvata, per poi cercare di violentarla. Eppure i medici non mentono, ed è così che Sally scopre di soffrire di un grave disturbo dissociativo dell'identità. Infatti era Nola, l'artista che possiede uno studio al Greenwich Village, che voleva morire, ed è stata Jinx, la violenta assassina, a difendersi dagli aggressori. Tuttavia in Sally albergano altre due personalità, che prendono di volta in volta il sopravvento e la spingono a comportarsi in maniera bizzarra: Derry, la cameriera gentile e affabile con tutti, e Bella, la seduttrice. Sconvolta da quella rivelazione, Sally chiede aiuto al dottor Roger Ash, un esperto di personalità multipla. Per il dottor Ash, l'unica soluzione è fondere le diverse personalità per dare vita alla «quinta Sally», una Sally fnalmente unita e completa. Si tratta di un procedimento complesso e doloroso, in cui Sally dovrà rivivere i traumi che hanno causato la scissione e accettarli come parte integrante del suo passato. Ma non sarà facile nemmeno per Roger Ash, perché le ombre nascoste nel labirinto della psiche di quella donna così tormentata ed enigmatica lo costringeranno ad affrontare anche i suoi demoni...


"Io sono io! Le piacerebbe se qualcuno la privasse della sua libertà e la buttasse in una pentola insieme con quattro estranei, dicendole di non preoccuparsi, perché tanto ne uscirà con una bella personalità nuova di zecca, come una specie di spezzatino?"

Ammetto di aver terminato questo libro e di esserne rimasta un po' perplessa. Non perché sia brutto, ma perché ho trovato che ci siano molte parti in più, di cui francamente potevo fare anche a meno, soprattutto a fronte di 358 pagine.

Come il titolo suggerisce, la storia ha come protagonista Sally Porter, ma anche Derry, Nola, Bella e Jinx. Sally non lo sa ma in lei vivono ben cinque persone, ognuna diversa e ognuna convinta di esistere davvero. La sua vita è fatta di mal di testa e amnesie, buchi di ore o giorni di cui non ricorda neanche un particolare. Confusa da questa situazione decide di chiedere aiuto al dottor Ash.

Il cuore del racconto sono naturalmente queste personalità multiple che convivono nel corpo di Sally. Jinx è la violenta, Bella è l'attrice disinibita, Nola l'artista e l'intellettuale, Derry quella gentile e affabile. Il rapporto che si è venuto a creare tra loro è strano e particolare, non solo per la situazione in se, già piuttosto originale, ma perchè crea quasi una gerarchia di personalità, in cui Sally, udite udite, non è a capo. Già l'idea di far raccontare a Derry in prima persona e alle altre in terza sottolinea come questa sia la personalità guida di questa donna, quella che cercherà di mettere insieme le cose pur cercando di sopravvivere. Si perché il terrore delle quattro Sally "in più" è questo: se la terapia avrà successo che ne sarà di loro? E così Derry si trova un gradino sopra le altre e diventa la vera protagonista di un racconto fatto di continui mutamenti. A seconda della situazioni una delle cinque donne spunta fuori: là dove ci vuole sfacciataggine Bella dà uno spintone alle altre e prende il controllo, se ci vuole affabilità e buon senso è Derry ad avere la meglio. E se Sally è in pericolo (vero o presunto)? Il vaso di Pandora si scoperchia ed è Jinx a palesarsi.

Viene naturale chiedersi chi sono queste donne? Da dove spuntano fuori? E qui non ho trovato una grande originalità quando l'autore ha tirato fuori un'infanzia difficile, fatta di abusi e di perdite. Ma non è questo che non mi ha convinto del romanzo. Sono i filoni romantici e più sensuali ad essermi sembrati un surplus. In poche pagine Sally incontra e incanta non uno ma due uomini, che si dichiarano immediatamente innamorati di lei, pronti a comprendere la sua situazione tutt'altro che semplice. Credibile? Possibile? Mica tanto, ma soprattutto poco utile nell'economia del racconto. Alla fine mi sono chiesta: Todd ed Eliot sono stati così necessari? Hanno dato veramente qualcosa al racconto? La mia risposta è no, solo qualche scena piccantella. E veniamo al sesso. Ok, lungi da me essere bacchettona su questo argomento, anzi, capisco che sia una componente psicologia importante nel trascorso di Sally... tuttavia, cavoli, tutti lei li trova? Non può uscire di casa che qualcuno le si struscia addosso, la palpa, la guarda con lascivia o ci prova. Anche qui, una forzatura continua.

