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Recensione: Trema la notte - Nadia Terranova

Buongiorno lettori!
Ieri è ufficialmente iniziata la primavera, quindi ora parte l'allergia ai pollini. Prevedo per la sottoscritta lunghe settimane di occhi rossi e panico da piumini svolazzanti.
Oggi qui sul blog vi parlo di un libro che in generale ha avuto grandi lodi e che, pur piacendomi nel suo insieme, ha invece lasciato in me alcune perplessità. Si tratta di Trema la notte di Nadia Terranova.


Trema la notte è un romanzo su due fronti. Da una parte Messina, dall'altra Reggio Calabria, da una parte Nicola, dall'altra Barbara. Ad unirli è la disgrazia, il terremoto che nella notte del 28 dicembre 1908 è partito dalla costa calabra, ha attraversato lo Stretto e raso al suo anche il messinese. Una massa nera vivente che in pochi minuti ha distrutto tutto, case, monumenti, famiglie, vite. Anche quella di Nicola che in quella maledetta notte era, come tutte le notti, nella cantina di casa, legato mani e piedi al catafalco che la madre diceva lo avrebbe protetto dal Diavolo. Ma anche quella di Barbara che invece era a casa della nonna, lontano dal padre che voleva farle sposare un uomo che non amava e che era sordo alla sua stessa esistenza. Nicola e Barbara vedranno in quei pochi attimi le loro vite completamente sconvolte, ma anche salvate da un destino fermo e predestinato. Due anime grigie che si aggirano tra le rovine, in cerca di cosa non sanno bene neanche loro e che si incrociano solo per pochi minuti, terribili, sporchi, violenti, minuti che resteranno sempre nelle loro menti.

Non avevo mai letto nulla di Nadia Terranova nonostante ne sentissi sempre parlare. L'uscita di questo libro mi aveva incuriosita anche per l'ambientazione trattata, un momento particolare della storia italiana. Tuttavia non ero pronta a leggere questo romanzo, tanto che credo di non averlo apprezzato del tutto. La storia che racconta è un racconto particolare, duro, oscuro e polveroso, proprio come le macerie che i due protagonisti sono costretti ad aggirare per trovare la salvezza. Quello che mi ha spiazzato è la storia del piccolo Nicola, un undicenne nato a cavallo di un nuovo secolo pieno di prospettive e novità e che invece si trova soffocato dall'ossessione di una madre folle nella sua sicurezza di avere un figlio insidiato dal demonio. La sua è un'ossessione malsana, che travalica l'amore materno e diventa malattia, è qualcosa che lascia veramente spiazzati, quasi confusi. La situazione di Barbara prima del cataclisma è invece, ahimè, qualcosa di più comune, è figlia unica di un uomo rimasto vedovo troppo presto ed è in età da matrimonio, credo di aver detto tutto. 

Dopo una breve presentazione di questi due mondi così lontani ma anche molti simili nella sensazione di soffocamento, siamo subito nella notte del terremoto, un evento devastante, che causerà un maremoto e che è ancora considerato la più grave catastrofe naturale in Europa per il numero di vittime...

Il tempo di drizzare le orecchie e l'apocalisse era già iniziata. Uno Scill' e Cariddi insieme, un mostro con sei teste, ciascuna con tre file di denti aguzzi, si era levato dal centro dello Stretto, aveva agitato la sua cosa di drago e con quella aveva raso al suolo la riva calabrese mentre il fragore di un tuono anomalo la faceva deflagrare.

Dopo questa terribile notte niente sarà più come prima per i nostri due protagonisti, ma soprattutto si affaccerà in loro la prospettiva della libertà, da una madre ossessionata e da un matrimonio non voluto. E anche il senso di colpa, per aver pensato alla liberà stessa e per essere sopravvissuti. Ma sono veramente sopravvissuti? 
In questa nuova fase io ho trovato quel qualcosa che mi ha disturbato nella lettura, questo strano muoversi del tempo a velocità raddoppiata, come se un Dio particolarmente crudele mandasse tutto avanti velocemente; ma anche un sapersi adattare alla situazione incredibilmente rapido dei due protagonisti. Ho trovato strano che soprattutto Nicola riuscisse a muoversi nella città, ad essere anche così pragmatico dall'arraffare argenteria per poterla usare come baratto, essere così scaltro dal nascondersi fino a che gli è convenuto. C'è stato qualcosa che mi stonava nel suo atteggiamento. Con Barbara invece ho trovato alcune cose un po' scontate, tanto da pensare che, se il romanzo avesse avuto solo lei protagonista, non mi avrebbe coinvolto più di tanto. 

A chiudere il tutto c'è lo stile dell'autrice che ho trovato magistrale nelle descrizioni e soprattutto nel dare voce ai sentimenti e alle paure di Nicola e Barbara, basta uno sguardo o un movimento e ti fa capire tantissime cose di entrambi. A volte però ho trovato anche alcuni parti un po' pesanti, con termini forse troppo ricercarti.

In conclusione, è stata una lettura strana che è andata a doppia velocità: ora scorreva rapida, anzi rapidissima forse anche troppo, ora rallentava, diventava più introspettiva, meno chiassosa; non sempre mi sono trovata a mio agio in questo romanzo, non per i temi trattati che anzi ho trovato potenti e giustamente destabilizzanti, ma per come si sono portati avanti i protagonisti, le loro storie, il loro cercare quella colposa libertà.
28 dicembre 1908: il più devastante terremoto mai avvenuto in Europa rade al suolo Messina e Reggio Calabria. Nadia Terranova attinge alla storia dello Stretto, il luogo mitico della sua scrittura, per raccontarci di una ragazza e di un bambino cui una tragedia collettiva toglie tutto, eppure dona un'inattesa possibilità. Quella di erigere, sopra le macerie, un'esistenza magari sghemba, ma più somigliante all'idea di amore che hanno sempre immaginato. Perché mentre distrugge l'apocalisse rivela, e ci mostra nudo, umanissimo, il nostro bisogno di vita che continua a pulsare, ostinatamente. «C'è qualcosa di più forte del dolore, ed è l'abitudine». Lo sa bene l'undicenne Nicola, che passa ogni notte in cantina legato a un catafalco, e sogna di scappare da una madre vessatoria, la moglie del più grande produttore di bergamotto della Calabria. Dall'altra parte del mare, Barbara, arrivata in treno a Messina per assistere all'Aida, progetta, con tutta la ribellione dei suoi vent'anni, una fuga dal padre, che vuole farle sposare un uomo di cui non è innamorata. I loro desideri di libertà saranno esauditi, ma a un prezzo altissimo. La terra trema, e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente. Adesso che hanno perso tutto, entrambi rimpiangono la loro vecchia prigione. Adesso che sono soli, non possono che aggirarsi indifesi tra le rovine, in mezzo agli altri superstiti, finché il destino non li fa incontrare: per pochi istanti, ma così violenti che resteranno indelebili. In un modo primordiale, precosciente, i due saranno uniti per sempre.

TREMA LA NOTTE
di Nadia Terranova
Einaudi | Stile Libero Big | 176 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,50
22 febbraio 2022 | link Amazon affiliato

Alla prossima







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