Recensione: Quando tornano le rondini - Giada Messetti
Buongiorno lettori!
Recupero recensioni su recensioni e, ora, sono arrivata a lui, al libro difficile da recensire. Oggi vi parlerò di una lettura che ho fatto a fine aprile. Ho aspettato un pochino prima di mettermi al computer e a scrivere perchè qui non si tratta di un romanzo ma di... un saggio? Si, ma anche di un ricordo che non si è mai vissuto. Oggi vi parlo di Quando tornano le rondini di Giada Messetti.
QUANDO TORNANO LE RONDINI
FRIULI 1976: MEMORIE DI UN TERREMOTO
di Giada Messetti
Mondadori | Strade Blu | 216 pagine
ebook €10,99 | cartaceo €19,00
21 aprile 2026
Alle nove di sera del 6 maggio 1976, a Gemona, la terra comincia a tremare. Mila è a pochi chilometri di distanza, ancora non sa che la sua cittadina è l'epicentro di un sisma di magnitudo 6,5 che in pochi secondi sconvolge il Friuli Venezia Giulia, distruggendo 17.000 edifici, devastando 900 chilometri quadrati di territorio e portandosi via 990 vite. Mila e la sua famiglia si salvano, ma la casa scompare in un attimo e, con essa, anche i nidi delle rondini, che a lungo non faranno ritorno. Per anni Mila vive in una baracca costruita per gli sfollati. Abita lì quando incontra Augusto, giovane volontario del servizio civile venuto per aiutare nella ricostruzione, e se ne innamora. E abita ancora lì quando nasce Giada. "Figlia del terremoto", Giada Messetti non ha mai avuto il coraggio di riaprire quel cassetto della memoria. Fino a ora. A cinquant'anni dal sisma che ha ferito a morte il Friuli, decide di tornare alle origini e intrecciare i suoi ricordi con quelli di chi il terremoto lo ha vissuto in prima persona. Ne nasce il racconto di una devastazione, ma anche di una rinascita possibile. Perché al terremoto è seguito il «momento della scelta», la scelta di rialzarsi e di guardare avanti, ma soprattutto la scelta di farlo insieme, in un patto solidale che ha coinvolto istituzioni e cittadini. Se quello che è passato alla storia come "modello Friuli" ha funzionato, è stato perché tutti hanno risposto alla chiamata, dando vita a una mobilitazione potente e orchestrata con intelligenza, il primo e purtroppo unico esempio italiano di ricostruzione riuscita. I testimoni di quella tragedia non smettono di ripetere che c'è una vita prima del terremoto e una vita dopo. Di ciò che è successo durante, anche i ricordi sembrano macerie scomposte: il boato, il buio, lo smarrimento, la paura, la polvere ovunque. Restano però alcuni oggetti, che a dispetto del tempo e della confusione continuano a rappresentare un momento, un'emozione, una persona cara che non c'è più. Giada Messetti li raccoglie per noi, per raccontarci una terra ferita, ma coraggiosa e caparbia, che ha saputo ripartire da zero. E ha visto, finalmente, le rondini tornare.
5 stelle... fatevi un favore e leggetelo
Non c'è mai stata pioggia dopo la quale non sia tornato il sereno.E con il sereno, si sa, tornano anche le rondini.
Se mi leggete da un po’, saprete che sono estremamente sensibile alle storie vere, soprattutto a quelle di resilienza e di comunità. Vajont, Concordia: avvenimenti che, nel bene e nel male, mi si sono infilati sotto pelle, mi hanno fatto riflettere, piangere e arrabbiare. La stessa cosa, seppure in modo diverso, è successa con Quando torneranno le rondini della bravissima (sono una lettrice da superlativi, fatenevene una ragione) Giada Messetti, che non si è limitata a scrivere un saggio sul terremoto del Friuli, una tragedia che ha ucciso, sfollato e disperso intere comunità.
No, Giada (mi permetto il tu) ci ha regalato un racconto d’amore per la sua terra, la sua comunità, la sua famiglia. Perché lei, il 6 maggio 1976, non era ancora nemmeno in programma, ma è una «figlia del terremoto»: è nata cinque anni dopo da due sopravvissuti, la madre di Gemona e il padre, volontario bolognese, arrivato in Friuli dopo il sisma. È cresciuta nella Gemona della ricostruzione e lei l’Orcolat, l’orco, il terremoto, ce l’ha nel DNA. Una storia che si è formata tra quella polvere che, in 59 secondi, aveva ricoperto Gemona, Moggio Udinese, Venzone, Bordano, Trasaghis, Montenars, Artegna, Osoppo, Buja, Majano… e che, una volta depositata, aveva lasciato emergere soltanto la devastazione.