Non mi ha convita, proprio no. Non ho fatto fatica a leggerlo, anzi scorre veloce, è scritto bene (con qualche congiuntivo che lascia a desiderare), anche se la storia forse risente degli anni passati dall'edizione originale (1980) a quella italiana (2018), tuttavia avrei preferito meno fronzoli esterni (anche la storia del manichino... mah) e magari un finale meno tagliato di netto. Insomma è un classico è intelligente ma non si applica.

Alla prossima



Recensione in collaborazione con Unilibro.
Potete acquistare questo libro al seguente link.
Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un libro che mi è arrivato grazie alla collaborazione con Unilibro. E' un romanzo molto particolare e non nego di aver fatto fatica a raccogliere le idee, ma spero di esserci riuscita. Si tratta del libro di esordio di Emma Piazza, L'isola che brucia.

L'isola che brucia
di Emma Piazza
Rizzoli | Rizzoli Narrativa | 315 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
16 gennaio 2018 | scheda Unilibro

TRAMA
Sotto di lei, la scogliera è un precipizio perfetto. L'alba è una cartolina di mare, luce e vento che sferza la natura selvaggia del Cap Corse. Thérèse non vuole guardare giù, ma non ha scelta. Ancora un passo, solo uno, e la vede. Prima un lembo bianco che volteggia in aria, poi quel corpo riverso sulla roccia in modo innaturale, gli occhi vuoti che la fissano. Mamie, sua nonna, è morta. E ora Thérèse maledice se stessa e quell'isola abitata da fantasmi, dove nessuno dice mai la verità. È stata ingenua a credere che mamie volesse davvero lasciarle in eredità quella villa sulla scogliera. Ma era disperata, perché il suo amore se n'era appena andato e lei si era scoperta incinta di un figlio nel momento più sbagliato della sua vita. La Corsica, che Thérèse dovrebbe chiamare casa, è il luogo dove ancora vive suo padre: ma lui non è più la sua famiglia, è solo un'assenza inquietante che non ha mai smesso di farle paura. Per questo non sarebbe mai dovuta tornare. Invece non ha resistito al richiamo di quella terra aspra e senza tempo, dove esistono solo le leggi del sangue. E ora è troppo tardi per i rimpianti, ora deve solo pensare a fuggire e sopravvivere. Perché qualcuno la sta cercando, e vuole farla prigioniera. E solo Thérèse potrà fermare la vendetta dell'isola.


Quest'isola mi è nemica, eppure così dolorosa, antica, splendente, e forte da essermi in fin dei conti cara. Mi scatena una limpida rabbia, un ruggito mi nasce da dentro, è lei che lo aiuta a uscire.

Inizio questa recensione dicendovi che questo libro mi ha messo in difficoltà. All'inizio ero piuttosto confusa perché sentivo nell'aria il thriller ma non si concretizzava e mi sembra che si stesse un po' perdendo tempo. Poi, nella parte centrale, ho provato una certa angoscia, come se le paure della protagonista esplodessero tutte insieme e io ne rimanessi sommersa. E' stato difficile procedere nella lettura perché questa angoscia non faceva che aumentare, e ancora e ancora. Il finale è invece un turbinio di eventi, di notizie e  informazioni. La lettura è stato un continuo su e giù che mi ha spiazzato, a volte in maniera positiva altre negativa. Positiva perché la curiosità ovviamente è sempre uno sprone, negativa perché in alcuni momenti mi è pesato riaprire il libro e magari riuscivo a leggere non più di qualche pagina. Avevo proprio bisogno di staccare un attimo e di darmi tempo per prepararmi ai capitoli successivi. 

