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Recensione: Le stanze buie - Francesca Diotallevi

Buongiorno lettori!
Nuova settimana nuova recensione qui sul blog. Blog che vi ricordo ha appena spento le 9 candeline! Sono ancora incredula...

Ma veniamo a noi e a Le stanze buie primo romanzo di Francesca Diotallevi uscito nel 2013 per Mursia e ora riproposto da Neri Pozza, che ringrazio per la copia del libro.


Lo zio voleva qualcosa e, per tutti quegli anni, non aveva fatto altro che aspettare che, alla fine, la vita  mi conducesse lì, a scoprire di cosa si trattava.
Tutto inizia da un carillon venduto ad un'asta. No, mi sbaglio, tutto inizia 40 anni prima con un viaggio in treno verso le Langhe. No, sbaglio ancora, perché tutto ha avuto inizio molto tempo prima e tutto ha come punto di arrivo Vittorio. Vittorio che con quel treno è partito da Torino per adempiere al testamento dello zio appena morto e di cui sta andando a prendere il posto come maggiordomo nella villa di campagna dei conti Flores. Vittorio che quel viaggio non vorrebbe proprio farlo, gli pesa perdere la posizione prestigiosa che si è faticosamente guadagnato a Torino per... per cosa? Una villa in mezzo al nulla, con poco personale da gestire, polvere ovunque, un padrone ombroso che a casa sta poco. E poi le invidie del cameriere che si è visto soffiare il ruolo, quelle stanze che non si possono aprire, le ombre, gli episodi strani, e quella bambina, la figlia dei padroni, Nora. Tutto strano, tutto bizzarro, niente che rientri nelle precise regole che lui si è sempre dato e ha sempre seguito. Fino a quel momento, quando una dopo l'altra le sue barriere crollano e lui stesso quelle regole le infrangerà per arrivare ad una verità che sconvolgerà completamente la sua vita.

De Le stanze buie avevo sempre sentito parlare in modo eccellente e dopo aver letto Dai tuoi occhi solamente e aver conosciuto Francesca Diotallevi come scrittrice le mie aspettative erano molto alte. Forse troppo e infatti un filo di paura di rimanere delusa la avevo. Ora, dopo averlo letto, sono invece stupefatta da come questo possa essere solo un romanzo di esordio. Francesca Diotallevi qui ci dimostra già un metodo di scrittura pieno e maturo, ma anche la creatività e l'arguzia di creare un romanzo quasi gotico ma non scontato, lontano dagli archetipi che abbiamo tutti in testa e puramente personale. Lo stile di questo libro sembra abbracciare tanti tipi di romanzo, toccarli uno a uno e poi riuscire a fonderli in qualcosa di nuovo e unico, proprio della sua scrittrice. 

Le atmosfere che ha saputo creare sono da un certo punto di vista iconiche, proprie del gotico, con la villa di campagna piena di ombre e scricchiolii, gli episodi inspiegabili, la paura che ha impregnato quelle pareti. Eppure c'è dell'altro, perchè non è la paura o la percezione di essa che la fa da padrona, è l'ansia della scoperta, la curiosità di sapere e la voglia di spingere Vittorio ad aprire quelle porte, a parlare con Nora, a cercare Lucilla.

Perno centrale del racconto è il suo protagonista, non una donna tutta pizzi e merletti, ma un maggiordomo tutto di un pezzo, rigido e fermo nel suo ruolo. Vittorio solo questo sa: ognuno nel mondo ha il suo posto e il suo ruolo e a questo ci si deve attenere. Non sa, o meglio ancora non sa, che a volte però la vita improvvisamente vira, cambia il suo percorso e ti porta fuori dai binari segnati, i ruoli vanno gambe all'aria e l'uomo non può fare altro che lasciarsi travolgere. E questo lui farà, alla fine, si farà travolgere, brucerà quei guanti sporchi di sangue e poi cercherà di dimenticare, finché un carillon non lo riporterà 40 anni dopo di nuovo a casa Flores.


Si possono coltivare le passioni in un tempo ingeneroso? Qualcosa di torbido e inesprimibile affiora alla superficie di questo romanzo. Ed è indefinito, difficilmente afferrabile eppure persistente, come il profumo che porta addosso Lucilla Flores, protagonista di questa storia fosca e al tempo stesso delicata e malinconica. Francesca Diotallevi, con una capacità di raccontare fuori dal comune, ci porta in una piccola provincia del Piemonte della seconda metà dell’Ottocento, dentro la casa di un aristocratico dedito a vigneti e poco d’altro. Dove la servitù inganna il tempo di un lavoro sempre uguale con qualche ingenuo pettegolezzo, e dove arriva a servizio un maggiordomo che prende il posto del vecchio zio appena scomparso.
Ma nessun dio oscuro e severo sarebbe stato capace di tanto dolore e di tanta ingiustizia: verso una bimba innocente, e verso la moglie del conte, Lucilla, una donna con il volto «velato di oscurità», smarrita dentro un segreto che non le si addice, che non dovrebbe appartenerle, lei, la creatura più lieve, sospesa e innocente che si possa immaginare. Le stanze buie è una dichiarazione d’amore alle passioni, alla poesia, alla bellezza della natura, a quel femminile che ci meraviglia ogni volta che si rivela a noi. La storia di un amore negato, la prepotenza di un mondo chiuso e meschino, capace soltanto di nascondere, di reprimere, di lasciare che esistenze intere si lascino coprire dalla polvere della storia senza riscatto e senza futuro.
Tra queste stanze ferite dal pregiudizio e dall’indifferenza, Francesca Diotallevi trova, però, una luce e una delicatezza quasi preraffaelita e in questo contrasto affila una lama che taglia sempre perfettamente. E mostra che la felicità non è nelle cose del mondo, se il tempo è ostile.

LE STANZE BUIE
di Francesca Diotallevi
Neri Pozza | I Narratori delle Tavole | 304 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00 | 14 ottobre 2021 | scheda Neri Pozza


Alla prossima



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