lunedì 13 settembre 2021

Recensione: Vecchie conoscenze - Antonio Manzini

 Buongiorno lettori!
Vi sono mancata??? Eccomi tornare dopo tre mesi di silenzio, mesi lunghi, complicati, in cui praticamente ho vissuto in ufficio. Ma ora basta, ora eccomi qui con voi per parlare di libri. Poi restate su questi schermi (e su quelli di Instagram) perchè ci saranno novità!

Qual è il modo migliore per riprendere in mano il blog? Esatto! Antonio Manzini alèèè ooohhh ooohhh! Uscito i primi di giugno io sono corsa a prendere la mia copia della nuova indagine di Rocco Schiavone, ma ho aspettato a leggerlo per non rovinarmi la lettura. Chiusa la porta dell'ufficio alle mie spalle (si, l'ho anche un po' sbattuta) il mio primo pensiero è stato: devo leggere Rocco!! E così ecco a voi la mia recensione di Vecchie conoscenze.



Tutta la storia aveva un odore pessimo, di intrallazzi, segreti, sporcizia nascosta sotto i tappeti della Repubblica nelle stanze di chi ha il potere di cambiare l'aspetto di una nazione, ma non ne ha la volontà né la convenienza.

Oramai questa domanda è una tradizione: dove eravamo rimasti? Dove abbiamo lasciato Rocco? Sicuro era in una situazione... particolare. Ah l'amore l'amore si era chiuso con un caso risolto e il dubbio che non ci sarebbe stato un nuovo capitolo della vita del vicequestore di Aosta. Dubbio mio, per carità, ma quel finale così pulito e netto il sospetto lo aveva dato ai più. Quando si è diffusa la notizia dell'uscita di Vecchie conoscenze il dubbio è stato spazzato via e Manzini è tornato nelle nostre case con un nuovo giallo, l'omicidio di una nota studiosa, ma soprattutto con nuova polvere nella vita di Rocco che, rimasto solo dopo la partenza di Gabriele e Cecilia, si trova davanti ad una casa vuota e a nuovo cadavere, questa volta veramente inaspettato. 

Che Rocco sia il protagonista non bisogna neanche sottolinearlo. Ma se nel libro precedente era solo accennato, in questo è chiaro che il giallo su cui Schiavone deve indagare sia poca cosa, quasi una scusa per iniziare un nuovo libro. Fin dal titolo si capisce che le vecchie conoscenze non sono tanto della compianta professoressa Martinet, ma più del vicequestore. Schiavone è convinto di aver chiuso un capitolo della sua vita e di aver capito da chi guardarsi le spalle. Sbagliato Rocco, mi spiace dirti che non hai capito proprio niente. 

Il giallo mi è sembrato forse un po' troppo semplice, risolto abbastanza in fretta anche da Rocco. Sicuramente è poco incisivo, soprattutto se messo a confronto con il vero caso che Schiavone dovrà risolvere fuori Aosta e che vede protagonisti due sue vecchie conoscenze. Ed è proprio cercando di venire a capo di ciò che è successo nella stanza 23 che dovrà rivedere i pezzi del puzzle che aveva cercato di incastrare nel passato. Chi si nasconde veramente nell'ombra? Chi cerca di proteggerlo, chi di tradirlo?

Mai come in questo capitolo Manzini ci presenta un Rocco solo, malinconico e diffidente. E gli possiamo dare torto? Possiamo non comprendere le telefonate non fatte, gli incontri saltati, le parole non dette? No, non possiamo perchè questa diffidenza ha avuto un nome nel passato e ha un nuovo nome ora, un nome a cui non avrebbe mai pensato, e noi con lui. 
Cosa gli resta? Lupa, amica fidata, e la sua squadra, quella massa di vite diverse, quelli che crede suo malgrado possano essere la sua famiglia. 

Vecchie conoscenze si legge in un soffio, pagina dopo pagina. D'altro canto Manzini oramai è una garanzia di stile e scorrevolezza, dolore e speranza. Certo, il delitto Martinet non è ciò che ricorderemo una volta chiuso il libro. Quella che ci resterà impressa è quella fitta al cuore dopo la rivelazione finale, quel tradimento così doloroso. 
Rocco questa volta ne sono certa, ci rivedremo.


Schiavone non ci crede. Tutti gli elementi indicano un solo colpevole: movente, tempi, luogo, tracce materiali e informatiche, psicologia. Ma lui non ci crede a pelle. «L’archeologa, Sara, ha detto che nei miei occhi non vede niente. Di solito è la stessa impressione che ho quando guardo un omicida». E invece negli occhi del sospettato numero uno qualcosa ha visto: «Paura».
È morta nel suo appartamento Sofia Martinet, colpita alla testa con un oggetto pesante. Unici indizi una «J» ripetuta nella sua agenda, e una striscia pallida attorno a un dito, segno di un anello sempre portato e rimosso a freddo dal cadavere. Sui settant’anni, una casa piena di libri, di cui parecchi antichità di valore, un nome celebre a livello internazionale nel suo campo accademico, storica dell’arte specialista in Leonardo da Vinci. L’inchiesta portata avanti da Rocco Schiavone, con il suo stile inconfondibile di lavoro e di vita, ha due snodi. Il primo riguarda la condotta del figlio della vittima; il secondo è una scoperta che questa aveva fatto scavando nelle opere scientifiche del genio del Rinascimento. «Una svolta nel mondo degli studi leonardeschi».
Improvvisamente, una scossa tellurica complica anche emotivamente le giornate inquiete di Rocco: rispunta Sebastiano, l’amico di infanzia, e di imprese al limite della legalità, che era scomparso da un bel po’ di tempo, inabissato nella sua caccia segreta appresso al carnefice della giovane moglie. Vecchie conoscenze.
E non è l’unico, sconvolgente ritorno proveniente dal passato, per trasformare in spettri le vecchie care conoscenze.
Un Rocco Schiavone forse più solo, ma a momenti autocritico, che si sorprende quasi quasi a pentirsi della propria scorza di durezza: forse perché aleggia dappertutto un’invitante allusione alla forza emancipatrice dell’amore. Amore di qualunque tipo.

VECCHIE CONOSCENZE
(#10 Rocco Schiavone)
di Antonio Manzini
Sellerio | La memoria | 416 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €15,00 | 10 giugno 2021 | scheda Sellerio

Alla prossima






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