venerdì 26 ottobre 2018

Recensione: Fate il vostro gioco - Antonio Manzini

Buongiorno lettori!
Concludo la settimana con la recensione di un libro che aspettavo con tutto il cuore, il cui acquisto è stato un parto (trigemellare, podalico, al buio) visto che ho dovuto fare due ordini, litigare con Amazon, litigare in IBS, col corriere e appostarmi una giornata davanti alla porta finestra prima di averlo tra le mie mani. Sto parlando ovviamente di Fate il vostro gioco, l'attesissimo nuovo romanzo di Antonio Manzini con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone.


Fate il vostro gioco
di Antonio Manzini
Sellerio Editore | La memoria | 391 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €15,00
11 ottobre 2018 | scheda Sellerio



«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.

E mentre scendeva dalla macchina il vicequestore ebbe la certezza che di quel lavoro non ne poteva più, di quelle facce sconvolte non ne poteva più, di quello che c'era in quell'appartamento non ne poteva più, e soprattutto affrontare per l'ennesima volta il dolore, le lacrime e il sangue davvero non ne poteva più.
È ufficiale: Rocco non ci ha capito un cazzo! Passatemi il francesismo, ma è necessario per sottolineare la confusione che aleggia alla fine di questa nuova indagine del vicequestore di Aosta. A far bene per recensire questo libro bisognerebbe partire dalla fine, da quella chiacchierata tra il dottor Baldi e Schiavone, che in qualche modo riassume egregiamente l'atmosfera che il lettore si trova davanti lungo tutta la lettura.
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Un nuovo morto nella vita di Schiavone, un morto che parla, un ex dipendente del casinò di Saint-Vincent. Una scena agghiacciante si mostra ai primi soccorritori. Sangue ovunque, una fiche stretta nel palmo e poche tracce. Ovviamente il caso non è facile e si dipana tra vicini curiosi, amici di vecchia data particolarmente accomodanti, soldi sporchi. Questa è la vita di Rocco oramai. Fatta per lo più di incontri occasionali con la bella donna di turno, Gabriele, il vicino, che riesce a raccattare un 6 in storia e Lupa, il vero amore della sua vita. E poi c'è Roma, lontana anni luce, che ogni tanto torna a far capolino nella sua testa e nel suo cuore.

Povero Rocco, distrutto negli affetti più e più volte, un uomo illuso e disilluso, che ora non può più fidarsi neanche di chi gli sta intorno. L'avevamo capito alla fine di Pulvis et umbra: Rocco non sarebbe stato più lo stesso, c'era aria di cambiamento. E Manzini è stato di parola, riproponendoci un vicequestore più cupo e malinconico, più simile all'uomo arrivato da poco ad Aosta con il fantasma della moglie a martoriargli il cuore e l'anima. Marina lo ha chiesto più e più volte al suo Rocco: lasciami andare, torna a vivere. Ma Rocco non ce la faceva, non ci riusciva. Ora però il posto di Marina è stato preso da un nuovo fantasma, più recente e quindi più doloroso, quello di una donna che lo ha tradito e che ha minato le sue poche certezze. 

E il caso? Ecco, che mai come ora abbiamo davanti un Manzini polemico, e a ragione, che si schiera contro il gioco d'azzardo ma anche contro chi a quel gioco da una parvenza di legalità...

"È una malattia?"
"Esatto. Si chiama ludopatia. C'è chi scommette, chi gioca a carte, chi al casinò, chi alle slot machine...".
Gabriele sembrava stesse riflettendo su quelle parole.
"Un sacco di famiglie stanno nei guai per questa roba, gente è finita sul lastrico per giocare, pure per comprare i Gratta e Vinci".
"E li vendono dal tabaccaio?"
"Li vendono dal tabaccaio".
"Non lo capisco. Riduce la gente sul lastrico e nessuno fa niente?"
"Ci guadagnano, Gabriele, ci guadagnano un sacco di soldi. E non ci vogliono rinunciare. [...]"

Proprio il mostro del gioco è al centro della vicenda che ha inizio con il morto di turno, ma anche di quella che vede come protagonista il buon Italo, in questo libro un po' più in primo piano, non proprio al livello del suo superiore, ma poco dietro. 
Rocco un colpevole lo troverà e lo assicurerà alla giustizia. Ma... ma ritorniamo all'inizio, in un circolo infinito. Non c'ha capito un cazzo e dovrà ricominciare ad indagare. Su questa storia, su questi soldi sporchi, ma anche su quella avvenuta nel lontano 2007, quando a Roma splendeva il sole e lui mangiava il gelato della scommessa con Marina.

Ho letto alcune recensioni su questo libro e alcune sentenziavano un calo di Manzini e del suo protagonista stropicciato, irriverente e solitario. Io invece ho trovato una svolta, un cambiamento in Rocco e nella sua squadra. Dopo gli eventi di Pulvis non mi sarei mai aspettata lo stesso Rocco conosciuto fino ad ora. Certo le Clarks e il Loden d'ordinanza ci sono ancora, gli evidenziatori di Deruta e D'Intino pure e tornano decaloghi e l'amatissimo uso proprio di "'sticazzi" ma il Rocco di prima è sparito, sostituito da un uomo che non rischia più con le donne e si dà al puro e semplice sesso da una botta e via, che non ha più spazio per i fantasmi passati, perchè, come ricorda alla unica e fidata Lupa...

"Lo sai amore? Una volta qualcuno ha scritto che il passato è un morto senza cadaveri. Non per me, no. Nel mio caso ci sono più cadaveri di un obitorio..."

Un Rocco malinconico, cupo, che sguazza nello squallore che alberga nel casinò, dove uomini e donne ben vestiti sperperano soldi che non hanno, nella speranza che la fortuna finalmente guardi anche dalla loro parte. Illusi! Non è questione di fortuna. L'odore della disperazione è un po' ovunque, mischiato a quello della polvere che copre il reale motivo dell'omicidio e nasconde le mosse di un pentito. Cosa ne sarà ora di Schiavone? 

Bella domanda! Perchè il finale di Manzini, in linea con i suoi ultimi romanzi, ci lascia lì davanti ai ringraziamenti alla ricerca di pagina 390 che... toh, non esiste! Il lettore resta appeso e proprio come Rocco non c'ha capito un cazzo.

Alla prossima






4 commenti:

  1. Tocca proprio conoscere Manzini, sì!
    A proposito, foto in apertura splendida. :)

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    1. Grazie! Le foto migliori, quelle fatte di corsa con il cane che ti sfreccia sotto la scala e tra un po' di fa cadere! XD

      Io Manzini l'ho scoperto tardi (tardissimo in realtà, era appena uscito 7-7-2007) ma l'ho recuperato tutto e subito! E' uno dei pochi che riesco a leggere anche in estate, quando lavoro e veramente ho pochissimo tempo per leggere.

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  2. Ho ancora tempo per leggerli tutti, visto che non ho nemmeno iniziato... É inutile che strilli non ho iniziato ancora 😋

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    1. AAAAAAAHHHHHHH PATRIZIA!!!!!! INIZIA!!!! Le mie urla ti terranno compagnia finché non ti decidi!! XD

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