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Recensione: Le lettere di Esther - Cécile Pivot

Buongiorno lettori!
In questo lunedì, preludio di una settimana impegnativa, non potevo non darvi il buongiorno che con la mia ultima lettura. Qualche giorno fa Lallì La Libridinosa aveva appena chiuso l'ultima pagina di questo libro e già mi urlava dalla finestra (che con 300 km in mezzo è gran cosa... e gran polmoni) di leggere Le lettere di Esther di Cécile Pivot. L'ufficio stampa Rizzoli mi aveva giusto giusto appena inviato una copia del romanzo (grazie!) e quindi... ecco la mia recensione!


Scrivere lettere mi mancava. Ormai non lo facciamo più. Lo consideriamo una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni. Tuttavia, io so meglio di chiunque altro, avendo mantenuto con mio padre un rapporto epistolare lungo ben ventidue anni, che le stesse cose si dicono diversamente se le scrivi. Usiamo parole ed espressioni diverse, curiamo lo stile. I pensieri prendono strade differenti, di più difficile accesso, più tortuose e imprevedibili. Più esaltanti, anche. Ci liberiamo, ci esponiamo e corriamo dei rischi. Scrivere una lettera, spedirla, aspettare una risposta dà nuovo valore ai giorni, ha un peso a mio avviso più consono al messaggio dentro la busta. 
Oramai appena vediamo una lettera nella buca della posta la guardiamo storta, temendo l'ennesima bolletta, o peggio. Una volta, invece, c'era sempre quel friccicore, quel brividino che sentivi sulla punta delle dita mentre allungavi la mano e capivi che era una lettera, notizie che provenivano da lontano, magari dal tuo amico di penna. Giornate raccontate, vacanze al mare ricordate, il primo amore, la paura di una nuova scuola. Ma se dall'altra parte del foglio ci fosse uno sconosciuto?

Esther è una libraia di Lille e decide di iniziare un laboratorio di scrittura epistolare. Pubblica un annuncio sul giornale e in breve arrivano le iscrizioni, non molte ma alcune sono davvero particolari. C'è Jeanne una signora avanti con gli anni amante degli animali, vegana, in perenne lotta con la lottizzazione algida dei terreni intorno a casa sua; Juliette e Nicolas sono una coppia in crisi dopo la nascita della loro bimba e la depressione post partum di lei che, da separati, decido di fare un ultimo tentativo scrivendosi lettere; Jean è un uomo di affari cinico  e sicuro di sé, con il fiuto per i soldi e la coscienza impermeabile ai licenziamenti continui che si ritrova a fare; Samuel è poco più che adolescente ma sembra già essersi stufato della vita, non sa cosa ne sarà del suo futuro perchè non riesce ad uscire dal suo passato. Presto le lettere iniziano a viaggiare da una parte all'altra della Francia e a portare con loro storie di vite diverse ma che sembrano avere tutte un punto in comune: la paura di raccontarsi, il non riuscire a dire chi sono veramente. 

Avete presente quei libri a cui non daresti due spicci? Ecco io questo libro lo avevo visto ma non lo avevo preso in considerazione. Male, molto male Laura. Le lettere di Esther è una lettura coinvolgente e intensa che ti cattura lettera dopo lettera. La struttura epistolare del romanzo potrebbe spaventare i più (ammettetelo, tutti a pensare a Jacopo Ortis, l'incubo scolastico) ma andate oltre e date una chance a questo romanzo. Perchè nonostante la frammentarietà delle lettere il racconto è pieno, a tutto tondo, carico di emozioni. E non potrebbe essere diversamente davanti ai racconti di questo sparuto gruppo di vite. Chi deve affrontare il sollievo dopo la morte di un fratello lungamente malato e il senso di colpa che ne è conseguito, chi deve riallacciare il rapporto con la figlia e con sé stessa e trovare un equilibrio, chi sembra avere una vita piena e intensa mentre è immensamente sola. Sono storie vere, raccontate a volte di getto a volte a spizzichi e bocconi perchè non è facile dire "io sono così per questo motivo", non è semplice non sentirsi sbagliati quando non si provano i sentimenti che tutti si aspettano. Ma farlo per lettera e con chi non si conosce è forse più facile, ma anche più forte. Scriverlo, vederlo lì sul foglio bianco o magari su una tovaglietta di carta ha il potere di entrarti dentro, di farti capire che è ora di dirlo. Ah la potenza della parola scritta! La stiamo perdendo, non neghiamolo, quando è invece importantissimo prendere carta e penna e scrivere. 