La storia è piuttosto complicata. Parte in maniera soft e intimista, presentandoci i due protagonisti e soprattutto la loro situazione psicologica. E' stato un inizio quasi poetico, che gioca molto sul non detto e sull'intuito e che dà al lettore alcuni sprazzi della vita di Thérèse. Thérèse è italiana, con famiglia corsa, ha vissuto a Barcellona e ora si è trasferita a Lisbona, alle spalle una relazione finita, troncata non sappiamo bene come. Spezzata da questa rottura, Thérèse è alla deriva, tanto che non riesce neanche più a dipingere e la sua Grande Occasione sta per sfuggirle di mano. Una telefonata ed ecco l'occasione per cambiare nuovamente aria: la nonna vuole intestarle una casa e spartire l'eredità. Tornare in Corsica non è facile per lei, perché su quell'isola brulla la attende una famiglia spaccata e tormentata, un segreto e forse la morte.

La Corsica neanche a dirlo diventa immediatamente co-protagonista di una storia forte e intensa, a volte persino troppo, una storia che ha nel suo cuore un segreto famigliare. Tre generazioni trascinano questo mistero che a Thérèse è precluso e che solo l'inganno la porterà a scoprire. L'isola che dovrebbe essere amica si trasforma in una vera e propria prigione e la separa da tutto quello che c'è oltre quel mare meraviglioso, creando una sorta di bolla temporale. Una cosa che mi ha molto colpito è la stranezza con cui scorre il tempo in questo romanzo: poche ore sembrano diventare giorni, e i giorni si stringono in ore, lasciandoti ancora più intenso questo senso di confusione e ansia che soprattutto nella parte centrale è molto forte. 

Thérèse la conosciamo come una donna confusa e svuotata, un pesce fuor d'acqua ovunque si trovi. A Barcellona l'abbandono la spinge a scappare e a cercare un nuovo punto da cui partire. A Lisbona... per carità bella città, ma Barcellona sembra sempre tornare nei suoi pensieri e nei suoi sogni. E in Corsica la situazione si complica ancora di più. Perché lì lo "straniero" suscita sempre diffidenza e lei ancora di più perché la storia della sua famiglia la precede. Arriva sull'isola completamente persa. Eppure proprio qui, dove vivrà momenti terribili, ritroverà un punto di inizio, qualcosa per cui vale veramente la pena lottare con le unghie e con i denti, qualcosa che lei vorrà proteggere da tutto e da tutti.

Il personaggio di William invece mi ha lasciata piuttosto perplessa. E' un amico di Thérèse, scrive biografie di pittori e nel suo ambito è stato piuttosto famoso. Viene trascinato da Thérèse in Corsica alla ricerca di un misterioso pittore di cui non si sa nulla. C'è in William un vero e proprio buco nero, una ferita talmente profonda che lo sta divorando da dentro. William e Thérèse sono destinati a salvarsi a vicenda, eppure il personaggio di quest'uomo mi risultava quasi staccato dal contesto, come se fosse capitato per caso nella storia e non avesse un vero ruolo al suo interno. E' qualcosa di difficile da spiegare, però l'ho visto non così determinante nell'economia del racconto. 

L'isola che brucia è un romanzo difficile da collocare e da spiegare. E' un thriller ma con una forte componente psicologica che lo rende molto complicato da assorbire. E' un primo romanzo e un pochino questo lo si vede, se non altro per alcune ingenuità che portano il lettore ad intuire la direzione della storia. Però l'intensità di alcune scene e la caratterizzazione dei personaggi  danno veramente una marcia in più al racconto, catturando l'attenzione. 

Alla prossima






La copia di questo romanzo è stata fornita da Unilibro.it
Potete acquistarla a questo Link

credits immagini: wikipedia.it , Office de Tourisme de Bastia
Buongiorno lettori,
le vacanze sono finalmente iniziate e presto sarà tutto uno scartare uova di Pasqua. E' una festività che, ammetto, poco mi coinvolge, anzi è francamente più una scocciatura, ma anche lei deve passare quindi me ne starò tranquilla tranquilla a casa a leggere un po' e a preparare tutte le prossime iniziative del blog.
Oggi, per salutarvi prima di un paio di giorni di pausa (ma non dei social eh!), vi propongo una nuova recensione in collaborazione con Unilibro.it . Vi parlerò di Uno di noi sta mentendo di Karen M. McManus, libro di cui si sta parlando molto vista la lettura a tappe che per qualche giorno ha gironzolato nei vari blog. Purtroppo sarò una voce fuori dal coro...

