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Recensione: Più donne che uomini - Ivy Compton Burnett

Buongiorno lettori,
ogni tanto ancora riesco ad emergere dal mio isolamento lavorativo. Maggio è un mese impegnativo sotto tanti punti di vista, ma riesco ancora a ritagliarmi qualche ora al giorno per leggere e chiacchierare con voi di libri. Da giugno... beh, vedremo come sarà quest'anno (forse ci sarà qualche novità lavorativa e prevedo di avere ancor meno tempo degli scorsi anni). 

Oggi intanto vi parlo di una lettura che mi ha accompagnato nei giorni scorsi e che, ammetto, di aver scelto per la sua brevità. Avevo poco tempo e non me la sono sentita di buttarmi su un tomo di tante pagine. Ahimè, però, non è stata una gran lettura. Sto parlando di Più donne che uomini di Ivy Compton Burnett.

Più donne che uomini
di Ivy Compton Burnett
Fazi Editore | Le strade | 260 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €19,00
21 marzo 2019 | scheda Fazi

In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell'anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno di loro. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l'altro.


Era come se non fosse accaduto nulla d'importante. Non vi fu tanto un vuoto quanto un cambiamento.

Ho probabilmente preso questo libro dal verso sbagliato, perché a fronte di recensioni piene di amore e quasi di venerazione, la mia reazione alla lettura è stata piuttosto tiepida. E dire che gli elementi perchè mi piacesse c'erano tutti, l'ambientazione, l'atmosfera, il fatto di essere praticamente un classico. E invece... gne. 

@es.wikipedia.org
La storia si incentra intorno alla figura di una rinomata e rispettabilissima direttrice di un istituto femminile, Josephine Napier, fulcro per la sua famiglia, per le allieve e per il corpo docente. Nell'Inghilterra di inizio '900 qui, come in tutto il paese, il vero ruolo dell'istituto è quello di formare le giovani donne all'etichetta e alla rispettabilità sociale. E tutto fila liscio, immerso nella solita routine fatta di dialoghi futili e attività ancora più vezzose tipiche della buona società. Però ad un certo punto, un tragico evento, la morte di un personaggio vicino alla perfetta direttrice, mischia le carte in tavola, e piano piano si iniziano ad evidenziare le crepe di un mondo così perfetto. Ognuno nasconde un segreto e si cela dietro ad una maschera.

La storia mi sembrava interessante e in effetti nella parte centrale, quando l'azione è un po' più vivace, lo è. Il problema sono i dialoghi che soffocano tutto il racconto e che, ammettiamolo, annoiano. Da un libro scritto negli anni '30 mi aspettavo uno stile e uno schema diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, tuttavia ho fatto parecchia fatica a procedere nella lettura, soprattutto nella parte iniziale.

@pinterest.com
L'autrice, come sappiamo (e se non lo sappiamo basta leggere l'aletta), porta in scena quello che è stato il suo vissuto, la sua infanzia non semplice, e, come in tutti i suoi romanzi, ci parla dei rapporti familiari e di quelli tra uomini e donne, in una società come quella inglese di inizio '900, tutta apparenza e buona creanza. Pone in particolare l'accento, ed è questo quello che mi ha più interessato,  sulla doppia faccia dei personaggi di cui parla e su come un evento "esterno", in questo caso uno strano omicidio, porti al collasso di un sistema ben rodato, fatto di rituali e buone maniere.

È un romanzo che si immagina alla perfezione rappresentato su un palcoscenico teatrale, dove i tanti (tantissimi) personaggi si alternano in una lunga scena. A fronte di ciò, lo stile si adatta alla perfezione: elegante, classico, sobrio, da perfetta rappresentazione inglese, ma che in un romanzo non fa che rendere ancora più piatta la lettura.

Entrare in questo microcosmo creato dalla Burnett è stato inizialmente interessante, tuttavia presto lo stile e la struttura del racconto hanno smorzato il mio entusiasmo, portandomi verso la noia. È stato il mio primo tentativo con questa autrice e temo che, almeno per il momento, resterà l'unico. 

Alla prossima






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