Parlare di se stessi ad uno sconosciuto, raccontargli della propria depressione, delle proprie giornate, delle proprie speranze è una delle cose a mio avviso più intime che si possano fare. È un mettere finalmente a nudo quello che siamo, ma anche le nostre paure e incertezze. 

Ecco, Le lettere di Esther ci parla di questo. Delle insicurezze, del dolore, della confusione e dell'unico modo di affrontarli: parlarne. 
È stato una bellissima scoperta questo libro, pieno... non so, non di buoni sentimenti, sarebbe strano perchè la vita non è fatta solo di quello. Pieno di verità e di voci, si le voci mi sono rimaste impresse. Il gruppo di persone che partecipano al laboratorio è in realtà piuttosto piccolo, ma lettera dopo lettera mi è sembrato che aumentasse, si aggiungono nelle loro storie, a volte piccoli episodi, tanti altri personaggi, chi non c'è più, chi ha solo sfiorato i nostri protagonisti, chi li ha lasciati solo per poco e attende un loro gesto per tornare. E alla fine ti ritrovi davanti ad un romanzo corale, non a frammenti di lettere ma a vite piene, in svolta, in divenire, a cambiamenti, ad amicizie nuove, a famiglie ritrovate, a cabine telefoniche non collegate e a voci di speranza.

“Le lettere mi mancavano. Ormai non ne scriviamo più, le consideriamo una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni.” È per colmare la nostalgia che Esther, libraia di Lille, decide di organizzare un laboratorio di scrittura epistolare. Per lei, che con il padre ha intrattenuto una corrispondenza durata vent’anni, è come riportare in vita un rituale antico: accantonare per un po’ l’immediatezza delle mail e l’infinita catena di messaggi WhatsApp che ogni giorno ci scambiamo, per sedersi a un tavolo, prendere carta e penna, darsi tempo, nel silenzio di una stanza tutta per noi, e raccontarsi. Trovare le parole giuste per qualcuno che ci leggerà, non ora e nemmeno domani. E riassaporare il gusto perduto di una comunicazione più ricca, più sensata. “Da che cosa ti difendi?” è la prima, spiazzante domanda di Esther per i cinque sconosciuti che, rispondendo al suo annuncio, hanno scelto di mettersi in gioco. Attraverso piccoli quadri della loro vita quotidiana e l’intenso scambio epistolare si delineerà poco per volta il ritratto di una classe eterogenea e sorprendente: Samuel, il più giovane, che non riesce a piangere per la morte del fratello; Jeanne, ex insegnante di pianoforte, vedova, che si difende dalla solitudine accudendo animali maltrattati; Jean, un uomo d’affari disilluso che vive per il lavoro e ha perso contatto con le gioie più autentiche; Nicolas e Juliette, una coppia in crisi sulla quale il passato getta ombre soffocanti. Esponendo dubbi e debolezze all’ascolto e alle domande, la scrittura sarà, per loro, lo strumento per rivelarsi l’uno all’altro con sincerità, alleggerendo il cuore. Intriso di tenerezza e umanità, Le lettere di Esther è un elogio alla lentezza, una celebrazione della forza delle parole, un resoconto travolgente delle fragilità umane.

LE LETTERE DI ESTHER
di Cécile Pivot
Rizzoli | Narrative | 288 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
11 gennaio 2022 | link Amazon affiliato

Alla prossima




Commenti

  1. Che gran voglia di leggerlo! Mi sto appassionando tantissimo ai romanzi epistolari! <3

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