lunedì 27 gennaio 2020

Recensione: Caterina D'Aragona - Alison Weir

Buongiorno lettori!
Il libro di cui vi parlerò oggi è stata una lettura un po' strana, che ho preso e abbandonato un paio di volte, ma non perchè non mi piacesse, semplicemente perchè è stata inframmezzata dalla lettura di altri due libri giunti nella mia libreria e che non potevano proprio aspettare. Quella di Caterina D'Aragona di Alison Weir è stata quindi una lettura bella lunga, anche per la mole del libro stesso, ma non per questo meno entusiasmante.


CATERINA D'ARAGONA
(Le sei regine Tudor, #1)
di Alison Weir
Beat | SuperBeat | 654 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
17 gennaio 2019 |  scheda Beat


Inghilterra, 1501. In piedi sul ponte della nave, con le ciocche di capelli rosso e oro che le sferzano il viso, Caterina d'Aragona, figlia di Ferdinando il Cattolico e d'Isabella di Castiglia, scruta con trepidazione la costa inglese, domandandosi cosa le riserverà il futuro. Promessa sposa dell'erede al trono, il Principe Arturo, Caterina sa che sarà suo dovere dimenticare la Spagna e adeguarsi agli usi e costumi del nuovo regno, di cui un giorno sarà regina. Giunta a Londra, tuttavia, la giovane fatica a mascherare lo sgomento quando si trova davanti il futuro marito: Arturo è gracile e smunto e, alla luce fioca delle candele, Caterina nota che le gote non sono affatto rosee, come apparivano nel ritratto che le ha donato, bensì bianche, accese solo da un rossore febbrile. Ben diverso da Arturo è il fratello minore, il Principe Enrico, di stazza robusta e innegabile fascino, capace di suscitare in Caterina un inspiegabile turbamento, quel turbamento che sempre si prova dinnanzi a coloro che ci sono destinati. Otto anni dopo sarà infatti Enrico, salito al trono come Enrico VIII, a sposare Caterina, e con lei regnerà per sedici anni, prima che l'arrivo a corte della seducente e intrigante Anna Bolena, intenzionata a fare breccia nel cuore del re, muti le sorti del regno, segnando per sempre il futuro di Caterina. Imprigionata da Enrico nel castello di Kimbolton, ripudiata e spogliata di ogni privilegio, Caterina non rinuncerà mai a farsi chiamare Regina, mentre intorno a lei andrà raccogliendosi un notevole ancorché violentemente represso consenso popolare... Attraverso pagine capaci di evocare un mondo perduto pieno di splendore e brutalità, e una corte in cui l'amore - o il gioco dell'amore - dominava su tutto, Alison Weir dà vita a un romanzo storico sulla tumultuosa vita della Regina Caterina d'Aragona, sposa devota fino alla fine e unica «vera» moglie di Enrico VIII.
"...colei
che come un prezioso monile lui s'è tenuto vent'anni
accanto al cuore, senza che mai perdesse il suo lustro;
di colei che l'ama per la superiore purezza
con cui gli angeli amano gli uomini buoni; di colei che sempre,
anche quando le calerà addosso il più fiero colpo della Fortuna,
vorrà benedire il Re..."
(William Shakespeare, EnricoVIII, atto II, scena II)

Eccomi tornare a parlare con voi di Storia, si quella con la S maiuscola. Tutti conosciamo le tristi vicende che portarono Enrico VIII ad avere ben sei mogli. Chi fu ripudiata, chi morì troppo giovane, qualcuna fece una fine ben peggiore. Come parlarne senza rischiare di fare una lezioncina a scuola? Ma soprattutto come evitare di cadere nello scontato parlando di una donna tradita e di un uomo egoista e poco furbo? Beh, Alison Weir riesce a presentarci la figura di Caterina D'Aragona in maniera completa e sfaccettata, ma anche a farci conoscere meglio la corte inglese di inizio '500 senza annoiare o sembrare supponente, ma facendoci letteralmente amare questa donna.