In quei 59 interminabili secondi, tutto si colora di bianco, grigio e nero. E a raccontare questi colori, forse meglio di chiunque altro, ci pensa Pierluigi Cappello in Questa libertà:
Per me i colori del terremoto sono il bianco, il grigio, il nero: il bianco è il colore delle pietre macinate, delle ferite delle case, il grigio è il colore della polvere che copre i vivi e i morti insieme, il nero il colore degli anziani che si aggirano tra le macerie, disorientati come giraffe nella neve.
In quello che possiamo definire un saggio, si alternano testimonianze, storie familiari e vicende personali, ma anche un’attenta analisi di tutto ciò che si è mosso intorno alla macchina della ricostruzione. Quel «modello Friuli» che ha fatto storia e ha contribuito a gettare le basi della moderna Protezione Civile, grazie a una collaborazione senza precedenti tra istituzioni, amministrazioni locali e cittadini.
C’è la ricerca, naturalmente, ma si avverte anche una conoscenza pregressa, quasi innata, di quelle circostanze, di quel prima e di quel dopo che non si possono imparare soltanto sui libri, perché si portano dentro. Sono un’eredità fatta di silenzi materni, di sguardi dei parenti nei quali sembra riflettersi ancora tutta quella polvere grigia.
E accanto alla ricerca c’è il desiderio di raccontare una comunità, di ricostruire anche nella mente di noi lettori quel «prima» che la scossa di maggio aveva distrutto fisicamente e quelle di settembre, in un certo senso, anche moralmente. Perché il terremoto non si è esaurito in quei primi 59 secondi: è tornato a colpire l’11 e il 15 settembre, riaprendo ferite che non avevano ancora avuto il tempo di rimarginarsi.
Eppure, nonostante tutto, il popolo friulano non si è arreso. Le comunità hanno lottato, si sono organizzate, hanno preteso di poter tornare nei propri paesi e di riavere le proprie case. Una frase ha cominciato presto a circolare, a essere letta ovunque, gridata nelle assemblee e ripetuta sui giornali: «Dov’era, com’era». Una richiesta diventata impegno concreto, tanto che, già alla fine di aprile del 1977, gli sfollati poterono cominciare a rientrare nei loro paesi.
È un libro semplice da leggere, lineare, capace di accogliere il lettore nella storia di questi luoghi e di restituire voce ai veri protagonisti di un’immane tragedia. Il racconto scorre e, in poco tempo, le sue oltre duecento pagine ci accompagnano fino a rivedere le rondini nel cielo di Gemona.
Ma attenzione: semplice da leggere non significa facile da affrontare. Perché è un libro difficile da assorbire, uno di quelli che lasciano un magone in fondo alla gola. Per i tanti morti, certo, ma soprattutto per la forza di queste comunità, che non si sono arrese e hanno lottato per riavere le proprie terre, i propri luoghi, la propria casa. Non soltanto edifici da ricostruire, ma pezzi di vita e di identità da salvare.
Tutto questo, e molto altro, troviamo in un libro meraviglioso che, a mio avviso, andrebbe letto per conoscere e ricordare ciò che è accaduto, ma anche per capire che cosa si può fare e ottenere quando una comunità riesce a parlare con una voce sola, forte e determinata.
«Dov’era, com’era» non è soltanto uno slogan, né una frase da stampare sui giornali. È un pensiero, un desiderio, un grido. Un grido che, in altre occasioni, anche recenti, non si è potuto, ma soprattutto non si è voluto, ascoltare. In Friuli, invece, quel grido è diventato un progetto, una promessa mantenuta, la possibilità di ritrovare qualcosa che sembrava perduto per sempre.
Perché ricostruire non significa cancellare ciò che è stato, né fingere che nulla sia accaduto. Significa custodire la memoria, restituire un futuro a chi è rimasto e permettere a una comunità di riconoscersi ancora nei propri luoghi. E forse è proprio questo che Giada Messetti ci ricorda con il suo libro: che le case possono crollare in 59 secondi, ma una comunità, quando trova la forza di restare unita, può ricostruire molto più delle proprie case.
Può ricostruire se stessa. E, un giorno, tornare a guardare le rondini in cielo.
Alla prossima












0 comments
INFO PRIVACY
AVVISO: TUTTI I COMMENTI SPAM VERRANNO CANCELLATI
Premi: se avete scelto di premiare il mio blog vi ringrazio con tutto il cuore! E' sempre bello veder riconosciuto il proprio lavoro. Tuttavia, per motivi di tempo e organizzazione non posso ritirarli!
Avete un'opinione diversa dalla mia? Volete consigliarmi un buon libro? Cercate informazioni? Allora questo è il posto giusto per voi...Commentate!^^