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Recensione: L'Innocente - Alison Weir

Buongiorno lettori!
Primo post di questo 2022, prima lettura e prima recensione. Ho iniziato il nuovo anno con il libro di un'autrice che conosco e amo, Alison Weir. Dopo aver letto i libri delle regine Tudor finora usciti in Italia ho voluto recuperare anche gli altri due che aveva scritto, Lady Elizabeth e ora L'innocente


Sia fatta non la mia, Signore, ma la tua volontà. E quella della Regina, naturalmente. Riconosco di essermi macchiata di un reato molto grave, e di meritare la pena capitale per ciò che ho commesso, ma continuerò a urlare fino all'ultimo respiro che il mio cuore e la mia volontà sono stati influenzati da altri. Fino all'ultimo respiro. Oh Dio.

Jane Grey è forse una delle eroine più tragiche della storia inglese. Nata nel posto sbagliato nel momento sbagliato, è fin da piccola una pedina (usata male) nelle mani dei genitori e di uomini politici più o meno astuti. Il suo unico peccato è avere nelle vene sangue Tudor. È nipote diretta di Enrico VII, pronipote di Enrico VIII, in quanto figlia della figlia della sorella Maria, regina di Francia per pochi mesi. E a causa di quel sangue e di quei capelli ramati così tipici in famiglia in lei tutto deve essere perfetto: modi, maniere, atteggiamenti, condotta, pensieri, parole. Tutto pur di fare il matrimonio più ambito o magari sedere un giorno lei stessa sul trono. 

Quella di Jane è però anche una figura che molto spesso si trascura, a volte neanche citata se non di fuggita, stretta tra il lungo regno di Enrico VIII e quello turbolento e breve di Maria. Alison Weir decide di portare in scena proprio la storia di questa ragazzina, che ad appena 16 anni si trova praticamente costretta ad accettare una corona che non voleva e a dover scegliere tra la propria testa e il proprio credo. 

Di Jane forse troppo presto ci si dimentica una cosa: era solo una bambina. Nascosta dalla sua sete di conoscenza, dal suo amore per i libri, era solo una bambina, strattonata qua e là per la gonna dagli ambiziosi e crudeli genitori e da sporche manovre di potere. Leggendo questo romanzo si rimane stupiti dall'ingenuità di Jane, dal suo non capire le situazioni e dal suo non ribellarsi a quella madre autoritaria fino alla violenza e a quel padre ambizioso e vanaglorioso, delusi dall'assenza di un figlio maschio e quindi pronti a tutto pure di iniziare una nuova linea dinastica. Poi ci si ricorda che quella che venne letteralmente scaraventata su un trono troppo alto per lei e fatta oggetto di un vero e proprio colpo di stato, era solo una sedicenne vissuta negli agi e nelle protettive mura della famiglia reale. Cosa ne poteva sapere lei di manovre politiche, di leggi e di punizioni? Ha solo 17 anni quando un boia le taglierà la testa, 16 quando dietro il mito di una vera Inghilterra protestante viene incoronata regina, 15 quando è costretta a sposare uno stupido viziato, ancora meno quando la madre cerca di darla in sposa ad Edoardo VI. 
Nelle pagine di questo romanzo sentiamo tutta la confusione, la paura e la delusione di questa ragazzina che non ha mai avuto nessuno di cui fidarsi , una voce amica, un affetto a cui stringersi. La sua solitudine è assoluta e infinita e in questo romanzo traspare tutta.

Lo stile della Weir già c'è in questo romanzo d'esordio, magari un po' traballante ( e con una traduzione che non ha voluto usare molti congiuntivi là dove erano, a mio avviso, necessari). Quello che però non ho proprio apprezzato è la struttura, che fortunatamente nei libri successivi sarà in gran parte abbandonata. Si susseguono capitoli brevi (e questo per me è sempre un bene) ma anche punti di vista sempre diversi. Ora a parlare è Jane, ora la Madre, ora la regina Caterina Parr, quindi il duca di qua, il duca di là, la cugina Maria, persino il boia alla fine deve dire la sua. È tutto troppo, troppe voci che si affollano intorno al lettore, troppi sguardi, troppi sussurri. Anche il modo in cui spesso queste varie voci introducono se stessi mi è parso stridente e poco fluido con la narrazione. Ecco alcuni esempi:

Sono seduta sul mio letto, le dita che sgualciscono febbrili il ricamo che decora il copriletto.

Sono nel mio salotto privato, a Greenwich. Sono solo, immerso nei miei pensieri. 

Sono degli attacchi didascalici, netti, che restano isolati dal resto del racconto.

In conclusione, non è per me tra i libri più riusciti di questa autrice, ma è anche il suo romanzo di esordio, quindi comprendo incertezze e dubbi. Quello che non manca mai con la Weir è la ricerca e la profonda conoscenza storica dei personaggi di cui ci vuole portare. Anche qui, come nel libri che seguiranno, troviamo una ricostruzione non solo precisa e puntuale della corte Tudor, ma anche profonda e intima. La Weir è maestra in ciò.


Inghilterra, 1554: Jane Grey, sovrana per appena nove giorni, si aggira inquieta nella dimora di Master Partridge, il carceriere della Torre di Londra. In quell’edificio che si affaccia sulla Tower Green, dove fu giustiziata anni prima Anna Bolena, è tenuta prigioniera insieme alle sue dame di compagnia, dopo essere stata giudicata colpevole di alto tradimento e condannata, poco più che sedicenne, a essere bruciata viva a Tower Hill, o decapitata, secondo il volere della regina Maria. Ha un’unica possibilità per salvarsi, stando almeno alla promessa dell’anziano abate di Westminster: abiurare la fede riformata. Soltanto l’abiura potrà, infatti, convincere Maria Tudor, intenzionata a restaurare nel regno la religione cattolica dopo lo scisma del padre, a concederle la grazia. Lady Jane, tuttavia, è pronta a riconoscere le sue colpe – aver indossato una corona non sua e avere, così, permesso che il suo cuore e la sua volontà fossero influenzati dalle brame di potere altrui –, ma non può tradire il proprio credo e barattare la vita eterna con quella terrena.



L'INNOCENTE
di Alison Weir
Beat | SuperBeat | 464 pagine
ebook €8,99 | cartaceo €13,50 | 10 novembre 2015 | link Amazon (affiliato)

Alla prossima




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