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[Bookswiffer] Recensione: Diario di una Lady di Provincia - E.M. Delafield

Buongiorno lettori!
Oggi torna il Bookswiffer, la rubrica stira e ammira, ideata dalla sottoscritta, dalla Bacci di Due lettrici quasi perfette e da Laura La Libridinosa. Ogni mese ognuna di noi tira fuori dalla sua libreria 5 libri che hanno bisogno di una bella spolverata e le altre scelgono per lei una lettura da fare nel mese successivo. Lunedì la Bacci ha fatto la sua recensione (ve la siete persa? Ahi ahi ahi! Eccola QUI), oggi tocca a me! La mia cinquina era la seguente:
  • La vita fino a te, Matteo Bussola
  • Quando arrivi chiama, Anna Mittone
  • I segreti della domestica ribelle, Fiona Mitchell
  • La sirena e Mrs Hancock, Imogen Hermes Gowar
  • Diario di una Lady di provincia - E. M. Delafield
e loro hanno scelto per me: Diario di una Lady di provincia di E. M. Delafield.


DIARIO DI UNA LADY DI PROVINCIA
di E.M. Delafield
Beat | Beat | 187 pagine
ebook €6,99 | cartaceo € 9,00
9 giugno 2016 | scheda Beat

È una madre completamente pazza dei suoi figli, ma a volte la sfiora il sospetto che i suoi "dolci bambini" siano totalmente sprovvisti di senso artistico, visto che ascoltano canzoni come Pazzo pazzo Izzy Azzy riprodotte per la bellezza di quattordici volte consecutive al grammofono. È una moglie fedele e devota, ma a volte la sgomenta il comportamento di suo marito. È un'attenta lettrice, ma di tanto in tanto le capita di fare commenti intelligenti su un romanzo come Orlando finché non lo legge, e si rende conto di non capirci un fico secco. È una casalinga senza macchia e paura, ma le accade spesso di offrire ai suoi ospiti pollo e patate crude. È una donna mondana, capace di stare in società, ma, invitata a una soirée letteraria, le capita di scambiare un'ispettrice sanitaria del governo, vestita con una specie di tappezzeria blu, per il perverso autore di "Sinfonia in tre sessi". È una madre che si sforza di non essere ansiosa coi figli, ma non può fare a meno di confrontare i capelli di sua figlia con quelli di altri pargoli, per scoprire che non esiste al mondo nessun altro che li abbia così dritti e spioventi come la sua bambina. È, insomma, la nostra cara, inarrestabile Lady di provincia, capace di assecondare il marito brontolone e accudire le sue piccole pesti organizzando feste, disastrosi pic-nic sotto la pioggia, esilaranti incontri parrocchiali.

Perchè non vai a dormire? si informa Robert. Perchè sto scrivendo il diario, rispondo io. Sempre gentile ma in tono lapidario, Robert mi comunica che secondo lui è una gran perdita di tempo.
Mi metto a letto, ma mi attanaglia una domanda: può essere che Robert abbia ragione?
Ai posteri l'ardua sentenza.

@Foto di Karen Arnold da Pixabay
Vi capitano mai quei libri che non vanno né su né giù? Che non vi pentite di aver letto perchè infondo vi hanno intrattenuti ma che prestate senza remora perchè, anche se la vostra copia non tornerà più indietro, di certo non vi strapperete i capelli? Questo per me è stato Diario di una Lady di provincia, un libro di neanche 200 pagine che si legge in un pomeriggio, ma che mi ha lasciato poco o niente.

Come dice il titolo, è il diario di una signora inglese di provincia. Nessun nome proprio per questa donna che ama senza remore i figli, è devota al marito, è attiva nella società in cui vive. Sembrerebbe una donna perfetta, eppure tra la visita di una vecchia amica di scuola, un'epidemia di morbillo e un viaggio in Francia, questa Lady ci mostra una vita piuttosto complicata, con il conto continuamente in rosso, un marito interessato a niente se non alla sua tranquillità, il personale fin troppo indipendente.

Ci sono diverse cose che non mi sono piaciute di questo libro. Essendo un diario usa una struttura piuttosto secca e didascalica, ma anche i contenuti li ho trovati troppo annalistici e un po' aridi. Se da un lato aiutano il ritmo ironico procedendo tra freddure e situazioni tragicomiche, dall'altro non aiutano minimamente ad entrare in empatia con la protagonista. I continui promemoria che lei stessa si appunta...

(N.B. Proporre a Mademoiselle di ampliare un po' il repertorio di Vicky. Sono sicura di non esagerare se affermo di aver sentito Maître Corbeau, in alternanza con La cigale et la fourmi, almeno ottocento volte negli ultimi sei mesi)

... sono inizialmente curiosi, ma già a pagina 10 vorresti avere con te il bianchetto per poterli cancellare. Lei è una donna ironica, certo, ma simpatica poco o nulla, e sicuramente ha molto poco giudizio se, con i debiti che già invadono la sua scrivania, spende e spande tra vestiti e viaggi. Pensa una cosa e dice tutt'altro. Il marito poi non ne parliamo! Uno che fa certe cose a dei gattini innocenti per me può pure sparire dalla faccia della Terra!

Ma non butto proprio tutto di questo libro. Guardandolo da una prospettiva un po' più ampia mi è piaciuto il taglio sociale che si legge tra le sue righe, il quadro  che dà di una piccola comunità di campagna inglese nel periodo tra le due guerre, i rapporti tra vicini ma anche tra amiche di vecchia data che abitano lontano, le attività considerate prettamente femminili, come si svolgevano le giornate nella campagna inglese. Uno spaccato curioso e trattato in maniera caustica e ironica che aiuta nel proseguire la lettura e te la fa terminare con un po' più di brio. È però un po' poco per dire che questa sia una lettura appagante. Anzi, ho chiuso il libro non con soddisfazione ma quasi con sollievo.

Alla prossima 




Commenti

  1. Mai sentito questo libro né visto in libreria o biblioteca. Mi sa di uno di quei libri con troppo humor inglese non sempre digeribile.

    RispondiElimina
  2. L'ho letto parecchi anni fa. Deluse anche me, in efftti, ma forse all'epoca la protagonista era mille miglia lontana dalla mia vita. Oggi forse coglierei qualcosa in più.

    RispondiElimina

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