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Recensione: Le ossa parlano - Antonio Manzini

Buongiorno lettori!
Come è stato il vostro fine settimana? Io ho fatto una bella full immersion di lettura, terminando il nuovo libro di Antonio Manzini, Le ossa parlano, fresco fresco di stampa e uscito in libreria la settimana scorsa. Pronti a ritrovare Rocco?


Rocco si accese una sigaretta, quella valanga di dolore non la conteneva più. Passavano gli anni e c'era sempre meno abituato. Al contrario di medici e altri colleghi che riuscivano a ignorare gli orrori, le malattie, il sangue e le lacrime, Rocco sapeva che nel cuore come diga per arginare quella marea aveva poco più di un foglio di carta velina, sempre più fragile, che si sarebbe potuto spezzare al prossimo carico di disperazione.

Anno nuovo, Rocco Schiavone vecchio! Non nel senso dell'età, che comunque si fa sentire e lo rende sempre più affascinante (dai, non nascondiamoci dietro un dito, il suo modo di fare rude e scorbutico non lascia certo indifferenti!), ma nel senso che con Le ossa parlano facciamo un passo avanti nella vita del vicequestore di Aosta ma con uno sguardo indietro per l'impostazione del romanzo. 

Di chi sono le ossa che "parlano"? Rocco viene chiamato per un caso con cui non avrebbe mai voluto avere a che fare. In un bosco non lontano da Aosta vengo ritrovati i resti di un bimbo di circa 10 anni, poche ossa, qualcuna mancante forse predata dagli animali, che raccontano alla polizia un delitto efferato, una storia di quelle brutte, sporche, che non ti fanno dormire. E Rocco non ci dorme per capire chi ha fatto questo, chi è lo schifoso che ha messo le mani su un bambino. E con lui non ci dormono gli uomini della sua squadra, che oramai sono una vera e propria famiglia allargata. Di chi sono quelle ossa? Come ci sono finite là in quel posto nascosto? Niente, per Rocco oramai è un tarlo, come capire quanto spazio ci sia ancora in lui per l'amore, quanto per Sandra, quanto per Caterina. 

Ritrovare Rocco è sempre un terno al lotto, a volte è un ritorno col botto, altre lascia più perplessi. Negli ultimi due libri in particolare non avevamo trovato la migliore penna di Manzini, che magari dava più peso alle vicende personali del vicequestore e della sua squadra e lasciava il giallo di turno ai margini del racconto, a mo' di scusa per tornare ad Aosta. Con Le ossa parlano, invece, mi sono ritrovata nelle atmosfere del primo Rocco, di quando non aveva scoperto tante cose legate alla morte di Marina e credeva di essere finito là sui monti per un altro motivo. In questo undicesimo libro il caso da risolvere c'è, è presente, ma soprattutto è al centro di tutto. La morte di un bambino non è cosa da toccare a pretesto di altro e l'autore focalizza l'attenzione e il cuore di tutti alla ricerca del colpevole. È una storia tosta, che sai per certo che farà male, come lo sanno tutti i personaggi che si trovano a dover scavare in tutto quello schifo. Ma anche per questo vuoi sapere, vuoi avere il colpevole, vuoi avere un nome e un cognome, e quando lo avrai urlerai, perchè è anche peggio di quello che avevi pensato all'inizio. Io a metà libro più o meno un'idea sull'assassino me l'ero fatta e piano piano ho avuto sempre più conferma della mia ipotesi. Una trama un po' scontata? Forse, ma non per questo meno di impatto, perchè questa è una storia emotiva, dal forte impatto, che ti dà il famoso pugno allo stomaco, quindi non importa alla fin fine capire chi è stato, importa non lasciare solo Rocco, fino alla fine. 

Se è vero che il giallo è così importante, anche le vicende che ruotano attorno a Schiavone non vengono certo lasciate indietro. Vecchie e nuove amicizie si affacciano nella vita del vicequestore, qualche gradito (pare) ritorno, qualche saluto urlato a male parole ma anche l'arrivo in casa Schiavone di tre belle novità. 
Ho avuto una strana sensazione in questo libro. Sotto alcuni aspetti Rocco appare ancora solo, malinconico, invischiato tra quelle ombre e la polvere che paiono inseguirlo da quando ha messo piede ad Aosta; ma in un certo senso con questo libro Manzini ha definito e concretizzato quella che è oramai la vera famiglia di Rocco, una famiglia ampia e allargata, che si raduna in buon ordine per la mostra di Deruta o che si ritrova a casa di Casella e Eugenia per una colazione da grand hotel. Insomma, per la prima volta forse ha sentito che Rocco non è più così solo. Una delusione c'è, qualcuno che si è infilato nei guai, quelli grossi, e che non vuole essere aiutato da nessuno. Riuscirà Schiavone a salvarlo da se stesso?

Manzini mi ha fatto letteralmente tornare a casa, a quei primi romanzi con Schiavone protagonista che leggevo uno dopo l'altro per recuperare una serie scoperta troppo tardi e che mi ha fatto conoscere il vicequestore burbero e poco pulito, con l'animo tormentato ma che più di una volta ti fa fare tante risate. Anche qui torna finalmente la sua ironia scontrosa. sgarbata, a volte spigolosa, ma che amerai in ogni sua sfumatura. 

Ma io lo so che cosa vi state chiedendo! Vi conosco miei cari! È l'ultimo libro della serie? Questa volta sono sicura che no, non lo è, ci sono ancora diverse porte aperte nella sua vita, stanze da controllare per capire chi lo ha veramente tradito e chi lo vuole ancora fregare. Occhio Rocco, le ombre si aggirano ancora intorno a te...

Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino. Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: circa dieci anni, morte per strangolamento, probabile violenza. L'esame dei reperti, un'indagine complessa e piena di ostacoli, permette infine di arrivare a un nome e a una data: Mirko, scomparso sei anni prima. La madre, una donna sola, non si era mai rassegnata. L'ultima volta era stato visto seduto su un muretto, vicino alla scuola dopo le lezioni, in attesa apparentemente di qualcuno. Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un'indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterra-nei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni senti-mentali di Casella e di Deruta, persino l'inattesa sensibilità di D'Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio. Lo circondano gli echi del passato di cui il fantasma di Marina, la moglie uccisa, è il palpitante commento. Si accorge sempre più di essere inadeguato ad altri amori. È come se la solitudine stesse diventando l'esigente compagna di cui non si può fare a meno. Questa è l'indagine forse più crudele di Rocco Schiavone.

LE OSSA PARLANO
(#11, Rocco Schiavone)
di Antonio Manzini
Sellerio | La memoria | 416 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €15,00
13 gennaio 2022 | link Amazon affiliato

Alla prossima





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