martedì 1 settembre 2020

Recensione: La Quattordicesima Lettera - Claire Evans

Buongiorno lettori!!

Ben ritrovati!! Ma ditemi un po', come state? Tutto bene?? Io ho finalmente finito di lavorare, non è stata una stagione lunga, per ovvi motivi, ma è stata piuttosto faticosa, con tante cose da fare, tutte insieme, tanti piccoli nuovi dettagli dovuti al Covid che hanno reso tutto un po' più complicato. Ma ci siamo riusciti e devo dire anche piuttosto bene. Le letture, neanche a dirlo, sono proprio andate a farsi benedire, anche se sono riuscita a portare a termine ben due libri (non ci esaltiamo troppo però...) e oggi vi parlo proprio di uno di questi libri, La quattordicesima lettera di Claire Evans, per la cui copia ringrazio la Neri Pozza (scusandomi per altro per il vergognoso ritardo con cui pubblico la recensione...😅).


LA QUATTORDICESIMA LETTERA 
di Claire Evans
Neri Pozza | I narratori delle tavole | 448 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
18 giugno 2020 | scheda Neri Pozza


È una mite sera di giugno del 1881, la sera della festa di fidanzamento di Phoebe Stanbury. Mano nella mano di Benjamin Raycraft, il fidanzato appartenente a una delle famiglie più in vista della Londra vittoriana, Phoebe accoglie gli invitati con un sorriso raggiante di gioia. È il suo momento, l'istante che suggella la sua appartenenza alla buona società londinese. Un istante destinato a durare poco. Dalla folla accalcata attorno alla coppia si stacca una sinistra figura, un uomo nudo, sporco di fango e col torace coperto da una griglia di tatuaggi, come un fiore gigante. L'uomo solleva il braccio verso Benjamin, facendo balenare la lama stretta nella mano: «Ho promesso che ti avrei salvato» dice, prima di avventarsi sull'ignara Phoebe e tagliarle la gola con un rapido gesto. La mattina seguente, a pochi chilometri di distanza, William Lamb, ventitré anni e l'ambizione di diventare socio dell'avvocato Bridge una volta completato il praticantato, fa visita a un cliente molto particolare, Ambrose Habborlain, sino a quel momento seguito esclusivamente da Bridge. Si ritrova al cospetto di un uomo dai capelli canuti e dallo sguardo smarrito che, in preda alla paura, gli consegna un misterioso messaggio: «Dite a Bridge che il Cercatore sa».Tornato allo studio, William spera di avere da Bridge delucidazioni sull'oscuro comportamento di Habborlain. Ma, contro ogni aspettativa, l'anziano avvocato viene colto anche lui dal terrore. Con affanno apre l'ultimo cassetto della scrivania, estrae un piccolo cofanetto in legno sul cui coperchio sono intagliati sette cerchi all'interno di un ottavo, a formare un grande fiore, e lo affida a William con la raccomandazione di tenerlo al sicuro e non farne parola con nessuno. Tra rocambolesche fughe, una misteriosa setta disposta a tutto pur di realizzare i propri scopi e un terribile segreto che affonda le sue radici in un lontano passato, William vivrà giorni turbolenti in una Londra vittoriana che, come un gigantesco labirinto di misteri, custodisce antiche leggende e oscure macchinazioni, saperi secolari e nuovi pericolosi intrighi.

Pensando a questo libro mi viene in mente subito una parola: ingenuo. La lettura non è stata complicata, a tratti più che piacevole, curiosa addirittura. Ma vi ho trovato dentro tanta ingenuità, nella stesura della trama, nella delineazione dei personaggi, nella risoluzione del mistero. Ma partiamo dalla sinossi. 

Il libro inizia con un omicidio, brutale, efferato, senza un perchè. Durante la festa per il suo fidanzamento Phoebe Stanbury viene uccisa davanti a tutti da un uomo completamente nudo, sporco di fango e con dei tatuaggi che gli segnano il corpo. La afferra per i capelli e prima che chiunque possa muovere un dito le taglia la gola, riuscendo a fuggire. Il giorno dopo tutti leggono della morte della ragazza sui giornali, anche William Lamb, apprendista avvocato, che da lì a poche ore conoscerà un misterioso e folle cliente dello studio per cui lavora e assisterà al suicidio del suo capo, nonché mentore. Cosa unisce queste vicende? Nella Londra del 1881 seguiremo, tramite diversi fili narrativi, l'indagine per venire a capo dell'omicidio di Phoebe e per capire chi è veramente William Lamb.

