lunedì 22 febbraio 2021

Recensione: Il ritratto notturno - Laura Morelli

Buongiorno lettori!
Nuova settimana, nuova recensione. Oggi vi parlo di un libro che ho scoperto un po' per caso nelle mie peregrinazioni tra le novità in uscita nel 2021 e che mi aveva attratto come api il miele. Ecco, forse sarebbe stato meglio mettere il miele nel tè e leggere altro. Ma ora vi spiegherò meglio perchè Il ritratto notturno di Laura Morelli mi abbia delusa.


IL RITRATTO NOTTURNO 
di Laura Morelli
Piemme | 395 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,99
12 gennaio 2021 | scheda Piemme

«Un romanzo avvincente e allo stesso tempo una riflessione affascinante su eredità, senso di colpa, complicità, orrori di guerra e, soprattutto, sul potere singolare dell'arte.» (Alyssa Palombo, autrice di "Le confessioni dei Borgia. Milano, 1490"). Cecilia Gallerani è solo una sedicenne alla corte di Ludovico il Moro quando l'amore di quest'ultimo e il genio del suo pittore di corte, Leonardo da Vinci, congiurano per farla passare alla Storia. Immortalata per sempre, cinquecento anni dopo sarà ancora lì, a stringere il suo ermellino candido, in uno dei ritratti più famosi dell'arte. Ma lei questo non può immaginarlo: quel che le interessa è l'amore di Ludovico, e la speranza di diventare, un giorno, la signora di Milano, nonostante la presenza della moglie Beatrice d'Este. Monaco, 1939. Ben altre passioni agitano Edith, curatrice museale nella Germania nazista. Inconsapevolmente, si ritrova coinvolta nell'espropriazione sistematica delle collezioni d'arte dei mercanti ebrei a opera dei nazisti. Finché, un giorno, si rende conto che obbedire agli ordini vuol dire macchiarsi dello stesso crimine dei suoi superiori. E così comincia, clandestinamente, a tracciare tutto ciò che viene rubato e trasferito nelle ville dei gerarchi nazisti. Fino a quando, proprio uno di loro, Hans Frank, il "Macellaio della Polonia", la sceglie come sua collaboratrice personale. Hans espone nel suo ufficio il meraviglioso quadro che ritrae la giovane Cecilia Gallerani, la "Dama con l'ermellino", di cui ben presto si perderanno le tracce. Intrecciando le storie di due donne legate, a cinquecento anni di distanza, dallo stesso quadro, Laura Morelli infonde la sua profonda conoscenza dell'arte rinascimentale in un romanzo storico palpitante e ricco come i dipinti che descrive. Dalla Milano di Leonardo da Vinci e Ludovico il Moro alla Germania nazista e alla Polonia invasa, l'incredibile destino di un capolavoro che ha resistito alle intemperie della Storia.

Con Cecilia Gallerani, Leonardo si è lasciato alle spalle le convenzioni della ritrattistica tradizionale, con i soggetti dipinti di profilo oppure idealizzati. Credo volesse cogliere l'amante del duca esattamente com'era in vita.

Le aspettative erano alte ma il risultato è stato a dir poco deludente. Io quando leggo queste trame mi esalto sempre a mille, mi attirano, mi rendono curiosa, insomma ci casco. Mi aspettavo una storia molto vicina a quella dei Monuments Men, che effettivamente appaiono nel racconto, ma quello che vi ho trovato sono quattro fili narrativi un po' sciapetti e una buona dose di cliché sul Rinascimento e sulla storia in generale. 

@Leonardo, Dama con l’ermellino, 1485-90 
 (Cracovia, Museo Nazionale)
Da una parte conosciamo quella che sarà per secoli la Dama con l'Ermellino, Cecilia Gallerani, che da giovane senese si trasferisce a Milano con la prospettiva tutt'altro che rosea di entrare in convento. Ma tra i corridoi di Palazzo Sforzesco incontra Ludovico Il Moro. Sicura di poter fare il balzo sociale che tanto brama, ne diventa amante con la speranza di diventare Signora di Milano.
Facciamo un salto quindi a Firenze e incontriamo colui che renderà Cecilia famosa in tutto il mondo ancora oggi, Leonardo Da Vinci che, per le note accuse, deve lasciare la sua città e giunge a Milano al servizio dello Sforza.
Altro salto questa volta in avanti e conosciamo Edith, restauratrice a Monaco, e Dominic che nel 1944 partecipa al D-Day. Come e dove loro due si incontreranno non ve lo posso dire ma le loro strade si incroceranno proprio davanti al ritratto di Cecilia. 

