mercoledì 15 aprile 2020

Recensione: La logica della lampara - Cristina Cassar Scalia

Buongiorno lettori!
E pure questa strana Pasqua è passata. Come l'ho trascorsa? Mangiando, leggendo, mangiando, guardando la tv, mangiando, giocando con il cane.... e poi si, ho mangiato qualcosina. Ma si ho letto, anche perchè il libro che mi ha tenuto compagnia in questi giorni mi è piaciuto un sacco e già sono alla ricerca di informazioni sull'uscita del seguito, che era programmata in questi giorni ed è stata, per ovvie ragioni, spostata. Ah si il titolo! Si tratta de La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia, secondo caso del vicequestore Giovanna Guarrasi. 


LA LOGICA DELLA LAMPARA
di Cristina Cassar Scalia
Einaudi | Stile Libero Big | 375 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
30 aprile 2019 | scheda Einaudi

Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all'uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un'indagine assai più delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all'ultimo, riserva delle sorprese.
Era una sensazione, solo una sensazione. Una sottile forma di inquietudine che l'assaliva ogni volta che un dettaglio non la convinceva, o che, come diceva Spanò, «il morto era vicino». Poteva essere solo un'impressione, certo, o magari il suo eccesso di zelo; o, ancora peggio, il malucchiffari di una malata di sbirragine a cui non pareva vero di trovarsi un nuovo caso per le mani, ma a quel punto a Vanina poco importava. Qualcosa le diceva che la telefonata di quella mattina tutto era tranne che una minchiata. E ora lei voleva vederci chiaro. 
Come sono felice ci aver continuato subito questa serie! Dopo aver letto Sabbia Nera non ho voluto, infatti, aspettare troppo e sono tornata a Catania da Vanina e dalla sua squadra. E con gioia ho scoperto che il secondo caso del vicequestore Guarrasi è ancora più avvincente e curioso del primo, ma soprattutto è privo di quella confusione sul finale che mi aveva fatto perdere qualche passo nella risoluzione del caso. 

Vanina questa volta dovrà capire cosa sia successo a Lorenza Iannino, avvocato scomparso nel nulla e  presumibilmente morta. Per mano di chi? Come? Questo è da vedere perchè davanti ad un inizio molto lacunoso, ad un certo punto il vicequestore troverà indizi su indizi su un presunto colpevole. Forse un po' troppi indizi?

Foto di @ilgiornaledeimarinai.it
Partiamo dal caso. La Scalia questa volta ci ha voluto fregare. Eh si, perchè ad un inizio in cui i dubbi erano tanti e le certezze nessuna, fa da contrappunto una fase centrale in cui indica chiaramente una direzione al lettore, irretendolo con indizi sparsi qua e là, allusioni e strizzatine d'occhio. E io lettrice devo dire di esserci cascata con tutte le pantofole (eh ora che si deve stare a casa mica metto le scarpe), credendomi una gran furbacchiona nell'aver capito "tuuuuutttttooo". Si si, brava Laura. Peccato che l'autrice poi ci freghi dandoci una stoccata sul finale. Ora capite perchè mi è piaciuto tanto questo libro? Ciò che sembrava scontato alla fine non lo era e le ultime righe servono per guardare da un altro punto di vista le precedenti pagine. Ed è una delle cose che preferisco nei gialli! Adoro rimanere stupita, trovarmi davanti a qualcosa a cui non solo non avevo pensato ma a cui non sarei mai giunta. 

Caso a parte, Vanina è un personaggio che continua a piacermi un sacco. Un misto di luci ed ombre, di autorità e incertezze. È tanto forte ed energica sul lavoro, quanto insicura e fragile è nella vita privata. Qui ha alti e bassi, momenti in cui è sicura delle sue scelte e altri in cui rimette tutto in gioco, se stessa, il suo rapporto con Paolo e con il suo (e il loro) passato. Nella recensione di Sabbia Nera ho scritto che è un personaggio che ti entra sotto pelle, e lo confermo. A Vanina ci si affeziona, ci si sente un po' come la vicina Bettina che la cura, il più delle volte la sfama ed è diventata il suo porto sicuro. 

È questa una serie che per me è arrivata nel momento giusto, quando avevo più bisogno non solo di distrarmi, ma soprattutto di incontrare un personaggio a cui affezionarmi, in cui credere. Vanina e Cristina sono arrivate nel momento giusto e io già non vedo l'ora di ritrovarle presto.

Alla prossima



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