mercoledì 10 marzo 2021

Recensione: Ciò che nel silenzio non tace - Martina Merletti

Buongiorno lettori!
Questa settimana è inizia in modalità pigrizia. Questa recensione doveva, infatti, andare on line già ieri ma ammetto di aver avuto un po' il blocco del blogger e di non aver avuto voglia di mettermi al computer. Oltre al blocco del lettore può capitare anche questa,  ma basta fare un piccola pausa e ritornare più carichi di prima! Quindi eccomi qua con la recensione di Ciò che nel silenzio non tace, libro di esordio di Martina Merletti, gentilmente inviatomi da Einaudi. 


CIÒ CHE NEL SILENZIO NON TACE
di Martina Merletti 
Einaudi | I coralli | 271 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
23 febbraio 2021 | scheda Einaudi 

1944, carcere Le Nuove di Torino. Una suora prende in braccio il bambino di una prigioniera in transito per Birkenau, lo addormenta con una pezza imbevuta di vino e riesce a portarlo fuori nel carrello della biancheria. Piú di cinquant’anni dopo una giovane donna scopre che quella vicenda la riguarda da vicino, sale in moto e decide di seguirne le tracce. A poco a poco il passato si ricompone, nonostante i molti silenzi e i numerosi depistaggi della Storia: i bombardamenti, l’occupazione nazista, lo sfollamento, gli accidenti del dopoguerra.

Agosto 1944. Una suora ribelle e coraggiosa sottrae un neonato da una cella del carcere Le Nuove di Torino facendolo scivolare nel carrello della biancheria: è il figlio di una deportata, destinato a morte certa. Si sa, la lavanderia non è affare dei tedeschi, e il piú delle volte i carrelli entrano ed escono dalle mura senza essere frugati. Ora il bambino dorme tranquillo, ma qualcuno dovrà prendersi cura di lui. Ottobre 1999. Una giovane donna sale in moto per cercare le tracce del fratello di cui fino a quel momento ha ignorato l’esistenza. La verità sul suo passato diventa una priorità che a lungo pare irraggiungibile. A unire questi due punti nel tempo è l’arco della vita di quel ragazzo sempre un po’ fuori posto, delle donne dure e forti che lo hanno salvato e accompagnato, legate dal medesimo segreto, e di un Paese lacerato e recalcitrante, che attraversa la guerra e il dopoguerra in perenne lotta con se stesso. Prendendo spunto da un fatto realmente accaduto Martina Merletti intreccia documenti e finzione, rivelando uno straordinario talento narrativo. Questa giovanissima scrittrice disegna figure indimenticabili, silenziose e caparbie, ed evocando con la stessa forza espressiva il passato e il presente firma un romanzo che ci coinvolge e ci commuove a ogni pagina.

E adesso, sprofondata nella sua poltrona, davanti alla stufa accesa, pensava che la vita doveva essere una grande presa in giro da parte di qualcuno che si diverte a osservarci mentre costruiamo delicati castelli di carte in mezzo alla tempesta.

Non è un libro semplice di cui parlare questo. L'autrice prende spunto da un insieme di storie realmente accadute e su questo costruisce il racconto di Elda, di Teresa, di suor Emma, di Aila. Un racconto che ci porta avanti e indietro nel tempo nella vita di tre famiglie spezzettate lungo i decenni che dal 1944 portano alla soglia del 2000. 

È l'agosto del 1944 quando, grazie al coraggio di una suora e di una madre, un bambino di pochi mese viene strappato da morte certa. È l'ottobre del 1999 quando quel bambino, ora adulto, è l'oggetto della ricerca di una sorella che non lo ha mai conosciuto. E in mezzo? In mezzo c'è la vita di suor Emma che da giovane novizia ha vissuto sulla sua pelle il buio e la paura del carcere di Torino e ora, finalmente in pensione dopo una vita dedicata alla Carità Cristiana, ha un'ultima missione da compiere; c'è Fulvio che è roso dal rancore per quel fratello che non si è mai dedicato alla famiglia e che ha rovinato suo figlio Giacomo; c'è Teresa che non riesce a chiudere la porta sul suo passato e che, indossate le scarpe della domenica, si reca sulla banchina della stazione; è c'è Aila che vuole ricostruire il passato della madre che non ha mai voluto raccontarle niente di quei numeri tatuati sul braccio. 

Esedra, Ex Carceri Le Nuove, Torino
(Foto da @arte.it)
Non è un romanzo semplice da leggere e da raccontare. Come siano andate le vicende di tutti i personaggi è facilmente intuibile fin dall'inizio, ma non è questo il suo scopo, non è quello di raccontare una storia (per altro realmente accaduta). Dietro questo romanzo c'è la volontà di diradare le nubi, di accendere una luce sulle vite di chi ha subito e di chi è venuto dopo e che, indirettamente, è stato vittima di quegli anni terribili. 
È per questo che la storia in sé copre in realtà ben poche pagine delle 271 totali. Ci sono loro al centro di tutto, la madre stoica che racchiude un segreto, il fratello geloso, il figlio chiuso in se stesso, la figlia incredula davanti al silenzio della madre. Vite semplici, comuni, che però nel loro piccolo, nel silenzio della provincia, hanno fatto in qualche modo la Storia. 

Consigliarlo non è immediato. Io ho fatto personalmente molta fatica soprattutto all'inizio ad entrare nel racconto, a capire quale fosse il punto. Mi trovavo circondata dalla confusione dei personaggi che entravano e uscivano di scena, non capivo lo scopo di tutti, non trovavo un vero inizio. Pecca mia? Probabile. Non è un romanzo basato sulla storia ma sulle scelte, sui pensieri, sul percorso che i personaggi fanno per giungere ad una chiusa. E forse io tutto questo l'ho un po' patito.

Alla prossima




2 commenti:

  1. Cosa rara, un Einaudi che non mi ispirava.
    La tua recensione conferma i miei dubbi.

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    Risposte
    1. Invece io ci speravo un po', ma va bene, mica può piacere sempre tutto ;)

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