Recensione: Questa non è una canzone d'amore - Alessandro Robecchi

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un libro che non mi è solo piaciuto, molto di più. Infatti voglio già recuperare gli altri tre (in attesa del numero 5 che uscirà a gennaio). Sto parlando di Questa non è una canzone d'amore di Alessandro Robecchi.

Questa non è una canzone d'amore
di Alessandro Robecchi
Sellerio | La memoria | 420 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €15,00
10 aprile 2014 | scheda Sellerio

TRAMA
Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.


Come sempre più spesso mi accade, dietro ad un libro c'è una storia che lo ha portato a me. In questo caso le storie sono due... Consiglio: poltrona comoda, copertina e qualcosa da sorseggiare (decidete voi il grado alcolico) che Laura vostra vi racconta la storia di come ha conosciuto Alessandro Robecchi.
Più o meno un anno fa su Il Libraio appariva tra le uscite di inizio anno Torto Marcio. Leggo la trama... Oh bellino, dai quasi quasi... Azzz, il quarto di una serie! No cavoli, non posso iniziarne un'altra!! Oh come mi sbagliavo... Passano i mesi, le stagione si danno il cambio e arriviamo al 19 novembre. Milano, Salone d'Onore della Triennale, BookCity. C'è l'incontro con Antonio Manzini. La sala è piena, l'ormone femminile alle stelle, Laura (non io, l'altra) ha già fatto fuori un gruppo di attempate lettrici che ha osato fare il nome di colui che non deve essere nominato (e non è Voldemort). Insomma tutto nella norma. Arriva Manzini accompagnato dal giornalista che lo presenterà. Alessandro Robecchi. Ok, la mia memoria fa cilecca da una vita, ma il nome mi dice qualcosa. Inizia la presentazione e tra una domanda e una battuta esce fuori che Alessandro Robecchi è l'autore di Torto Marcio. Mi si drizzano le antenne, io e Laura ci guardiamo in faccia con gli occhi da "Certo che vogliamo iniziare una nuova serie, dubbi al riguardo?" e afferrati gli iPhone siamo già alla ricerca di tutti i titoli. Perfetto! E con una seconda occhiata il piano d'attacco è già programmato: Laura, dopo un ultimo colpo inferto ai cadaveri delle povere signore di cui sopra, si posizionerà in coda per il firma copie di Manzini con tutte le nostre copie, mentre io mi fionderò al bookshop per recuperare almeno due copie del primo libro di Robecchi. La presentazione finisce e scatta l'operazione Ciambella. Evito la massa di donne pronte ad attaccarsi a Manzini come una cozza allo scoglio, scendo la scalinata della morte (cazzo, 'sti gradini potreste farli tutti uguali) e vado al bookshop, dove una sorridente signorina mi informa che hanno solo i libri di Manzini. Le muore il sorriso sulle labbra davanti al mio sguardo da "Carogna! Tu tifi per il cacciatore davanti al cucciolo di foca innocente!". Niente, torno indietro, recupero Laura, faccio figura di m... davanti a Manzini per colpa della suddetta Laura e cogliamo l'occasione per un salutino veloce anche a Robecchi che si era fermato un attimo, con la promessa di recuperare i suoi libri. Ogni promessa è debito, ed eccomi qua post lettura del primo libro dedicato a Carlo Monterossi. Un giallo, ma non di quelli che a pagina tre sai già che è stato il maggiordomo, in soggiorno, con il candelabro. No. Robecchi inizia il libro non facendoci capire nulla, presentandoci diverse situazioni, facendoci intuire che un legame tra loro c'è, ma anche che questo legame dovremo sudarcelo. Partiamo con un incidente stradale, continuiamo con un omicidio e poi con un mancato omicidio. Di quest'ultimo è protagonista proprio Carlo Monterossi, ideatore e autore di uno dei programmi tv del momento, Crazy Love, programma farcito di storie strappalacrime, sistemate e risistemate per avere il favore popolare. Talmente "pettinate" queste storie da creare disgusto nel suo stesso creatore che, infatti, non vuole più partecipare alla nuova edizione. Ma proprio mentre il programma è in onda qualcuno cerca di piantare una pallottola nella testa di Carlo, centrando invece un poster di Bob Dylan. E da qui si aprirà un caso, anzi due o forse tre, che intreccerà le indagini con i lavori, non troppo puliti, di una coppia di zingari e di due killer professionisti. Cosa accomuna tutti questi personaggi? Una storia tanto passata da essere molto recente.

Bello bello bello! Io mi sono divertita un sacco a leggere questo libro. Certo mi è piaciuta la storia, Carlo, ho adorato Nadia, ma a farla da padrone è lo stile di Robecchi, ironico, irriverente, a volte un po' cinico. Uno stile che è nelle mie corde, che mi piace, che fa tanto me (si può dire? Va beh, diciamolo). Se a questo aggiungiamo che al giallo si mischia un po' di storia vera, ecco fatto e impacchettato un libro che ho sentito tanto mio e che mi pento amaramente di aver scoperto con tanto ritardo.
Robecchi mi ha convinto come oratore e mi convince ancor più come scrittore. Peccato non aver avuto il libro pronto quel giorno per farmelo firmare. Ma chissà, magari col fatto che sta per uscire il nuovo libro (11 gennaio gente, un mese appena!) potrò incontrarlo di nuovo e metterlo al lavoro su dediche e firme delle mie copie.

Alla prossima




Commenti

  1. Non sapevo nemmeno di questo autore... Mai sentito nominare ma lo cercherò

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  2. Io ho letto e adorato tutta la serie. A me piace moltissimo anche come Robecchi descrive la città, l'hinterland, i paesaggi di città e di campagna, i luoghi in cui i suoi personaggi si muovono. E poi ho un'adorazione particolare per Katrina: come si fa a non amarla alla follia?

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    1. Uh Katrina, vero!!! Meraviglia!! Eh niente, sono in fase recupero di tutti i libri!

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  3. Lallìììììììììì che posso scappottare pure davanti a lui?

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    1. Eh certo! E che è Robecchi l'ultimo della compagnia che non scappotti davanti a lui? Sia mai!

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  4. Anche a me Robecchi piace! Sono partita da Torto marcio, ma ho intenzione di recuperarli tutti.
    Lea

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  5. Sto cercando non rotolarmi dal ridere immaginando la povera commessa, ma non ci riesco. Povera.

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