Partiamo con i fili narrativi che se in genere riescono a dare un po' di movimento al racconto qui, essendo ben quattro, un po' danno i nervi. I capitoli sono brevi, a volte di una paginetta scarsa, quindi non si fa altro che rimbalzare da uno all'altro, a volte senza un senso, altre abbandonando un personaggio per pagine e pagine e infine, il caso peggiore in assoluto, terminando un capitolo con una frase  e iniziando il successivo, dedicato ad un altro personaggio, con la stessa frase. Il nervoso!! Sarò fatta strana io ma questa tecnica narrativa mi dà un senso di artificiosità unico, come se si volesse cercare l'effetto speciale. No, nessuno effetto speciale. Questo rimbalzare da un filo narrativo all'altro non dona al lettore neanche il tanto ricercato pathos, quel senso di "oddio e ora che succede?", no niente, solo altro nervoso.

Passiamo alla storia, anzi alle storie. 
Cecilia ci viene raccontata inizialmente come una giovane ingenua, che non vuole andare in convento perchè lei si vuole esibire, vuole suonare, invitare gente a sentirla cantare o declamare versi. Ah Cecilia Cecilia, avessi dato ragione a mamma! La Gallerani viene descritta come una povera idiota, lasciatemelo dire, che non solo non sa come vada il mondo (e fin qui, ci sto anche) ma che anche davanti all'evidenza continua a sperare di diventare Signora di Milano (cosa per altro quasi impossibile ufficialmente dato che Ludovico il Moro era Reggente e non il Duca). E Leonardo? L'esigenza di inserire un filo narrativo specifico per lui io non l'ho capita. Non dà niente di più di quello che già scopriamo con i passaggi di Cecilia. Quindi? Forse era meglio togliere questo filo e snellire un pochino la struttura del romanzo.

@Il ritrovamento in Polonia della Dama con l'Ermellino
(Monuments Men Foundation)
Il meglio lo abbiamo però con le parti ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui se con Dominic personalmente credo si potesse avere il vero protagonista del racconto, per una volta un soldato e non la solita fanciulla in pericolo, ma viene lasciato un po' ai margini, con Edith si è cercato di ricalcare la figura di Rose Valland, senza però riuscirci granché. Chi è Rose Valland? Se avete visto il film Monuments Men (no? Peccato) è la figura a cui si ispira il personaggio interpretato da Cate Blanchett (nel film tutti i nomi dei personaggi sono stati cambiati ma la storia è realmente avvenuta). Rose Valland faceva parte della resistenza francese e in qualità di assistente presso la Galleria nazionale Jeu de Paume di Parigi riuscì a documentare i saccheggi nazisti di opere d'arte (in 900 volumi!) e a inventariare le opere con indicazione dei luoghi in cui furono nascoste dai tedeschi. Grazie al suo lavoro (e non solo al suo) fu possibile recuperare e riconsegnare ai legittimi proprietari (musei certo, ma anche collezioni private) oltre 60.000 opere d'arte. Ecco, il personaggio di Edith si basa sicuramente su questa donna, ma la sua figura è perennemente trascinata dagli eventi, viene presa e spostata qua e là, anche quando inizia a compilare gli elenchi è un continuo "servirà a qualcosa?" "ma a che serve?" "a chi mai potrei darli?". 

Il finale? Naturalmente non vi dirò niente ma preparate i bicchieri, tarallucci e vino per tutti!!

A parte l'ironia, non ho trovato niente di che in questo libro, sicuramente non un "un romanzo storico palpitante e ricco" come sinossi proponeva. 
Mi sono andata ad informare su l'autrice del romanzo, Laura Morelli (che no, non è italiana ma statunitense): dottorato in storia dell'arte a Yale, ha viaggiato molto, scritto delle guide di viaggio. Tutto molto bello. Ma personalmente credo che i romanzi storici debbano avere una marcia in più rispetto agli altri, proprio perchè raccontano una storia che chiunque al giorno d'oggi può leggersi in 5 minuti su Wikipedia mentre si fa il caffè alla mattina. Non basta il compitino su Leonardo e Cecilia o peggio sul lavoro che fecero i Monuments Men. Questo romanzo mi ha fatto ricordare i documentari, quelli palesemente americani che danno di solito su History Channel. Belli? Certo, belle immagini (difficile fare brutte riprese in luoghi come Pompei, Roma e simili...), appassionanti, di intrattenimento. Ma molto spesso superficiali, ci raccontano quello che già sappiamo o che ci immaginiamo debbano dirci. Fanno anche un po' i saputelli su una storia che per ovvie ragioni appartiene alla nostra cultura (cosa che per altro ho trovato anche nel romanzo). Tutto show ma poco altro. Poi girate, guardate Alberto Angela e... che la magia della Storia abbia inizio!

Alla prossima




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