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Recensione: Evelina non è pazza per niente - Rossella Carboni

di - ottobre 22, 2026

Buongiorno lettori!
Ma secondo voi, io, una bella influenza, non volevo prendermela proprio in questi giorni? Aaaahhhh che pizza. E la prossima settimana riprendo a lavorare (in maniera blanda, capo mi ha sentito al telefono e non era convintissimo), che se devo essere sincera un pochino mi manca eh. Anche perchè a casa o pulisco o compro cose. Ma questo è un capitolo della mia vita che è meglio non approfondire (come quando arriva l'estratto conto di PayPal a fine mese... se non apro la mail io quei soldi non li ho veramente spesi, giusto? Bene, sono contenta che la pensiamo alla stessa maniera).
Ma veniamo a noi e al motivo di questo post in questo friccicarello giovedì mattina. Oggi vi parlo di un libro che mi ha fatto ridere e commuovere, arrabbiare e riflettere, insomma un bel casino di emozioni questo libro! Si tratta di Evelina non è pazza per niente di Rossella Carboni. 


EVELINA NON  È PAZZA PER NIENTE
di Rossella Carboni
Corbaccio | Narratori Corbaccio | 272 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
01 settembre 2026 

A Evelina danno tutti della pazza. In effetti prende ansiolitici come fossero caramelle e si trova più a suo agio con le cose che con le persone. Fa la postina, ma non è molto brava neanche nel suo lavoro. È troppo strana. O così le dicono…
La sua passione è collezionare oggetti considerati inutili: l’insegna al neon di un bar che non esiste più, una vecchia macchina del caffè, birilli di legno. Vorrebbe chiudersi in casa con loro. Soprattutto ora che ha scoperto che la gente ride delle sue «stranezze». Tutti. L’unica che non ride, l’unica che la capisce, è Lucilla, la vicina anziana che la considera una figlia. Quando Lucilla si ammala gravemente, le affida un segreto: una lettera da consegnare a un uomo. A New York. Evelina ha paura. Così lontana non è mai stata. Ma dopotutto è una postina. E forse è arrivato il momento di dimostrare a tutti che lei, le lettere, le sa consegnare. Che lei non è poi così strana. Ancora non lo sa, ma spesso sono proprio i posti più lontani da dove abitiamo quelli in cui, all’improvviso, ci sentiamo a casa. E forse sarà dall’altra parte dell’oceano che la parola «strana» assumerà per Evelina un altro significato. Perché gli oggetti smetteranno di essere solo un rifugio e diventeranno una chiave per entrare nella vita degli altri, per riconoscere ferite, desideri, storie messe in un angolo come cianfrusaglie.
Quanta strada può fare una donna che si è sempre creduta sbagliata, quando scopre che proprio la sua diversità è ciò che la rende insostituibile?
Rossella Carboni firma un esordio esplosivo. Evelina non è pazza per niente è un romanzo speciale. Una storia difficile da dimenticare, come la sua protagonista.

4,5... il 5 me lo tengo per il prossimo libro 😉

 
Era stato diventare adulti il mio problema. Avere il senso della felicità che hanno gli adulti, il senso della realizzazione che hanno gli adulti. Credere di essere meno degli altri solo perchè ero sempre stata diversa. Paragonarmi a chi otteneva quella felicità preconfezionata, e sentirmi da meno perchè non era tra le mie possibilità. 

Partiamo da un principio: Evelina un po' pazza lo è, e io con lei, altrimenti sai che tristezza la vita!

Cinquant'anni, postina non proprio bravissima nel suo lavoro, ama collezionare cose che i più considerano inutili, ma nelle quali lei riesce a trovare una bellezza autentica. La gente non le sta particolarmente simpatica, ma non è un problema, perché lei sembra bastare a se stessa e, nel caso, ha sempre la mamma che vigila su di lei da lassù e la vicina di casa Lucilla, che praticamente l'ha cresciuta. Certo, scoprire che anche le persone più insospettabili ridono di lei e delle sue peculiarità incrina un po' quella corazza che si è costruita negli anni. Soprattutto se a considerarla pazza è l'unico che credeva suo amico.

Ma non importa, Evelina ha la sua routine, i suoi punti fermi e i suoi ansiolitici, che vanno giù che è un piacere (soprattutto con la panna spray sparata direttamente in gola).

