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Recensione: Il ricettario di guerra di Miss Graham - Celia Rees

Buongiorno lettori!
E buon lunedì! Iniziamo la settimana parlando di Il ricettario di guerra di Miss Graham di Celia Rees


IL RICETTARIO DI GUERRA DI MISS GRAHAM
di Celia Rees
Giunti | A | 552 pagine
cartaceo €16,90
9 settembre 2020 | scheda Giunti
Giovane, single, laureata in lingua tedesca, estremamente riservata e affidabile, Edith Graham ha il profilo perfetto per diventare una spia. Specialmente perché la sua famiglia conosce il conte Kurt von Stavenow, uno dei più famosi criminali nazisti della Seconda guerra mondiale, ricercato dai servizi di intelligence di mezzo mondo per i suoi crudeli esperimenti di eugenetica. Stanca del suo lavoro come insegnante e di vivere con la madre, Edith fa domanda per entrare nella Commissione di Controllo, che si occupa di ricostruzione e crimini di guerra, e si ritrova nella fredda Germania con il compito ufficiale di rimettere in piedi il sistema educativo tedesco e quello segreto di trovare Kurt e sua moglie Elisabeth. Ma Kurt è molto di più di un criminale per lei: i due si erano conosciuti in Inghilterra, quando erano studenti, e si erano follemente innamorati, o almeno questo è quello che lei aveva creduto... Sfruttando un famoso ricettario e il suo alter ego di autrice di libri di cucina, Edith crea un ingegnoso quanto insospettabile codice cifrato per comunicare con il suo contatto a Londra, e se pur con molte difficoltà, comincia a reperire preziose informazioni. Ma più si avvicina al Conte, più la sua stessa vita è in pericolo. Nella Germania occupata nessuno è ciò che dice di essere e fidarsi dell'amore può costarle la vita... Un romanzo tutto al femminile ispirato a fatti veri e poco conosciuti degli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale.



Il ricettario di guerra di Miss Graham si inserisce a pieno titolo tra quei libri che "si carini ma...", che leggi con piacere ma che alla fine della storia non ti fa male abbandonare. Per me è equiparabile ai film del pomeriggio estivo su Canale 5: lo guardo, mi ipnotizzo davanti alla tv spinta anche dalla poca voglia di cambiare canale, ma ai titoli di coda spengo senza troppo pensarci su. 

È da poco finita la seconda guerra mondiale e, dopo averla distrutta, c'è un'Europa da ricostruire e da far ripartire. Edith vuole dare il suo contributo e entra nella Commissione di Controllo inglese come insegnante. Dovrà andare in Germania e verificare che le scuole ripartano, che i bambini ritornino tra i banchi e che gli insegnanti insegnino nel modo corretto. Un lavoro non da poco a cui si unisce quello di ritrovare Kurt e la moglie Elisabeth, lui un medico tedesco che si è macchiato di atroci esperimenti, lei la moglie che potrebbe diventare una pedina importante da controllare. Ma anche tra i cosiddetti vincitori non tutti possono essere considerati giusti e Edith finirà con il fare il dubbio gioco, manovrata da tutti gli schieramenti, gli stessi che si stanno spartendo fetta dopo fetta il paese.

L'ambientazione storica mi incuriosiva molto perchè mi piaceva l'idea di affrontare non gli anni della guerra ma quelli subito successivi. Siamo nel momento in cui i tedeschi sono stati definitivamente sconfitti e la Germania non è altro che un cumulo di macerie. La popolazione è schiacciata, ridotta alla fame e invasa. È molto interessante vedere il ruolo dei vinti e dei vincitori. Si potrebbe, infatti, pensare che gli schieramenti siano ben delineati, con i tedeschi schiacciati e gli Alleati pronti a riportare la democrazia. In realtà sappiamo che la storia sarà ben diversa e che è questo un punto critico, in cui trovarsi da una parte o l'altra farà la differenza per gli anni a venire. Inglesi e Americani faranno qualsiasi cosa per togliere dal controllo russo la ricostruzione e viceversa, ma faranno anche qualunque cosa per non far finire nelle mani di Stalin quegli elementi ancora utili dell'ormai caduto Reich tedesco. 
È in questa situazione che Edith si trova a lavorare, strattonata da una parte e l'altra, ma anche usata all'interno dell'intellighenzia inglese: c'è chi vuole portare i nazisti davanti alla giustizia e condannarli, chi vuole usarli, ripulirne la fedina perchè siano utili al proprio stato. 
Insomma, Edith si ritroverà a fare la spia e a fare sotto copertura una lavoro pericoloso che la riporterà anche a rivivere il proprio passato. 

In generale la storia mi è piaciuta, appassionante, ben costruita (credo che sia ispirata anche a fatti veri). Ho trovato l'inizio molto lento, si fa un po' fatica ad entrare nel cuore del racconto, tuttavia una volta arrivati finalmente in Germania la storia si fa più convincente. Ci sono però un po' troppe coincidenze, incontri su incontri che avvengono nel momento giusto, intuizioni, elementi che sembrano messi lì per far scorrere senza intoppi la storia rendendola, in alcuni momenti, poco credibile. Come poco credibile ho trovato la protagonista, Edith. Non so, è più una sensazione che altro, ma ho cercato di immaginarmi una maestra, che ha passato un periodo in Germania prima della guerra e che poi non ha mai lasciato il nido, prendere, guarda caso proprio alla fine del conflitto, fare la valigia e partire per la Germania, per un ruolo non ben definito che però a quanto pare comprende un autista, alberghi lussuosi e un potere decisivo sulla ricostruzione di un certo livello. Che per carità, va bene tutto, ma sempre maestra resta. Non mi ha convinto il suo personaggio, troppo costruito a tavolino. 
Interessante invece l'idea del ricettario usato per scambiare informazioni, anche se ad un occhio attento tutta questa difficoltà nell'interpretare il codice (o almeno che proprio di ricette non si stesse parlando) non penso ci fosse. 

In conclusione, siamo davanti ad un romanzo un po' così, quelle mezze vie che non ti dispiace aver letto ma che non ti lasciano neanche un segno profondo nel tuo cuore da lettrice.

Alla prossima







Commenti

  1. Buonasera Laura. Sono d'accordo con la recensione. La trama carina, l ambientazione storica che coinvolge vinti e vincitori a pari titolo abbastanza coinvolgente, personaggi ben definiti anche se a tratti poco credibili. Lo avrei finito volentieri perché questo tipo di storia mi appassiona molto ma a un certo punto ho abbandonato perché, a mio parere scritto male. O tradotto male, o editato male. Interi capitoli in trapassato prossimo, invece che al remoto. Di una pesantezza unica. Capitoli che iniziano al presente poi passano al passato e infine tornano al presente, pur trattando la stessa scena o la stessa linea temporale di narrazione. E tante tante incongruenze. Non ha trovato anche lei?

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