venerdì 3 aprile 2020

Recensione: Sabbia nera - Cristina Cassar Scalia

Buongiorno lettori!
Le mie ultime letture sono state poche e, ammettiamolo, pure un po' bruttine. Ma finalmente ho trovato il libro salva situazione, è il primo di una serie, un giallo tutto italiano (anzi siculo per la precisione), è Sabbia nera di Cristina Cassar Scalia.


SABBIA NERA
di Cristina Cassar Scalia
Einaudi | Stile Libero Big | 392 pagine
ebook €7,99 | cartaceo €19,00
29 maggio 2018 | scheda Einaudi

Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell'Etna, nell'ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all'identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l'intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.
C'era qualcosa  che rendeva quel ritrovamento più interessante di qualunque omicidio comune di cui si fosse occupata negli ultimi tempi. Forse era lo scenario insolito, come aveva detto Adriano, da set cinematografico; o magari si trattava di pura e semplice curiosità per uno di quei casi singolari in cui era nota per sapersi barcamenare, ma che difficilmente le capitavano sottomano. O forse era il bisogno costante di riempire le giornate e la mente a renderla incapace di abbandonare il suo ritmo serrato anche quando le circostanze non lo rendevano necessario.
L'Etna erutta e una polvere nera sottile scende dal cielo spinta dal capriccio del vento. In una villa semi abbandonata di Catania, nascosto in un montacarichi, viene trovato il cadavere mummificato di una donna. Così ha inizio il romanzo di Cristina Cassar Scalia e così incontriamo per la prima volta il vicequestore Giovanna Guarrasi, Vanina. Il vicequestore si troverà per le mani un vero e proprio colde case, che rispolvererà i fasti della villa e del suo precedente proprietario, morto cinquant'anni prima in circostanze non del tutto chiare. Ad aiutarla, oltre gli uomini della sua squadra, anche il commissario in pensione Biagio Patanè, che indagò sul caso nel 1959. 

Foto di @gazzettinonline.it
Durante la lettura di questo romanzo ho tirato un sospiro di sollievo. Dopo tre letture non particolarmente interessanti ecco apparire un libro avvincente, un giallo che appassiona e una protagonista che ti entra sotto pelle, a cui ti affezioni. Vanina è arguta, testarda ma anche indurita dal passato che non le ha risparmiato un grande dolore e una grande rinuncia. Fin dalle prime battute lo si percepisce come un personaggio complesso e articolato, che mostra mano mano varie facce di se. E Vanina di lati ne ha tanti: poliziotta con il fiuto e l'intuito sempre all'erta, donna innamorata ma che si sente costretta ad alzare un muro fatto di silenzi e chilometri, una figlia che si è trovata troppo presto a dover dire addio all'amato genitore. Ma c'è altro in lei, altri pezzettini che me l'hanno fatta amare con tutto il cuore: ha un che di burbero, è un po' un orso nato a Palermo e che ora si trova a vivere a Catania (che se ho ben capito ci passa l'amore che c'è tra Pisa e Livorno...), alle serate brave con l'amica Giuli preferisce quelle davanti ad un film d'autore, ambientato rigorosamente nella sua terra, mangiando i manicaretti che le prepara la signora Bettina che la nutre con tutto ciò che di più calorico esista al mondo. 

Foto di @labibliotecadieliza.com
Il caso che ci fa incontrare Vanina non è dei più semplici e si dipana tra un morto nel 1959 e uno ritrovato solo ora. Ricostruire ciò che successe non è semplice, mica c'era la Scientifica di oggi nel 1959 e mica le indagini si seguivano come ora. Eppure prima o poi gli indizi vengono a galla e Vanina riuscirà a capire il collegamento tra le due morti e tra... no questo non ve lo posso dire. Il caso mi ha affascinata, l'ambientazione sia fisica che temporale rende tutto piacevolmente intricato. Tuttavia, quando Vanina inizia a vedere la luce infondo al tunnel e a capire cosa sia realmente successo ho perso qualche pezzo, non capendo bene dove stesse puntando la sua mente. Le scoperte ad un certo punto, infatti, si susseguono una dietro l'altra, ad un ritmo talmente incalzante che non sono sempre riuscita a stare al passo. Ma tolto questo, ho amato questo libro per ogni singola riga, ogni parola dialettale che non rallenta la lettura e la rende solo più pepata, ogni personaggio che ruota intorno alla protagonista, dall'indomito Patanè alla timida (mica tanto) Marta, e si perfino Lo Faro!

Morale della storia? Un'altra serie iniziata, un altro vicequestore che è entrato a far parte della mia vita! Il secondo libro, La logica della lampara, è già pronto sul mio comodino, mentre il terzo è in uscita non appena questa brutta epidemia si toglierà dai piedi e ci farà tornare a vivere!

Alla prossima






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