Enrico VIII
(Foto di @royal.uk)
Sappiamo tutti la sua storia, la stessa che porterà alla nascita della Chiesa di Inghilterra e che farà da apripista per uno dei regni più splendenti della storia inglese, quello di Elisabetta I. Caterina arriva in Inghilterra a 15 anni per sposare Arturo, principe di Galles, da sempre cagionevole di salute. E, infatti, dopo appena 5 mesi, Arturo muore di tubercolosi lasciandola vedova ma non libera di tornare in patria. Caterina diventa una vera e propria pedina nello scacchiere europeo, fino a quando, morto Enrico VII, non sale al trono Enrico VIII che, fedele alla parola data e all'amore travolgente che professa, la sposa e la rende regina d'Inghilterra. Inizieranno anni tanto belli quanto tragici, in cui gli splendori della corte inglese saranno inframmezzati dalla nascita uno dopo l'altro di ben 7 figli, di cui però Maria sarà l'unica a sopravvivere. Una femmina. Praticamente inaccettabile per l'epoca che una donna salisse al trono. Stanco della situazione e invaghito della più giovane Anna Bolena, Enrico vuole prima l'annullamento, quindi il divorzio da Caterina, che invece difenderà con le unghie e con i denti il suo matrimonio e la legittimità della figlia Maria e negherà fino al suo ultimo respiro di non essere la legittima regina d'Inghilterra.

Caterina D'Aragona 
(Foto attribuita a Jan Rave
NPG, Pubblico dominio)
Tanto bella quanto tragica la figura di Caterina D'Aragona, vissuta in un periodo in cui le donne erano begli ornamenti da far sposare a piacimento a seconda dell'alleanza del momento. Eppure a ben vedere Caterina è stata una vera eroina, una che non ha pensato neanche per un minuto ad abbassare la testa e piegarsi al volere di marito e nobili. E all'epoca non era cosa comune che una moglie dicesse no al marito, anche davanti alla scissione della Chiesa d'Inghilterra da quella di Roma. Che alla fine la "grande causa" tra Enrico e Caterina non fosse il vero motivo di una rivoluzione del genere mi sembra palese (al buon Enrico interessavano più i soldi del clero per rimpinguare le scarse casse dello Stato), ma una concausa sicuramente, vista la necessità di avere un erede. Alison Weir ci propone questo pezzo fondamentale della storia europea dal punto di vista proprio di Caterina, che sapeva e non sapeva, ascoltava pettegolezzi, ma non aveva quasi mai notizie di prima mano. Caterina era innamorata di Enrico, era convinta del suo matrimonio, tanto da negare per tanto tempo la situazione e avere la certezza che prima o poi il marito sarebbe tornata da lei e dalla figlia. Tra una camicia e l'altra che lei gli cuciva amorevolmente, siamo portati ad avere un po' pietà di lei o a crederla addirittura ottusa nel persistere ad amare Enrico. La si può in realtà capire se si pensa che fosse il primo vero e unico uomo da lei conosciuto e che fosse stata cresciuta nel credere sempre e comunque nella sacralità dell'unione matrimoniale. E poi c'era la figlia Maria, una sopravvissuta già dalla nascita.

La mole del romanzo è sicuramente importante e infatti sul finale ho ravvisato un po' di fatica nel procedere, avrei alleggerito alcuni passaggi un po' troppo dettagliati proprio perchè, dopo 600 pagine, il rischio di perdere un po' il lettore per strada c'è. Tuttavia non posso che applaudire a questo libro e alla sua autrice che ci ha dato un esempio di come la Storia possa essere interessante e di intrattenimento e non solo una noiosa lezioncina. Il secondo volume dedicato ad Anna Bolena già mi aspetta e sono proprio curiosa di come sia delineata una figura così controversa come quella di "Nan Bullen".

Alla prossima



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