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Recensione: Longbourn House - Jo Baker

Buongiorno lettori!
Il libro di cui vi parlerò oggi è stata una lettura che mi sono trascinata per ben 14 giorni, in parte perché sono stata qualche giorno da Laura (e noi quando siamo insieme non leggiamo, punto) in parte perché da più o meno metà mi sono proprio fermata. Il libro in questione è Longbourn House di Jo Baker.


 

La felicità era una cosa possibile, per Sarah, che aveva un'idea abbastanza precisa di quel che le mancava.
Cosa ci piace tanto di Orgoglio e pregiudizio? L'atmosfera, le storie d'amore delle Bennet, Mr Darcy, la pungente ironia di Elizabeth... Eppure per avere tutto questo, nella pratica, ci deve essere anche tutto un mondo sommerso e nascosto che permette a Lizzie, Jane e anche all'altezzoso Darcy di essere tale. Questo mondo sommerso non è altro che tutto il personale che ancora prima dell'alba si muove nelle stanze di servizio per il lavaggio mensile dei panni, per preparare pranzi, picnic e tè "improvvisati"o che aspetta fuori al gelo che la magia si compi e che Elizabeth & Company finiscano il famoso ballo in cui Mr Darcy si rifiuta di ballare con chi che sia. 
Longbourn House è tutto questo, un Ai piani bassi di epoca Regency, ambientato ben prima dei fasti di Downton Abbey, in cui seguiamo le vicende soprattutto di Sarah, cameriera al servizio dei Bennet, nata per essere cameriera e convinta che altro al mondo non ci sia. La sua vita è tutta un accendere i fuochi, svuotare i vasi da notte, lavare i panni delle signorine, uscire nel pieno di una tempesta per recuperare delle fondamentali roselline da applicare sulle loro scarpette da ballo. Eppure ci deve essere anche altro oltre a Longbourn e ai dolci colli che la circondano. Magari la Londra promessa dal civettuolo valletto dei Bingley o ancora una vita più semplice, fatta di lavoro ma anche di amore con James, il nuovo acquisto di casa Bennett.

Longbourn House ha un grande pregio: elimina quel velo di perfezione rosa che copre gli occhi di chi legge Orgoglio e pregiudizio (soprattutto la prima volta). La storia di Elizabeth e Darcy, di Jane e Bingley, persino di Lydia e Wickham sono così perfette, tutto si incastra, tutto ha un perché, tutto finisce come deve finire. Ma dietro tanta perfezione ci doveva essere il lavoro di tante persone, persone che spesso non avevano neanche un passato e che sicuramente non avevano un futuro, persone che dovevano essere grate per quel posto di lavoro e per il tetto sulla testa che veniva loro offerto. Il buon nome della famiglia si riversava su loro stessi, le loro cattive azione macchiavano quelle della famiglia, in un legame indissolubile che non si sarebbe mai spezzato. 
In tutto questo il lettore più smaliziato ragiona anche su una nuova visione dei protagonisti austeniani. Elizabeth è si ironica e acuta, ma anche quanto mai viziata; Jane è talmente bella da non essere altro; Mr Bennett non è così totalmente devoto alla sua signora; Mrs Bennett e i suoi nervi sono una vecchia conoscenza che affonda le sue radici in episodi a dir poco scioccanti. C'è un capovolgimento totale degli eroi del romanzo originario, forse troppo repentino e troppo sconvolgente. 

Come dicevo, la mia è stata una lettura lunga, forse me lo sono trascinato troppo, eppure fino ad oltre la metà mi stava piacendo molto, aveva questo taglio così realistico che mi aveva fatto apprezzare la protagonista e il mondo "di servizio" che la circonda. Passata la metà però c'è stata come una botta di arresto, la storia si ferma, Sarah ha un unico pensiero e l'autrice ci trascina verso quel pensiero: James. Dov'è James? Cosa ne è stato? Perché James?? Sarah, stella, fattela passare!!
E come se non bastasse abbiamo anche un lungo, lunghissimo, infinito flash back del passato dello stesso James. Non ne potevo più di lui!
La mazzata finale poi è stato il soggiorno di Sarah a Pemberley, con tanto di Mrs Darcy isterica (Lizzie dove sei finita????) e un Mrs Darcy che mah...

È una lettura che sa prendere, in alcuni punti divertente, in altri fa riflettere sulla situazione sociale del periodo, ma che forse ha cercato tanto il realismo da diventare quasi irrealistica. Bisogna stare attenti nel prendere i classici e nel maneggiarli, perché se è un classico un motivo ci sarà.
Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel solaio della stalla: li, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di "Orgoglio e pregiudizio", "Longbourn House" ricostruisce con tono brioso la vita della servitù nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo. All'interno di questo affresco storico, che oltre alla campagna dell'Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoniche e i porti commerciali sull'altra sponda dell'Atlantico, Jo Baker dona pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.

LONGBOURN HOUSE
di Jo Baker
Einaudi | Super ET | 386 pagine
ebook €6,99 | cartaceo €13,00
01 maggio 2020 | link Amazon affiliato

Alla prossima




Commenti

  1. Sono tanto tanto curiosa di leggerlo, soprattutto ora che ho letto la tua recensione non del tutto positiva! Chissà che effetto mi farà!

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