giovedì 5 marzo 2020

Recensione: Il collegio - Tana French

Buongiorno lettori!
Oggi vi parlo di un libro che mi ha stupito ma in negativo, primo per la storia, ma di quello ne parleremo tra poco, secondo perchè mi ha fatto fare una cosa che non facevo da un po': mi sono intestardita. Non mi piaceva eppure volevo esserne certa e continuavo testardamente la lettura. Ah si, titolo e autore: Il collegio di Tana French


IL COLLEGIO
di Tana French 
Einaudi | Stile Libero Big | 651 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €21,00
28 maggio 2019 | scheda Einaudi

Il detective Stephen Moran lavora ai Casi Freddi con un unico obiettivo, entrare a far parte della Omicidi della polizia di Dublino. Quello che gli serve è soltanto un'occasione e quando Holly Mackey si presenta nel suo ufficio, sembra che quel momento sia arrivato. Holly ha nuove informazioni sul caso di un ragazzo trovato ucciso l'anno prima nel collegio più prestigioso d'Irlanda. L'indagine, subito riaperta, viene affidata a Moran e Conway, una collega tutt'altro che facile da gestire. Gli indizi portano alla scuola di Holly, alla vita segreta delle ragazze. Ben presto, Moran si troverà invischiato in una rete di gelosie, violenze e misteri.


Iniziamo questa recensione con una citazione e non di uno qualunque, no no, del Re in tutti i sensi, Stephen King:

Splendido, terrificante, meraviglioso. E con uno stile incandescente

Mica me la sono inventata eh, è lì, stampata sulla copertina di questo libro, con tanto di sangue e spilla da balia (che ci azzecca???). C'è solo un piccolo, piccolissimo, problema: questo libro non è splendido, non è terrificante, non è meraviglioso. Ora, io spero con tutto il cuore che la citazione sia stata messa lì così, ma che King non abbia neanche posato sul comodino questo romanzo, se no veramente ci resto male eh.
Ma partiamo dalla storia. Un anno dopo la morte di Chris Harper il caso del suo omicidio viene riaperto. Holly, una studentessa del St. Kilda, consegna al detective Moran una foto del ragazzo con scritto "Io so chi l'ha ucciso". Moran e la detective Conway, che si era già occupata del caso, tornano nel collegio e cercano di capire chi abbia scritto il messaggio e cosa sia veramente successo a Chris.

Bon, così sembra una racconto intrigante, misterioso. No, non lo è. Per 600 e passa pagine il romanzo è tutto una giro di interrogatori delle stesse otto ragazze, sospettate di avere a che fare col caso. Eh già qua nasce il primo problema per me: chi è chi. Giuro mi sono sembrate tutte uguali. Un gruppo di quattro sono tutte bionde e stronze (perdonatemi, non c'è altro modo per definirle), l'altro gruppo sono tutte strane (che poi non ho capito che cosa abbiano di strano) e basta. Ma se devo dire il nome di una e attribuire un elemento, un carattere... niente. L'unica che ricordavo è Holly perchè è colei che consegna il biglietto.

