martedì 5 febbraio 2019

Recensione: Addicted - Paolo Roversi

Buongiorno lettori!
Anche oggi ho pronta per voi una recensione. Questa volta si tratta di un thriller: Addicted di Paolo Roversi, per la cui copia ringrazio la casa editrice SEM.

Addicted
di Paolo Roversi
SEM | 189 pagine
ebook €7,99 | cartaceo €16,00
17 gennaio 2019 | scheda SEM

Rebecca Stark è una brillante psichiatra londinese che ha messo a punto un innovativo sistema per guarire la gente dalle proprie ossessioni. Il metodo Stark è così efficace che un magnate russo, Grigory Ivanov, decide di affidarle la conduzione della Sunrise, la prima di una serie di cliniche all'avanguardia, disseminate in tutto il pianeta, che aiuteranno le persone ad affrancarsi dalle loro peggiori addiction. Viene così lanciata una campagna pubblicitaria a livello mondiale. Il primo centro apre in Italia, in Puglia, all'interno di un'antica masseria ristrutturata, circondata da campi e ulivi. Un posto perfetto per accogliere i pazienti che, come parte integrante della cura, dovranno lavorare, cucinare e dedicarsi alle pulizie. Vivranno, insomma, come una piccola comunità isolata. Fra le centinaia di richieste che arrivano vengono selezionati sette candidati da diversi Paesi: Lena Weber, ossessionata dalla perfezione fisica; Jian Chow, web designer e hacker voyeur; Rosa Bernasconi, una ragazza tecno dipendente; Claudio Carrara, giocatore d'azzardo compulsivo; Julie Arnaud, manager ninfomane; Tim Parker, trader cocainomane; e, infine, Jessica De Groot, autolesionista. All'inizio della terapia tutto sembra girare nel migliore dei modi ma, ben presto, alcuni pazienti scompaiono misteriosamente. Complice una pioggia torrenziale che tiene segregati gli ospiti, impedendogli la fuga e ogni contatto con l'esterno, comincia da quel momento un macabro gioco al massacro.



I pazienti mentono, nascondono fatti e pensieri, si comportano come bambini, spesso agendo in maniera irragionevole. Spettava a lei, quindi, scoprire i misteri alla base del loro disagio.

Addicted. Dipendente. Tutti noi abbiamo una più o meno marcata dipendenza, chi dalla tecnologia, chi dai libri, chi dal cioccolato. Ma se questa dipendenza diventa troppa, eccessiva e supera i limiti consentiti? Rebecca Stark è una giovane psichiatra che ha inventato un metodo di cura, che porta il suo nome, e che ha portato alla guarigione del magnate russo Grigory Ivanov. Questi, deciso ad esportare nel mondo questa cura rivoluzionaria, convince la dottoressa a dirigere una clinica da lui fondata che cura le dipendenze nella campagna pugliese. Il luogo è splendido, la masseria rimessa a nuovo è un piccolo esempio di lusso in sintonia con il mondo che la circonda. I pazienti arrivano da ogni angolo del mondo e sono sette, vivranno insieme, in una vera e propria comunità autarchica, per trenta giorni. Sono banditi cellulari, computer e tutto ciò che li può collegare con l'esterno. Tutto sembra partire per il meglio, poi qualcosa cambia e presto, con la pioggia torrenziale, arriva anche la paura vera.

@it.Depositphotos.com
Mi ha molto colpito Paolo Roversi per il suo stile semplice, lineare, ma che nel thriller riesce a portare il lettore fin sul confine, senza mai farglielo superare. Gioca con la doppia ambientazione temporale, dandoti un piccolo indizio su cosa cercare ma contemporaneamente riuscendo a portarti fino alle ultime pagine per capire chi, cosa, come. Insomma, il thriller mi è molto piaciuto, è costruito bene e soprattutto ammetto di aver sospettato per tutta la lettura della persona sbagliata. Forse la parte succulenta, quella con l'azione arriva un po' in là nel romanzo, si deve aspettare qualche pagina e su un libro di appena 189 pagine avrei voluto più tempo per slambiccarmi sull'assassino di turno. Ma è veramente un 'inezia nel quadro generale.

@megazine.trivago.it
Arriviamo al cuore pulsante del racconto: le dipendenze. Roversi mette in campo non solo le paure più recondite dei pazienti, ma i loro desideri più perversi, quelle dipendenze talmente forti da diventare ossessioni travolgenti. Il sesso, il potere, la tecnologia, il gioco, l'aspetto fisico, sono il tallone d'Achille di questi sette individui, convinti di non aver bisogno di cure, di poter convivere ed essere felici con la loro ossessione. Il quadro psicologico che ne esce fuori è forte e porta inevitabilmente il lettore a farsi domande su domande su cosa si è disposti a fare per questa o quella dipendenza, su che razza di vita ci si costringa a vivere pur di assecondarla. Il metodo che Rebecca propone ai suoi pazienti è essenzialmente la vita comunitaria, il duro lavoro, il dover condividere per vivere. Se la dipendenza non è altro che un atto egoista che si compie, l'unico modo per allontanarlo da sé e superarlo è condividere, lavorare non per essere felici ma per essere utili a portare felicità. Ma sulla scia del noto Dieci piccoli indiani uno alla volta le cavie della dottoressa spariranno, mentre una pioggia battente allaga letteralmente il territorio. La natura potente diventa parte integrante del racconto, come in precedenza lo era stata con la Foresta Nera e la neve bianca e candida. Immagini potenti in un racconto macchiato da atroci omicidi. L'autore la usa bene, la integra con il romanzo, facendola diventare specchio e concausa di quello che succede.

Non avevo mai letto nulla di Paolo Roversi ma questo mio primo incontro con lui è stato veramente positivo. Qualche pecca nell'equilibrio della trama non mi ha distolto da una lettura avvincente e appassionante, ma soprattutto da una complessa ricostruzione psicologica.

Alla prossima





2 commenti:

  1. In lista, ho bisogno di un thriller coi fiocchi. Ultimamente, vedasi post di ieri, nel finale mi deludono tutti un po'.

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  2. Ciao Laura, metto subito il titolo in tbr, di thriller contemporanei scritti bene ultimamente se ne vedono proprio pochini.

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