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Recensione : La memoria del lago - Rosa Teruzzi

Buongiorno lettori!
Sono per me giorni piuttosto turbolenti, in cui sto cercando di incastrare tutte le letture tra quelle che "odddio ho questo libro qui da 5 anni e ora devo leggerlo, ora ora ora!!!" e quelle "odddddiiiioooo esce questo libro che devo avere ora, è mio, MIIIIOOOOO". Niente di preoccupante, solo la sana follia del lettore incallito. Ma è anche un periodo in cui sto leggendo tanto e infatti, terminato il libro della Ardone, ho attaccato subito con la lettura del nuovo libro di Rosa Teruzzi, La memoria del lago, con protagoniste sempre le Miss Marple del Giambellino.


LA MEMORIA DEL LAGO
(I delitti del casello #5)
di Rosa Teruzzi
Sonzogno | 144 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €14,00
28 maggio 2020 | scheda Sonzogno

In una tiepida sera di fine estate, un vecchio dossier di polizia, ingiallito dal tempo, arriva sul tavolo del laboratorio di Libera, la fioraia del Giambellino. Contiene i documenti di un dimenticato caso di cronaca - erano gli anni del dopoguerra, una giovane donna trovata morta sulla riva del lago di Como - rapidamente archiviato dalle autorità. Libera ne resta sgomenta: quella morte riguarda da vicino sua madre Iole e la sua misteriosa famiglia. Le carte contengono anche la testimonianza e i dubbi, trascurati dalla polizia, di un vecchio prete di montagna: la figlia di quella povera ragazza era davvero dell'uomo che l'aveva appena sposata? E perché Tarcisio Planetta, il contrabbandiere, l'aveva minacciata ad alta voce nell'osteria? E chi erano quegli "autorevoli" personaggi che hanno garantito per lui? Ce n'è abbastanza perché la fioraia milanese abbandoni i suoi bouquet matrimoniali e si improvvisi di nuovo detective. Insieme all'eccentrica Iole, cultrice dello yoga e del libero amore, e alla giovane cronista Irene, dotata di un fiuto infallibile, Libera si mette in cerca della verità, provando a scardinare i silenzi dei testimoni sopravvissuti. Alle Miss Marple del Giambellino, come le chiamano i giornali, non mancheranno certo la tenacia e l'arguzia, in un'indagine serrata tra Como, Lecco e le vie esclusive di Milano, per far affiorare il segreto che si nasconde sotto le acque del lago.
Ma i luoghi avevano mantenuto traccia di quei fatti o la memoria era destinata a scomparire con le persone che li avevano abitati?

Incredibile ma vero, sono in pari con una serie! Dopo quattro anni e mezzo dall'uscita del primo libro dedicato a Iole, Libera e Vittoria, ho seguito passo passo le pubblicazioni di Rosa Teruzzi, imparandola a conoscere un pochino di più anche dai social e da quel paio di occasioni in cui ho potuto vederla dal vivo. In questa serie c'è stata sicuramente un'evoluzione, un cambiamento che, se ha favorito i primi tre libri ( di cui vi lascio le recensioni La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore), meno felice era stato per Ultimo tango all'Ortica, in cui il giallo aveva prevalso su tutto, abbandonando in un cantuccio la vita privata delle tre donne.

In questo quinto capitolo, invece, succede del tutto il contrario e giallo e vite delle tre protagoniste si intrecciano nella ricerca della verità sulla morte della mamma di Iole nel lontano agosto del 1946. Ribella, giovane sposa e neo mamma, muore infatti cadendo in una scarpata. Bollato come un suicidio, il caso viene frettolosamente accantonato. Ma un fascicolo, che ha già fatto capolino nel libro precedente, rimette le carte in gioco e spinge Libera a cercare la verità, anche con l'aiuto della Smilza, al secolo Irene Milani, e del Cagnaccio, giornalisti della locale testata.

Foto di FKC FotoKunstCarsten 
Io adoro i libri in cui i misteri del passato si incrociano con il presente e in cui voci lontane, stampate in corsivo, reclamano giustizia e verità. Così ho molto amato l'idea di rispolverare un caso che molti avrebbero accantonato, per capire cosa sia realmente accaduto. Libera si mette alla ricerca di possibili testimoni ancora in vita e cerca di proteggere l'inaffondabile madre Iole, che tra un abitino in lamè e una weekend in una spa, non resta immune alla commozione di dare il giusto peso a quella madre che non ha mai conosciuto. La storia, quindi, mi è piaciuta, ma due aspetti mi hanno convinto un pochino meno. Da una parte la brevità del romanzo, che in appena 144 pagine cerca di raccontare una storia complessa, rendendo quindi frettolosa la risoluzione del caso e lasciando diversi aspetti soltanto sullo sfondo, aspetti che credo vedremo in un nuovo libro (e io un'idea me la sono già fatta su possibili sviluppi). Insomma, c'è stata troppa fretta nello svolgimento e, e qui il secondo problema, in particolare la chiave di svolta del caso ha trovato una soluzione troppo semplice. Dopo tanti indagini e tanti via vai per Colico, la conclusione del caso viene servita quasi su un piatto d'argento, cosa che mi ha un po' infastidito, soprattutto perchè mi ha fatto perdere la sorpresa, il guizzo del mistero e la gioia del capire.
Avrei voluto qualche ulteriore pagina, tempo per Libera per muoversi in un caso che, invece, avrebbe potuto dare al lettore molto di più.

Quello che non manca mai nei libri di Rosa è uno stile perfetto per l'ambientazione e per le sue protagoniste, asciutto, da vera e propria cronaca nera, ma con degli spazi poetici che ti fanno fare dei veri e propri sospiri. È uno stile non per tutti, più adulto, come adulte sono le sue protagoniste, ma che non respinge.

In conclusione, sicuramente continuerò la serie, perchè io sono testarda e ora voglio capire dove vuole andare a parare Gabriele (te possino Gabriè, che vuoi fare???), ma spero che nel prossimo libro ci sia più calma, più spazio per riflettere su quanto accade in scena e nelle vite delle abitanti del casello (PS: chissà se nel prossimo succede quello che penso succeda con Vittoria... Uhhhhmmmmm).

Alla prossima







Ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi inviato copia del romanzo.

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