A fronte di uno stile in realtà molto scorrevole e piacevole (la French sa scrivere porca miseria, ma perchè questa storia?!), ciò che ho trovato più lacunoso è la trama in sé.  Partiamo da un dettaglio semplicissimo. Questi in un anno non hanno trovato manco mezzo indizio sull'assassinio di un ragazzino, ma ora in neanche 24 ore (forse non superiamo neanche le 15) vengono, scovano cellulari, amorazzi, bugiarde, spacciatori di droga, fantasmi e un assassino. La cosa lascia un tantino perplessi eh.
Ma non finisce qui. Il sistema giudiziario irlandese deve essere molto particolare se lascia che delle ragazzine minorenni, all'interno di una scuola, vengano interrogate più e più volte da due poliziotti senza la supervisione di un genitore, di un tutore o almeno di un avvocato. Cioè, essenzialmente potevano dichiarare di aver commesso un genocidio di massa e nessun giudice potrebbe incriminarle per un vizio (vizione) di forma. Il tutto con il bene placido della preside che pur di non avvisare i facoltosi e potenti genitori delle alunne  permette tutto ciò.... lo sentite anche voi questo sciabordio? È il naufragar di qualsiasi logica.
Ma non finisce (ancora) qui. I due poliziotti ad un certo punto entrano nella stanza di quattro delle sospettate e la perquisiscono... così.... da soli... ora, anche chi è a digiuno di Montalbano, Colombo e signora Fletcher capisce che anche qui i due furbi poliziotti potevano trovare sotto ad un letto una scatola con tanto di fiocco rosa e la scritta "Arma del delitto di Chris qui" e non avrebbero potuto usarla contro la colpevole, perchè? Vorrai chiamare  una squadra professionista, fare delle foto, un inventario, o magari, giusto per rendere il tutto un filino più legale, avere un mandato per farlo? No, il caro Moran (maschietto eh) infila le mani tra i vestiti di quattro minorenni così. Che poi sempre i due geni ad un certo punto cercando una scheda Sim spostano le cose a mucchi... GENI! È una Sim, sarà grande quanto un'unghia del mignolo!! Ad un cero punto ero triste per loro, deve essere proprio brutto essere così cretini!

Ma secondo voi finisce qui? NO! Perchè all'improvviso la furbata: il finto paranormale!! Un applauso all'autrice. Ve la faccio breve, ma avverto chi voglia leggere il libro che potrei fare spoiler (mi spiace, scusate, cerco sempre di evitarlo ma questa cosa devo dirla) quindi nel caso saltate questo paragrafo.  Uno dei gruppetti su cui i due poliziotti si trovano ad indagare viene sempre definito strano e sapete quale spiegazione abbiamo di ciò? Semplice che le quattro ragazzine hanno fatto un patto di amicizia (una stretta di mano eh, niente di più) e che poi si siano accorte che solo con la forza della volontà riescono ad accendere e a spegnere le luci. ... oddio che è sto silenzio... lettori?? Ci siete?? Non mi lasciate!! Ah eccovi.  Ho sperato per tutto il resto del libro che ci venisse data una spiegazione razionale (che ne so, che qualcuno si divertisse alle loro spalle) e invece niente, silenzio, si accenna alla cosa altre due volte di sfuggita e poi stop, niente spiegazione, niente razionalità. Io qui ho urlato.

Ora recuperiamo chi non voleva beccarsi lo spoiler (saaaalve) e torniamo a questo romanzo che non faccio mistero a definire ciofeca. Anche perché dentro ci stanno tanti di quegli stereotipi del thrilleruccio ambientato in una scuola da far venire l'orticaria: i gruppetti di ragazzine, le bionde cattive, le strane con una loro popolarità, la ragazzina paurosa, quella tosta, il manzo del collegio maschile che usa le ragazze manco fossero un fazzoletto durante il coronavirus, le suore acide, la detective donna cazzuta e mangia uomini (nel senso della Mantide religiosa ma senza accoppiamento prima). Non sono riuscita a farmi piacere niente se non lo stile dell'autrice che, ribadisco, sa scrivere, ma il tutto affonda con una storia poco credibile, piena di buchi, di perplessità, più un misto tra Pretty Little Liars e il Collegio che andava in onda su Rai2.
Ma torniamo al terrificante con cui ho aperto questa recensione. Non c'è niente che faccia paura, assolutamente niente! Cioè in confronto Alla ricerca di Nemo è un horror eh!

Gli amici non ti legano solo a dove sei, ma anche a chi sei. Quando hai degli amici che ti conoscono davvero, al di là di quello che tu decidi di lasciar vedere, non c'è più spazio per diventare la persona che un giorno realizzerà i tuoi sogni. Sei diventato solido: sei la persona che loro conoscono, per sempre. 
Alla prossima







1 commento:

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