Ma non sarebbe un bel romanzo senza un punto di svolta. Lucilla sta male e, con le ultime forze, le chiede un favore: recapitare una sua lettera al suo vero e primo amore... a New York!
Il panico è immediato, così come la progettazione di una serie di sotterfugi per evitare la terribile (e lontana) magagna. Tuttavia, Evelina sarà pure pazza, ma ha anche un cuore enorme e sa di dovere molto a Lucilla. Così fa i bagagli, con tanto di Susanna Tutta Panna gonfiabile, e vola alla volta della Grande Mela.
In fondo, non è difficile: troverà l'uomo, gli consegnerà la lettera e, nel giro di pochi giorni, potrà tornarsene nella tranquillità della sua bella casa. Nel frattempo, ha promesso alla mamma che non si comporterà da turista, perché è lì per uno scopo ben più nobile, quindi starà in giro il minimo indispensabile.
Non staremmo qui a parlare di questo romanzo se Evelina avesse rispettato i suoi propositi. E così, tra un santone con l'hobby degli enigmi, un ristoratore italoamericano un po' appiccicoso e una metropoli tutta da scoprire, Evelina troverà una nuova definizione di pazzia.

Evelina è uno di quei personaggi che mi stanno simpatici fin dalle prime pagine. Temevo un po' di ritrovare personaggi simili a quelli incontrati in altri romanzi: la Eleanor di Eleanor Oliphant sta benissimo, la Sally di Sally Diamond la strana o ancora l'italianissima Atena Ferraris di Alice Basso (che sto aspettando, eh!). Ma qui siamo davanti a un altro tipo di intreccio e a un personaggio che ha una sua identità ben precisa.

Evelina la vedi strana, certo, ma fin da subito ne intuisci le fragilità e capisci che, dietro quella vita fatta di routine e oggetti da portare a casa, è successo qualcosa. Ed è qui che sta la bravura dell'autrice: nel non presentarci un personaggio stereotipato, ma una protagonista forte proprio delle sue fragilità. Una donna che non è malata e che, quindi, non deve guarire.

Evelina non finirà questo romanzo come una sopravvissuta a una malattia. No, lei resterà se stessa, ma capirà che nel mondo ci sarà sempre chi la etichetterà e chi, invece, non lo farà; chi la amerà esattamente per come è. Prima fra tutti, se stessa.

Perché è proprio lei la prima ad abituarsi a essere considerata pazza, a cercare di nascondersi agli occhi degli altri, a coprire quegli specchi che potrebbero finalmente rifletterle un'immagine diversa: quella di una bella persona, pura nel suo essere unica, irriducibile a qualsiasi definizione.

Il viaggio diventa inevitabilmente metafora della conoscenza di sé, anzi, direi proprio della scoperta. Evelina entra a New York spaventata, in punta di piedi, e si ritrova a vivere qualcosa che non avrebbe mai creduto possibile, ma che, soprattutto, non avrebbe mai cercato. Eppure, sola in una metropoli attraversata ogni giorno da milioni di persone, capisce di non essere soltanto un puntino tra tanti. Capisce che lei, proprio lei, non è sbagliata: è unica. Che ha il diritto, come tutti, di essere felice e di essere strana quanto vuole.

Ecco, direi che questo è un romanzo sulla consapevolezza: di se stessi e del mondo che ci circonda. La consapevolezza che le etichette fanno male e che il problema non è tanto la loro esistenza, quanto il tentativo di usarle per rinchiudere le persone in caselle predefinite, come se bastasse una parola per raccontare una vita. E invece siamo tutti molto di più. Siamo sfumature, contraddizioni, fragilità e peculiarità che ci rendono unici e speciali.

Ma c'è anche un'altra consapevolezza, quella che ci ricorda che dietro l'apparente perfezione degli altri non si nasconde necessariamente un mondo meraviglioso. Chi ci sembra felice e realizzato può portare dentro di sé un universo completamente diverso da quello che immaginiamo, fatto di dubbi, mancanze e ferite che non sempre si vedono.

Rossella Carboni ha dato vita a un romanzo — un romanzo d'esordio, ed è bene sottolinearlo — ricco di sfumature, profondità e dolore, ma attraversato da un filo ironico che lo rende movimentato come una montagna russa, divertente come una commedia e introspettivo come una seduta dallo psicologo.

E alla fine, forse, la vera magia di Evelina è proprio questa: non diventare una persona diversa, non imparare a essere normale, non smettere di essere quella che è. Ma scoprire che non c'è niente da aggiustare in una persona solo perché il mondo non sa bene dove metterla.

Perché, diciamocelo, se per essere felici dobbiamo tutti entrare nella stessa casella, che noia sarebbe la vita? E allora ben venga un po' di sana pazzia, quella che ci rende unici, che ci fa guardare il mondo con occhi diversi e che, qualche volta, ci porta persino a New York con una lettera da consegnare e una Susanna Tutta Panna al seguito.

Alla prossima




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