Recensione: Strane case - Uketsu
Buongiorno lettori!
Continuo con il recupero delle recensioni lasciate indietro. Oggi vi voglio parlare di Strane case di Uketsu.
STRANE CASE
di Uketsu
Einaudi | Stile Libero | 176 pagine
ebook €11,99 | cartaceo €18,00
16 giugno 2026
In una zona tranquilla di Tokyo, una coppia che sta per avere il primo figlio si imbatte in una casa in vendita. A prima vista, sembra quasi perfetta: abbastanza nuova, vicina a una stazione ferroviaria e a un piccolo bosco. Ma qualcosa nella piantina non li convince. Cercando spiegazioni, i potenziali acquirenti si rivolgono a uno scrittore esperto di occulto che, aiutato da un architetto, scopre presto altre stranezze della planimetria: doppie porte, ambienti senza finestre, camere con assurde disposizioni rivelano un quadro terrificante. I due iniziano allora a indagare sui precedenti inquilini, scomparsi senza lasciare traccia. Fino a imbattersi in una verità raccapricciante rimasta sepolta per anni.
2,5... qui serve una bella ristrutturazione
Non avevo letto Strani disegni e, soprattutto, non conoscevo Uketsu. (Eh, scusate, non si può conoscere tutti.) Però 176 pagine: quelle sì che le conoscevo. E le apprezzavo.
Come sono finita, quindi, a leggere un thriller/horror giapponese che parla di case? Semplice: avevo bisogno di una lettura di svago, possibilmente breve, possibilmente poco impegnativa e, soprattutto, di quelle che ti fanno pensare «dai, ancora qualche pagina e arrivo alla fine». Niente saggi, niente biografie, niente mattoni capaci di farmi sentire in ritardo sulla mia stessa estate.
Poi ho visto Strane case, ho visto le 176 pagine e ho pensato: perché no?
Ecco. Il problema è che, a quanto pare, 176 pagine possono essere comunque molto lunghe.
Perché sì, sono arrivata alla fine. Ma ci sono arrivata con la stessa espressione di chi, durante un viaggio, continua a chiedere «quanto manca?» già da metà strada.
Quindi eccoci qui: a parlare del perché Strane case non mi sia piaciuto. Anzi, del perché mi sia proprio annoiata.
La storia ve la racconto in soldoni, perché è un pochino arzigogolata. Una coppia è alla ricerca di una casa a Tokyo e trova una villetta che, sulla carta, sembra perfetta. Eppure c'è qualcosa che non li convince, così si rivolgono a uno scrittore che in passato si è interessato di occulto e affini e gli chiedono un parere.
Lo scrittore, spalleggiato da un amico architetto, esamina la planimetria della villetta e comincia a capire che cosa non convince la coppia. Ma non si ferma qui: scavando, collegando indizi e mettendo insieme i vari pezzi, si imbatte in una storia davvero incredibile.
Che cosa non mi è piaciuto? Mettetevi comodi, che iniziamo...
Attenzione! Questa non sarà una recensione spoiler free, quindi, se volete leggere il libro, chiudete questa pagina! Lettore avvertito... lettore avvertito.
In generale, ho trovato tutta l'impostazione del romanzo un po' freddina e, soprattutto, troppo costruita a tavolino. Tutto torna, tutto si incastra alla perfezione: c'è la suspense, c'è l'orrore, c'è la paura, c'è tutto quello che dovrebbe esserci. Tutto perfetto... forse troppo?
Non dico che mi aspettassi lo svolgimento della storia, ma pagina dopo pagina non mi sono mai stupita né dell'atmosfera creata dall'autore né delle reazioni dei vari personaggi. Mi è mancato quel senso di sorpresa, quella sensazione di «Oddio, e adesso?», che secondo me dovrebbe accompagnare una storia di questo tipo.
Fin dall'inizio ho percepito questo andamento da «cotto e mangiato». In particolare, l'amico architetto ha una spiegazione (assurda) per praticamente tutto.
A cosa potrebbe servire quel doppio muro? Semplice: a creare una cavità abbastanza grande da permettere a un bambino (e solo a un bambino) di passare da una stanza all'altra attraverso un tunnel, sbucare altrove, ammazzare qualcuno, portarsi via il corpo, farlo a pezzi e... via, si ricomincia.
L'ipotesi che ci fosse, che ne so, una canna fumaria là in mezzo? Un condotto di aerazione? Un pilastro? Cioè, tanto per capirci: non è che guardo la planimetria di una casa, vedo un doppio muro e penso immediatamente a un piccolo sterminatore di popoli che si aggira nei cunicoli. In dieci minuti, credo.
La storia, almeno all'inizio, è piuttosto lineare, ma a un certo punto la confusione impera. Nomi, luoghi, case... non ci si capisce più niente. I personaggi sono così tanti che finiscono per schiacciare completamente il racconto e spostare tutta la concentrazione del lettore nel tentativo di ricordare chi fosse chi, azzerando completamente l'attenzione su quello che sta succedendo o, cosa ben più importante, su quello che è già successo.
Il bello è che, nonostante siano così numerosi, i personaggi sono quasi tutti soltanto accennati, ricordati per la parentela o poco più. Sono figure che servono a far avanzare la storia, ma che raramente diventano davvero persone.
E anche i protagonisti mi sono sembrati così: figure di carta, trasparenti, senza spessore, ma soprattutto senza cuore. Non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno, né a preoccuparmi davvero per quello che sarebbe potuto succedere loro.
E forse è proprio questo il problema più grande che ho avuto con Strane case: sulla carta c'è tutto quello che dovrebbe servire per costruire un buon thriller/horror, ma io, leggendo, non ho mai sentito davvero niente. Né inquietudine, né paura, né quella curiosità morbosa che ti fa continuare a leggere perché devi assolutamente capire come andrà a finire.
E dire che, viste le 176 pagine, speravo proprio in una lettura veloce e coinvolgente. Invece mi sono ritrovata a guardare più volte quante pagine mancassero alla fine. E quando cominci a fare il conto alla rovescia, per me, non è mai un buon segno.
Insomma, Strane case è uno di quei libri che riconosco essere ben costruiti, ma che non sono riusciti a conquistarmi. Probabilmente sono io ad avere qualche problema con il thriller/horror giapponese, perché anche questa volta sono arrivata alla fine senza quel brivido che speravo di trovare.
Però una cosa gliela devo riconoscere: almeno era corto. E, considerato il periodo, non è proprio niente.
Alla prossima








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