Uno di noi sta mentendo
di Karen M. McManus
Mondadori | Chrysalide | 298 pagine
ebook €7,99 | cartaceo €15,00
6 marzo 2018 | scheda Unilibro.it

TRAMA
"Era una bugia che raccontavo perché era più facile della verità. E perché un po' ci credevo. So cosa significa raccontarsi una bugia così tante volte da farla diventare realtà. Ma la verità viene sempre fuori. Prima o poi." Cinque studenti sono costretti a trascorrere un'interminabile ora di punizione nella stessa aula. Bronwyn, occhiali e capelli raccolti da studentessa modello, non ha mai infranto le regole in vita sua e vive per essere ammessa a un'università prestigiosa e rendere fieri i suoi genitori. Nate, capelli scuri disordinati e un giubbino di pelle malandato, è in libertà vigilata per spaccio di erba e sembra a un passo dall'andare completamente alla deriva. Cooper, il ragazzo d'oro con cui tutte vorrebbero stare, è la star della scuola e sogna l'ingaggio in una grande squadra di baseball. Addy, una chioma di folti ricci biondi e un viso grazioso a forma di cuore, sta cercando di tenere insieme i pezzi della sua vita perfetta. Infine Simon, l'emarginato, lo strano, che, per prendersi la sua rivincita su chi lo ha sempre trattato male, si è inventato una app che rivela ogni settimana dettagli piccanti della vita privata degli studenti. Pur conoscendosi da anni, non possono certo definirsi amici. Qualcosa li unisce, però. Nessuno di loro è davvero e fino in fondo come appare. Ognuno di loro dietro alla facciata "pubblica" nasconde molto altro, un mondo di fragilità, insicurezze e paure, ma anche di segreti piccoli e grandi di cui nessuno, o quasi, è a conoscenza. Da quell'aula solo in quattro usciranno vivi. All'improvviso e senza apparente motivo, Simon cade a terra davanti ai compagni e muore. Non appena si capisce che quella che sembrava una morte dovuta a un improvviso malore in realtà è un omicidio, il mondo di Bronwyn, Nate, Cooper e Addy inizia a vacillare. E crolla definitivamente quando la polizia scopre che i protagonisti di un ultimo post mai pubblicato di Simon sono proprio loro. In men che non si dica, i quattro ragazzi da semplici testimoni diventano i principali indagati dell'omicidio...


Ve lo dico subito a scanso di equivoci: non è una questione di età. Capisco che sia stato scritto per un pubblico più giovane ma in questo libro non ho trovato quasi niente di buono. Ho apprezzato l'idea di non buttarsi sul solito romance adolescenziale tra i banchi di scuola e di addentrarsi in un vero thriller, ma non posso passare sopra ad un gruppo di personaggi stereotipati, ad un mistero che francamente ho intuito a pagina 20 e a diversi orrori grammaticali nascosti dietro ad un classico "e ma  vale in entrambi i casi".
credits: donnamoderna.com

Come avrete capito da questo inizio, non mi è piaciuto. Appena ho letto la trama, prima dell'uscita, mi intrigava l'idea di un thriller, un vero delitto che si dipana tra segreti e bugie. Per chi è della mia generazione il richiamo a Veronica Mars potrebbe dire qualcosa. La realtà non è stata però così strepitosa come speravo e anzi la delusione è stata forte.

Il giallo da cui parte tutto è la morte di Simon, una sorta di Gossip Girl al maschile che nel liceo di Bayview, tramite la app Senti Questa (ma la fantasia!), racconta i pettegolezzi della scuola. Durante un'ora di punizione Simon beve un bicchiere d'acqua e muore di shock anafilattico per allergia agli arachidi. Qualcuno ha versato nell'acqua dell'olio d'arachidi. Chi? La polizia sospetta degli altri quattro studenti in punizione con Simon, che a quanto pare avevano tutti i motivi per volerlo morto.