La trama come potete leggere, anche se abbozzata velocemente, ha un che di curioso, misterioso, a cavallo tra lo storico e il thriller. Il problema è che però, mentre si legge, più volte vengono anticipati dettagli o elementi importanti, arrivando al limite dell'auto-spoiler. Una volta entrati poi nel meccanismo del racconto non si fa neanche così fatica a capire dove l'autrice voglia a andare a parare. Alcuni elementi che vengo introdotti sono interessanti e potevano aiutare a creare un'atmosfera accattivante: la Londra vittoriana, fulcro innovativo del secolo, ma anche luogo sudicio e losco, fatto di fuliggine e aberrazione; l'eugenetica, la selezione della razza. Insomma, elementi da cui trarre un racconto interessante ce ne erano, ma sono stati utilizzati troppo superficialmente, in maniera, appunto ingenua, come se bastasse accennarli e il resto venisse da sè. Eh no, bisogna saper curare le idee e far si che attecchiscano per creare una bella storia, altrimenti, come in questo caso, si rischia di perdersi per strada.  

Il finale, con la soluzione del "caso" e il sugo della storia alla "vissero felici e contenti" lascia poi piuttosto interdetti. Non voglio dire che il finale debba essere per forza triste e tragico, ma quando ho la sensazione che il punto focale cui si voleva arrivare fosse per forza quello di unire i tasselli per sistemare le cose, ci rimango sempre male.

I personaggi sono molti, con una forte componente femminile che da un lato è piaciuta, mentre dall'altro mi ha lasciata piuttosto fredda. Savannah è un personaggio diverso, sicuramente quello che ho preferito nel racconto. È una donna, e già questo nell' '800 fa pensare ad un'immagine precisa, ma in realtà lei soverchia i canoni. Prima di tutto è americana, poi è più simile ad un cowboy che ad una gentil fanciulla. Ha un carattere forte, determinato, è rozza e maleducata, eppure, sotto questa scorza dura nasconde anche un animo gentile, una serie di principi che la rendono diversa da qualunque altro ladruncolo di strada. Se da una parte abbiamo un personaggio così forte e particolare, dall'altra il romanzo è infarcito di donne che lasciano più di qualche perplessità, la cattiva in preda agli ormoni prima di tutto. Adeline io francamente non l'ho capito come personaggio, mi ha dato la sensazione di essere messo là senza un vero perchè, con il solo scopo di fare la provocatrice squilibrata, ma che alla fin fine ci fosse o meno poco importa. E vogliamo parlare di Mildred? Boh! Quando appare in scena ho pensato "oohhh, ecco la donna del libro!", e invece è rimasto un grosso, enorme punto interrogativo.

E passiamo a quello che doveva essere il protagonista del racconto, William Lamb, protagonista che alla fine è stato un po' schiacciato dalla trama e dal gentil sesso. Di William si può solo dire che è un buono, un puro, ma non gli si sta facendo proprio un complimento. È un sempliciotto ingenuo, che se non fosse per Savannah non sarebbe riuscito neanche ad attraversare la strada, figuriamoci a venire a capo di un intrigo multigenerazionale di questo livello. Della serie, protagonista non pervenuto.

In conclusione, La Quattordicesima Lettera attira, per la trama curiosa, per la bella copertina, per quella frase sul retro che rimanda ad Evelyn Hardcastle (Hello Magazine potevate evitare) e ha alcuni aspetti affascinanti, ma si perde in un bicchiere d'acqua, mettendo tanta carne al fuoco ma smarrendosi poi in una trama complicata che l'autrice non ha saputo del tutto gestire. 

Alla prossima





Ringrazio la casa editrice Neri Pozza per avermi inviato copia del romanzo.

6 commenti:

  1. La trama è molto accattivante anche se non ti ha convinto del tutto la segno come eventuale lettura.

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  2. Mi mancano 50 pagine per finirlo, e sono d' accordo con la tua recensione... Ho l' impressione che molte cose resteranno non spiegate. Su Adeline sono d'accordo, è la caricatura di un cattivo, non una vera e propria antagonista.

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