La storia poteva essere anche interessante proprio per questa vena thriller, purtroppo il mistero è in realtà facilmente prevedibile. Il sospetto mi è venuto molto presto e ad un certo punto mi sono resa conto di aver capito tutto, assassino, movente e complici. E quando è così l'entusiasmo ti saluta e ti da appuntamento ad un'altra occasione. L'idea di trascinare avanti una storia già un po' stiracchiata per più pagine e di attribuire la colpa a questo e quel sospettato alternandoli non ha aiutato, dando un vago senso di disperazione come se si volesse allungare un po' il brodo. Sensazione avvalorata dalla storia della madre di Nate, dal suo rapporto con Bronwyn e anche da quelle 10 pagine finali che richiamo il concetto: vedi? Puoi essere sospettato di essere un maniaco omicida ma tanto alla fine tutto andrà bene, avrai amore, gloria e fama. Ma per favore!
credits: Lettera43

Vogliamo parlare dei personaggi? La secchiona che ad un certo punto si scopre, passatemi il termine, una strafiga; il bello e dannato che, manco a dirlo, ha una motocicletta; la bambolina che esiste solo perché gravita intorno ad un belloccio della scuola; il giocatore di baseball con la carriera scritta nelle stelle e il padre manager. Ecco che la fantasia prosegue. Neanche qua sono riuscita a trovare qualcosa di particolare, di diverso, qualcosa che mi facesse pensare di avere davanti un bel personaggio e non il classico bamboccio americano visto in qualsiasi film passato la domenica pomeriggio su Italia Uno. Hanno una certa crescita, questo va detto. Cercano di venire a capo del mistero e evolvono anche emotivamente, ma non senza qualche delusione da parte mia nello scoprire che le loro scelte fossero piuttosto intuibili.

Per non parlare della fastidiosa tendenza (e questa sarà pecca della versione italiana) di non usare mai il congiuntivo quando un caro, vecchio e poco arzigogolato indicativo poteva fare al caso nostro. Lo so, è corretto, accettato dalla Crusca, dall'alto dei Cieli e da chi volete voi, però a volte stona e urta. Un esempio? Che domande, certo che me li sono segnati, diligentemente e con la matita rossa... "Lui si scuote, come se non sapesse neanche lui di cosa sta parlando" o ancora "Oggi la grossa storia invece di essere su Simon, è su come Jake Riordan è stato mandato a casa per aver preso a pugni TJ". Seriamente, stia e sia vi fanno così orrore?

Mi spiace, non mi è piaciuto (che l'ho già detto?). Banale, insipido, sciapo, intuibile.

Alla prossima






La copia di questo romanzo è stata fornita da Unilibro.it
Potete acquistarla a questo Link

Buongiorno lettori,
oggi ho per voi una recensione speciale. In primo luogo perché il libro mi è piaciuto moltissimo e poi perché con questa recensione ha ufficialmente inizio la mia collaborazione con la libreria online Unilibro.it, che ringrazio per la copia del romanzo. Ah ma non vi ho detto di che libro vi parlerò! Di Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti. 

Fiori sopra l'Inferno
di Ilaria Tuti
Longanesi | La Gaja Scienza | 366 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €16,90
4 gennaio 2018 | scheda Unilibro.it


TRAMA
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».

"Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l'inferno"
Già prima che il 2018 facesse capolino, tra i blog e chi di settore si sussurrava il nome di Ilaria Tuti e il titolo del suo libro. La curiosità era tanta e io... ho aspettato. Ebbene  si, mi incuriosiva (fin dal breve estratto apparso su Il Libraio) ma tra una cosa e l'altra rimandavo sempre. Ma finalmente è arrivato anche per me il momento di immergermi tra le pagine di Fiori sopra l'inferno (spinta anche dalla recensione della Bacci di Due lettrici quasi perfette). Ho sbagliato ad aspettare tanto, dovevo decidermi prima, anche perché leggerlo mentre fuori nevicava sarebbe stata veramente la ciliegina sulla torta. E invece, ahimè, fuori è freddino ma il sole imperversa.
credits: pixabay

Se dovessi riassumere questo romanzo con una parola direi... inquietante. Io non sono una che si impressiona leggendo, non mi nascondo sotto le coperte sperando che il mostro di turno non si annidi sotto al mio letto o nell'armadio, ma... cavoli ragazzi, questo romanzo è proprio inquietante. Non tanto le parti più macabre, che ci sono sia ben chiaro, quanto quelle di ricerca, dove chi indaga, ma anche gli abitanti del villaggio di Travenì, sente in continuazione gli occhi dell'assassino addosso. Anzi non assassino, ma serial killer perché fin dall'inizio il commissario Teresa Battaglia ne è sicura: non ha finito, colpirà ancora e ancora e lo farà non come un uomo ma come un animale, con puro istinto. Il commissario Battaglia è davanti a qualcosa di nuovo, di mai visto o mai studiato. In lei scatta la paura ma anche la curiosità di capire chi e perché compie questi efferati delitti.

Parlare di questo romanzo non è semplice, perché ci sarebbero tantissime cose da dire ma bisogna stare attenti a non rivelare troppo. Parto dalla storia che Ilaria Tuti ha scritto. E' una storia complicata sulle prime, che presenta tanti fili narrativi che non capisci come possano incontrarsi o avere qualcosa di comune. O meglio, avverti che qualcosa c'è ma non riesci, se non ad un certo punto, a trarre le adeguate conclusioni.
Diverse storie, diversi piani temporali, in comune un luogo, quelle terre che l'autrice conosce bene e che ha presentato in tutta la loro meraviglia in queste pagine. Travenì è un paesino tra le montagne, circondato da una natura tanto bella quanto difficile e a volte ostile, soprattutto quando la neve la ricopre. Freddo, boschi, orditi e percorsi appena battuti. La comunità che lo abita è quella che un po' tutti abbiamo in mente: gente fiera, che vive le sue montagne da padrona e che diffida da tutti coloro che vengono da fuori, da quegli stranieri che non portano niente di buono. Non importa se Teresa Battaglia e la sua squadra siano lì per trovare un serial killer e liberarli dalla paura, sono forestieri.


Lo psichiatra René Spitz ha veramente realizzato esperimenti di deprivazione affettiva per analizzare il rapporto madre-figlio. Tra il 1945 e il 1946 mise a confronto due gruppi di bambini appena nati. Il primo era composto da 220 bambini di donne in carcere che avevano occasione di occuparsi dei figli anche dal punto di vista affettivo. Il secondo invece da 91 bambini ospitati in orfanotrofio a cui erano somministrate cure materiali (nutrizione e igiene) ma non affettive. Nel secondo gruppo Spitz notò presto un quadro clinico preoccupante: ritardi nella crescita e nello sviluppo cognitivo e motorio, inespressività, spassi muscolari, abbassamento delle difese immunitarie. 


credits: survival interational
La vera protagonista del romanzo è però Teresa Battaglia, un personaggio diverso dagli altri, un commissario che, tra i tanti della letteratura, ancora mancava. Teresa non è la classica poliziotta, è avanti con gli anni, appesantita nel fisico, diabetica con la passione delle caramelle. Vorrebbe poter essere sempre in prima linea, buttarsi nelle ricerche, perlustrare palmo palmo quelle foreste buie e ostili. Ma non ce la fa, il suo corpo non la sorregge più, ma è anche la sua mente che la preoccupa. I vuoti di memoria si fanno sempre più frequenti, le parole rotolano sulla lingua e tornano indietro. Qualcosa le sta succedendo dentro e lei non riesce a farsene una ragione. Una donna a metà, una poliziotta a metà lei non lo vuole essere. Ilaria Tuti ci ha presentato una protagonista diversa, tanto forte nel carattere, a volte irritante, quanto fragile nell'animo.

L'altro protagonista è però l'assassino. E qui l'autrice per me ha dato sfoggio di una grande dote, non sempre presente nei thriller: il saper creare un'analisi psicologica niente affatto prevedibile. Noi conosciamo l'assassino mano mano che le indagini proseguono. 
Non avrebbe trovato le risposte in un movente comune. La mente umana non partoriva un incubo del genere per gelosia, per vendetta o per denaro. Quel feticcio aveva un significato molto più complesso. Chiedeva attenzione perché aveva molto da raccontare.
Il lettore è proprio vicino al commissario Battaglia e come lei, nella confusione dei suoi pensieri, mette insieme le tessere e cerca di capire con chi ha a che fare. Un mostro tremendo all'inizio, più un animale che un uomo, pronto a sbranare, scuoiare, mordere, un essere primitivo e imprevedibile. Eppure poi le indagini approdano ad una svolta e lo capisci: il mostro viene da lontano. Questo l'aspetto che più mi ha colpito, la sviluppo psicologico dei personaggi, la ferocia dell'assassino, la confusione di Teresa, l'innocenza dei bambini, la crudeltà dei veri mostri.

Alla prossima




La copia di questo romanzo è stata fornita da Unilibro.it
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